La notte nella tendopoli (Reuters)




 

DOPO QUELLA CATASTROFICA DEL 6 APRILE LA TERRA HA TREMATO ANCORA
Nuova scossa nell'Aquilano. La magnitudo è stata del 4,5
Epicentro localizzato a 4 chilometri da Pizzoli, Barete e a 10 km dal capoluogo. Il sisma avvertito anche a Roma

L'AQUILA - Non c'è pace per gli abruzzesi. Dopo il terremoto del 6 aprile una nuova forte scossa di terremoto è stata registrata all'Aquila, Teramo e Pescara alle 22,58. La magnitudo stimata è del 4,5 ed è stata registrata dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia con epicentro localizzato a 4 chilometri da Pizzoli, Barete e a circa 10 chilometri da L’Aquila. Secondo i dati rilevati la scossa si è prodotta alla profondità di circa 14 chilometri dalla superficie terrestre. Non si segnalano nuovi crolli nel centro storico dell'Aquila.
LA PAURA - Centinaia le telefonate alle sale operative dei carabinieri, dei pompieri e della stradale, perché molti automobilisti, impauriti, hanno sentito il nuovo evento tellurico di magnitudo ben superiore a 3.5, quella ormai divenuta consueta nell’ultimo mese. Numerose le squadre dei pompieri e delle forze dell’ordine che stanno effettuato controlli e verifiche sia in provincia dell’Aquila che di Teramo. Molte persone sono scese in strada dalle case e uscite dalle tendopoli dell’Aquila.

REPLICHE - Nella notte sono state altre sette le scosse registrate dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. La prima di magnitudo 3.1 alle 0.48; alle 2.42 la magnitudo era di 3.8; di 2.4 alle 3.24; alle 3.41 la magnitudo 2.4; alle 3.37 di 2.0; alle 5.35 di 2.4 e alle 8.17 di 2.6.
ROMA - A quanto riferiscono dal comando provinciale dei vigili del fuoco di via Genova la scossa di lunedì sera è stata avvertita su tutto il territorio della capitale. Numerose le chiamate al 115, ma al momento non si registrano danni a cose o persone. Si tratta della scossa più forte dal 13 aprile scorso, quando una replica del sisma del 6 aprile raggiunse magnitudo 4.9. Tutto questo a due settimane circa dal G8, che si terrà a L'Aquila dall'8 al 10 luglio.
BOSCHI - «Una scossa forte, di gran lunga più forte di quelle degli ultimi mesi, ma la cui intensità resta comunque inferiore di circa 50 volte a quella che il 6 aprile scorso devastò l’Abruzzo». Così il presidente dell’Ingv, Enzo Boschi, definisce intervistato da Apcom l'evento sismico che si è verificato nell'aquilano. «La scossa rientra nell'evoluzione possibile di questo sciame sismico. Dalla grande scossa sono passati più di due mesi, ma dal punto di vista sismologico è un periodo molto breve - ha detto Boschi -. Sarà interessante verificare come gli edifici dichiarati agibili dalla Protezione civile hanno resistito a questa scossa che, su di loro, non dovrebbe avere avuto alcun effetto». «È importante ora l’elemento psicologico - prosegue il presidente dell'Ingv - per la popolazione locale, bisogna mantenere la calma. È chiaro che questo sciame sismico è destinato a durare ancora nel tempo».

23 giugno 2009, Il Corrier della Sera

 

 
Nonostante le difficoltà e le ferite del sisma, i parchi naturali e molte strutture turistiche sono perfettamente in grado di accogliere gli ospiti. Per ricominciare
a cura della Redazione di mondointasca.org 

 


Parco nazionale del Gran Sasso

Federparchi, la federazione italiana dei parchi e delle riserve naturali, lancia un appello a trascorrere le vacanze in Abruzzo e a organizzare gite, escursioni e manifestazioni nei suoi parchi. Dopo il lutto del terremoto, ricorda l'associazione, le grandi e piccole località turistiche abruzzesi corrono il rischio del tracollo economico a causa delle disdette di migliaia di turisti che avevano programmato una visita. Sul sito Internet www.parks.it e sui siti ufficiali dei parchi abruzzesi, nella sezione “Ospitalità”, è disponibile un elenco delle strutture ricettive (alberghi, bed & breakfast, agriturismi, campeggi) agibili e funzionanti, contrassegnate da una icona verde.
I parchi, agibili e sicuri
 


Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise

I timori suscitati dal terremoto rischiano infatti di fare terra bruciata anche in zone che dal sisma sono state poco o per nulla interessate, e che sono agibili e sicure. I parchi in primis. È il caso, per esempio, dei rifugi del Gran Sasso, nell'omonimo parco nazionale, ma anche dei molti esercizi del parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, di quello della Majella, del parco regionale del Sirente Velino e delle tante riserve naturali presenti entro i confini abruzzesi.(15/5/09)

L’AQUILA RICONQUISTATA DAI SUOI CITTADINI  5 giugno 2009

L’orgoglioso ritorno degli Aquilani nella loro città,

violata la zona rossa con una manifestazione

di Goffredo Palmerini


L’AQUILA – C’era orgoglio, coraggio e dignità civica sui volti degli Aquilani giunti dalle tendopoli, dai borghi e dagli alberghi della costa abruzzese dove hanno precario alloggio per manifestare nella loro città la ferma intenzione di voler rientrare subito nelle loro case, di far rivivere l’incomparabile centro storico dell’Aquila, di tornare presto alle abitudini quotidiane nel cuore stesso della città. Una manifestazione composta, densa di pathos. Più di mille persone hanno sfidato il divieto d’accesso nella “zona rossa”, raccogliendosi attorno ai gonfaloni del Comune capoluogo, della Provincia e degli altri 48 Comuni del cratere del sisma. L’appuntamento nel parco delle Rimembranze, antistante l’Emiciclo, dove ha sede la più alta istituzione regionale, il Consiglio Regionale d’Abruzzo. Il 3 giugno, a quasi due mesi dal tragico terremoto che ha duramente colpito L’Aquila ed una parte dei borghi che quasi otto secoli fa contribuirono alla sua fondazione, gli Aquilani hanno riconquistato la loro agorà guardati con vigile e discreta e comprensione dalle forze dell’ordine che, inflessibili, dal 7 aprile presidiano tutti gli accessi della città antica raccolta dentro la cinta muraria. C’erano moltissimi Sindaci, con la fascia tricolore, sul piedistallo di fortuna allestito presso l’altare della Patria aquilano. Erano stretti l’un l’altro, non solo per l’angustia del palco, quanto per la condivisione della pesante responsabilità di governo che li grava nei confronti delle popolazioni che rappresentano, in un momento drammatico della storia delle loro comunità. Ma anche erano fieramente consapevoli d’interpretare delle loro comunità l’aspirazione, la voglia, le ansie e la volontà, fuse nella determinazione forte di far rinascere la città e i borghi, nelle forme architettoniche splendide e con le preziosità artistiche esistenti prima del sisma. Per tutto questo occorrono norme chiare, risorse finanziare certe, poteri e competenze ben definiti che coinvolgano le istituzioni locali nel difficile processo di ricostruzione. Mentre un po’ meno si ha necessità di promesse, di pacche sulle spalle, di rassicurazioni sulla parola, piuttosto che certezze per tabulas, ben scritte su una legge.

Ecco la ragione della manifestazione, dove tutti si sono sentiti pari, legati da un tacito patto di solidarietà, dove le istituzioni locali, provinciali e regionali, pur se variamente rappresentate sul piano politico, attraverso i loro rappresentanti hanno solennemente dichiarato d’aver ciascuna deposto, all’indomani del tragico 6 aprile, le rispettive casacche d’appartenenza per dedicarsi in piena concordia all’unico obiettivo, quello di far risorgere la città e i suoi borghi. Dunque una grande prova d’unità, non scalfita da qualche defezione, nell’esigere dal Governo e dal Parlamento - tra qualche giorno impegnato nella conversione in legge del decreto, in discussione alla Camera - un trattamento adeguato all’entità della catastrofe, , per assicurare alle popolazioni terremotate una completa ricostruzione, così come annunciato. Né di più di altri, ma neanche un centesimo di meno, ha affermato il Sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, intervenuto dopo la Presidente della Provincia, Stefania Pezzopane che ha rigorosamente fatto il punto della situazione. Ha infatti richiamato i positivi risultati finora raggiunti, ma anche quelli che ancora si attendono dal Parlamento, con decisioni e stanziamenti certi da calare nella legge di conversione per poter riparare le case danneggiate, ricostruire per intero i centri storici, recuperare l’immenso patrimonio artistico e monumentale, riattivare presto le attività di formazione - scuole, accademie, università e conservatorio - essenziali per una città degli studi come L’Aquila, per ripristinare le infrastrutture a servizio del Capoluogo della regione.

Infine, per l’economia d’un territorio così duramente colpito, s’attende dal Governo e dall’Unione europea la dichiarazione per L’Aquila di “zona franca”, con le conseguenti misure di sgravio fiscale, le sole capaci di far ripartire il sistema industriale, commerciale e terziario della città e far affluire nuove iniziative produttive. Lo ha detto con chiarezza Giorgio De Matteis, vice Presidente del Consiglio Regionale d’Abruzzo nel suo intervento, argomento poi ripreso da Americo Di Benedetto, Sindaco di Acciano, piccolo borgo della Valle Subequana, che ha parlato a nome dei Sindaci dei piccoli centri del cratere. Diversi parlamentari presenti, molti i consiglieri regionali, amministratori provinciali e comunali, senza distinzione d’appartenenza. Il deputato aquilano Giovanni Lolli, auspicando compattezza dei parlamentari abruzzesi, ha osservato come non occorrano parole per descrivere la gravità della situazione. E’ sufficiente che la Commissione Ambiente della Camera, di cui è componente, faccia un sopraluogo all’Aquila. Ha quindi confermato il suo impegno, anche con la presentazione d’un emendamento con misure a favore dei Vigili del Fuoco, eroici nell’opera di soccorso, ma traditi da promesse del Governo poi non mantenute. Ci si augura che lo sforzo delle istituzioni, sostenuto anche da decine di comitati di cittadini, in sede di discussione alla Camera possa portare le necessarie modifiche al decreto del Governo per garantire al meglio la ricostruzione.

Già, perché non tutti sembra siano consapevoli dell’enorme gravità di quanto accaduto all’Aquila due mesi fa. Lo sottolineava con rara efficacia Errico Centofanti, uno degli uomini di punta della cultura aquilana, in una nota scritta ad un mese esatto dal sisma, pubblicata su diverse testate in Italia ed all’estero. Questo l’incipit: “Lunedì 6 Aprile 2009 alle 3.32, un terremoto di inaudita violenza ha devastato la città dell’Aquila e decine di borghi della fascia pedemontana meridionale del Gran Sasso d’Italia, ha ucciso 300 persone, ne ha ferito 1.500 e per oltre 65.000 ha reso necessario il ricorso a alloggi di fortuna. Il Terremoto dell’Aquila, che fin dal 13 Dicembre è stato preceduto da centinaia di scosse minori, ha causato la più vasta e radicale distruzione di un’importante città antica dopo quella del Terremoto di Lisbona risalente al 1755. Sono questi i termini in cui la notizia avrebbe dovuto fare correttamente il giro del mondo, affinché la tragedia verificatasi potesse trovare un’appropriata rappresentazione nonché il presupposto per un suo adeguato risarcimento materiale. (…) La prima catastrofe, sotto l’apparenza di una stupida sottigliezza, scaturisce da un dirompente sovvertimento della realtà. “Terremoto dell’Abruzzo” si è messo a credere, invece di “Terremoto dell’Aquila”: un flusso di disinformazione miope e irresponsabile che, mirando ai vantaggi ricavabili da una futura gestione clientelare a pioggia dei fondi per la ricostruzione, ha minimizzato la portata degli atroci danni subiti dall’Aquila e ha duramente danneggiato le migliaia di imprenditori e lavoratori di quell’industria turistica che costituisce la spina dorsale dell’intera economia abruzzese (…)”.

Tante altre argomentazioni aggiungeva Centofanti, con un ragionamento che non fa una piega. Perché a molti davvero è sfuggita la dimensione del dramma che ha sconvolto L’Aquila, come non accadeva da secoli ad una città importante, capoluogo di regione, paralizzandone le molteplici funzioni istituzionali e civili. E ancora non accadeva ad una grande città d’arte, straordinaria per la singolarità della sua fondazione, della sua storia plurisecolare e della sua struttura urbana, dove è andato distrutto o seriamente danneggiato un centro storico di quasi quattro chilometri quadrati, ricco d’architetture uniche - chiese, palazzi, fontane, torri, porte urbiche, opere di fortificazione e castelli - ciascuna scrigno d’innumerevoli opere d’arte, tanto raffinate quanto sovente poco conosciute. Insomma, un gioiello urbano, incanto ed ammirazione d’ogni visitatore che della città, inaspettata nel suo diffuso splendore, faceva scoperta innamorandosene per sempre, come per un colpo di fulmine. Una città che per oltre tre secoli dalla sua nascita, nel 1254, recitò un ruolo rilevante in Italia, grazie alla sapienza dei suoi amministratori, alle personalità spirituali (papa Celestino V, San Bernardino da Siena, San Giovanni da Capestrano), per le libertà ed il prestigio che seppe ritagliarsi come città di confine, con gli Angioini prima e poi con gli Aragonesi. Crocevia di fatti politici di portata universale tra papato e impero, di conflitti e guerre tra regni e dinastie, ricca di commerci europei attraverso comunità straniere stabilmente insediate in città (tedeschi, francesi, spagnoli, albanesi, ma anche lombardi, veneziani, fiorentini ed altri), seconda città del regno dopo Napoli, godeva di privilegi fiscali, moneta propria ed autonomia nel governo civico secondo i suoi statuti. Questa, in pillole, L’Aquila attraverso otto secoli.

Ogni pietra, fino a quel 6 aprile, raccontava un pezzo di storia, recitava la sua origine e la sua foggia lavorata, dal Duecento al Novecento, declinandosi negli stili modellati da provetti maestri artigiani, dal Medioevo al Rinascimento, dal Barocco al Neoclassico e al Liberty. Migliaia le preziosità architettoniche censite come beni monumentali, costituenti l’enorme patrimonio d’arte. Oltre 1900 i vincoli apposti del Ministero per i Beni Culturali su chiese, case e palazzi dove ciascun cespite immobiliare riservava formidabili sorprese d’arte: facciate, absidi, altari, mausolei, portali, chiostri, bifore, cortili, pozzi, colonnati, logge, camini, stemmi lapidei di casati. E poi affreschi, paramenti lignei, dipinti, intarsi, arredi, ornamenti murari e cassettoni, ciascuno un pezzo unico o raro d’arte. Centinaia di palazzi nell’ordito urbano citano nomi di famiglie illustri che hanno fatto nei secoli la storia della città, nei commerci dei tessuti aquilani e dello zafferano, nelle professioni, nelle attività armentarie e nella produzione laniera, nella cultura e nelle scienze, negli incarichi civili e nella vita religiosa. L’Aquila è (era) una città prodiga di particolari, dove mai si finisce di scoprirne. Dove il turista curioso che s’avventurava nelle sue arterie ortogonali, ma anche nelle stradine, nelle coste e nei vicoli più reconditi dei quartieri, aveva miniere di dettagli su cui soffermarsi, persino sulla toponomastica singolare (sdrucciolo dei Poeti, via della Cutrettola, sdrucciolo dei Ciuchi, via dei Drappieri, via delle Tre Spighe, via degli Scardassieri). Il centro storico vivo in ogni palmo che, negli ultimi tre giorni della settimana, esplodeva intensamente e tirava a lungo le sue notti grazie ad una moltitudine festosa di giovani, decine di migliaia, che ne animavano ogni angolo, ambiente e locale. Era amata, L’Aquila, dai giovani. A cominciare dai trentamila studenti della sua Università, delle sue Accademie, del Conservatorio di musica, delle sue scuole d’alta formazione e dei centri di ricerca scientifica, come i Laboratori Nazionali del Gran Sasso. Ma anche dai giovani in armi, gli alpini del 9° Reggimento “L’Aquila”, gli specialisti della Brigata “Acqui”, gli allievi della Scuola Soprintendenti e Ispettori della Guardia di Finanza.

Ebbene, per la ricostruzione d’un centro storico come quello dell’Aquila occorrono risorse ingenti ed adeguate, non giaculatorie di maniera. Ben oltre i dieci miliardi di euro, che garantiscano la copertura finanziaria alla ricostruzione. Stanziamenti certi, non il ricorso aleatorio alle entrate del “Gratta e vinci”, come taluno ha supposto. Hanno ragioni da vendere i Sindaci, la Presidente della Provincia dell’Aquila, il Presidente della Regione, Gianni Chiodi. Anche il popolo italiano sarebbe ben disponibile nell’accettare il ricorso ad una tassa di scopo per finanziare la ricostruzione dell’Aquila, specie se gli si assicura la restituzione del versato tra qualche anno. Questa è la sfida che l’Italia non può perdere. E’ una sfida che l’intero sistema Paese deve vincere di fronte all’Europa ed al mondo. Tra qualche settimana L’Aquila sarà ancora al centro dell’interesse mondiale, nei tre giorni in cui vi si terranno i lavori del G8. I capi dei Paesi più sviluppati del mondo potranno vedere direttamente lo stato della città e magari impegnarsi ciascuno per ricostruire e restaurare uno dei tanti monumenti insigni dell’Aquila, dalla basilica di Collemaggio a San Bernardino, dal Forte Spagnolo a Santa Maria Paganica, da Sant’Agostino a Santa Maria del Suffragio, dai monumenti nel contado alla ricostruzione dei borghi distrutti, come farà la Germania con Onna. L’Aquila, nella sua precedente straordinaria bellezza e nella sua attuale sciagura è sotto gli occhi del mondo. Venia per l’infausto riferimento, per paradosso c’è voluto un terremoto devastante per far conoscere al mondo una città così straordinaria. Non c’è, sebbene attraverso immagini dolorose e disastrose, chi delle bellezze artistiche dell’Aquila non abbia scoperto l’impareggiabile unicità, per quanto brutalmente ferite dal sisma. Giornali e televisioni di tutto il mondo, per giorni e giorni, queste immagini hanno rilanciato in ogni angolo del pianeta, determinando un moto di solidarietà al pari d’una consapevolezza del valore inestimabile dell’Aquila e dei suoi borghi come beni dell’intera umanità. Anche per questo debbono poter tornare nella disponibilità mondiale, al più presto, nello splendore il più rispettoso della loro storia. E insieme ad essi deve rinascere l’intero centro storico, costituendo un irripetibile unicum urbano.

E’ augurabile che presto il cuore dell’Aquila, messo doverosamente in sicurezza e sgombrato delle sue rovine, veda sorgere tanti cantieri della ricostruzione, anzi del suo “rinascimento”. E che la città, pur ancora ferita, possa comunque esercitare una compatibile accoglienza, con le botteghe che potranno riaprire e con alcune attività che vi si potranno svolgere. Appena possibile. Un’accoglienza anche verso chi voglia visitarla, come si fa visita ad un amico ferito in un incidente, al quale si vuole bene. Venite a visitare l’Abruzzo, venite a visitare la sua città capoluogo. L’Aquila è bella, pur se sofferente, anche se gli oltraggi disastrosi del sisma dovranno ancora essere risarciti per restituirla alla primitiva meraviglia. Eppure l’affetto e l’attenzione che gli amanti delle città d’arte vorranno dedicarle nei prossimi mesi e nei prossimi anni, in corso di cura delle sue ferite, saranno un segno d’amicizia forte e d’apprezzamento del suo incomparabile valore architettonico. Un tributo d’amore alla sua storia straordinaria, un omaggio alla dignità ed alla compostezza dei suoi cittadini, un impegno a condividerne l’avvenire, seguendone la rinascita e riservandosi la gioia di poterla rivivere tutta, in ogni angolo, appena completamente guarita. Per essere, poi, testimoni nel mondo della sua straordinarietà.

gopalmer@hotmail.com
 

Italie
La colère monte à L'Aquila deux mois après le séisme
jeudi 04 juin 2009
 

Deux mois après le séisme qui a frappé la région de L'Aquila dans les Abruzzes (centre de l'Italie), la colère et la frustration sont perceptibles chez les quelque 58 000 réfugiés obligés de vivre sous la tente dans des conditions difficiles depuis le 6 avril.
Presque toute la ville reste classée "zone rouge dangereuse" et les pompiers s'affairent toujours à consolider les principaux édifices. Les premiers travaux de déblaiement n'ont pas commencé, et encore moins ceux de reconstruction.

La colère monte
Samedi dernier, 600 personnes déplacées ont pour la première fois manifesté contre la lenteur de la reconstruction aux cris de "Reprenons le contrôle de notre ville".
Le gouvernement de Silvio Berlusconi a promis de reloger toute la population des camps de toile avant l'hiver 2009 en réparant les logements qui peuvent l'être ou en en construisant de nouveaux.
"Il y a beaucoup d'amertume dans la population" déclare un responsable de la logistique des pompiers pour le centre ville de L'Aquila.
Selon lui, il est peu probable qu'une majorité des habitants puissent regagner leurs appartements avant le printemps 2010 soit un an après le séisme qui a coûté la vie à près de 300 personnes.
"Presque toute la ville est inaccessible car dangereuse. Beaucoup de maisons sont restées debout mais les rues qui y conduisent sont périlleuses", a-t-il expliqué.

Que des paroles
"Jusqu'à présent nous avons entendu surtout de belles paroles", commente Giusti Contino. Le mécontentement s'étend dans les camps de toile invivables comme dans les hôtels réquisitionnés mais surpeuplés de la côte Adriatique.
Les autorités ont décidé la semaine dernière que les manifestations seraient interdites et ont recommandé discrètement qu'on veille à ne plus trop servir aux réfugiés de café, d'alcool, ou même de coca-cola car il s'agit de "produits potentiellement stimulants", écrit le journal Le Centre.

Ville fantôme
L'Aquila reste une ville fantôme avec ses rues bloquées par des murs écroulés, ses immeubles affaissés et ses églises aux clochers chancelants et aux trous béants au chevet duquel s'affairent les pompiers.
Seuls des pompiers et des ouvriers de quelques entreprises publiques ou privées spécialisées dans la consolidation des bâtiments sont autorisés à pénétrer dans la ville où de temps à autre des secousses sont perceptibles.

Le G8 à L'Aquila
Trois semaines après le désastre, Silvio Berlusconi a créé la surprise en annonçant que le sommet des chefs d'Etat du G8 des huit pays les plus développés se tiendraient du 8 au 10 juillet dans une école militaire des faubourgs de L'Aquila et non dans l'île paradisiaque de La Maddalena en Sardaigne.
"Ce sera un signe de solidarité" avec les victimes du tremblement de terre et permettra d'épargner 220 millions d'euros qui pourront être mieux employés à L'Aquila que dans l'hébergement des milliers de participants du G8 dans des navires de croisière de luxe, avait-il indiqué.
Pour le responsable de la logistique des pompiers cependant, cette décision "représente incontestablement une charge supplémentaire" pour les milliers de pompiers et de volontaires de la Croix-Rouge qui avaient fait de l'école le principal centre de secours de la région.

28 aprile 2009
Papa Benedetto XVI nella Scuola della Guardia di Finanza di Coppito (L'Aquila) mentre bacia una bambina.
   (Credits: Ansa)

28 aprile 2009 - Papa Benedetto XVI in visita a Coppito (L'Aquila).
(Credits: Ansa)
  28 aprile 2009 - Papa Benedetto XVI in visita a L'Aquila mentre fa tappa tra le macerie della casa dello studente dove ha incontrato alcuni universitari.
(Credits: Ansa)

 

COMMUNIQUE

Le Comité des Italiens à l’Etranger de la Circonscription Consulaire de Paris a décidé de réaliser une initiative intitulée « TERREMOTO ABRUZZO ».

Cette initiative a pour objet de recueillir des fonds destinés à un projet précis (aide aux victimes ou à la reconstruction des zones sinistrées) afin d’éviter toutes dispersions au travers de différents canaux.

Un numéro de compte spécial « Victimes Séisme Abruzzes» a été ouvert par le COM.IT.ES auprès de la banque « MONTE PASCHI BANQUE » pour tous ceux qui désirent participer à cet élan de solidarité.

Les versements pourront être effectués par chèque, établis à l’ordre de  "Victimes Séisme Abruzzes", ou par virement bancaire :

Code Banque Code Guichet Numéro de compte  clé
30478 00001 01021165002  73
 
BAN FR76 3047 0000 0101 0211 65002 73
BIC MONTFR PP XXX

MONTE PASCHI BANQUE
Agence de Paris Opéra
7, Rue Meyerbeer
75009 Paris
Tél: 01 40 07 88 00

Le Consulat Général d’Italie à Paris, informé de cette initiative, précise que les fonds recueillis pourront être
ultérieurement transférés en Italie sur le compte de la Région Abruzzo ouvert spécifiquement à cet effet auprès de la banque « Banca Unicredit » ou bien sur les deux comptes ouverts par la « Protezione Civile » auprès de la banque « Unicredit Banca di Roma » et de la banque « Banca Intesa San Paolo ». Les références de ces comptes bancaires sont mentionnées sur les sites :

www.consparigi.esteri.it et www.protezionecivile.it

Par ailleurs, la Protection Civile italienne a mis à disposition un numéro de téléphone pour les personnes qui auraient besoin d’informations sur les victimes et les blessés du tremblement de terre :

0039 06 6820 3229
 

COMUNICATO STAMPA
Il cordoglio del presidente Andrea Olivero

TERREMOTO: ACLI, “UN AIUTO PER L’AQUILA”, ATTIVATI DUE CONTI CORRENTI PER RACCOGLIERE FONDI

Roma, 7 aprile 2009 - Per raccogliere fondi da destinare alle popolazioni vittime del terremoto in Abruzzo, le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani hanno attivato due conti correnti presso Poste Italiane e Banca Etica. Per gli iscritti delle sedi provinciali sparse in tutta Italia e per tutti i cittadini che intendono offrire un contributo economico.

I fondi raccolti saranno destinati alla realizzazione di progetti mirati da attuare nella fase di ricostruzione, in accordo con le Acli territoriali, che in Abruzzo contano 110 circoli per oltre 12mila soci, di cui circa la metà residenti nella provincia de L’Aquila.

Il presidente nazionale delle Acli Andrea Olivero esprime il cordoglio dell’associazione per le vittime, la vicinanza ai feriti, ai familiari, a tutte le persone coinvolte: «Gli abitanti de L’Aquila e dell’Abruzzo potranno contare sul sostegno, l’affetto e la solidarietà degli italiani, che nei momenti di difficoltà come questi sanno riconoscersi come un popolo unito e dare prova di grande generosità».

I contributi di solidarietà possono essere versati sul conto corrente bancario di Banca Etica (Iban - IT 06 M 05018 03200 000000129000) intestato a “Acli – Un aiuto per L’Aquila”; oppure su conto corrente postale intestato alle “Acli” (Iban - IT68 D07601 03200 000030577001), indicando nella causale “Acli – Un aiuto per L’Aquila”)
 

COMMUNIQUÉ
Le COM.IT.ES. – Comité des Italiens à l’Etranger – de Chambéry et son Président Graziano DEL TREPPO, coordinateur des COM.IT.ES de France, manifestent en ce triste moment leur affection et leur solidarité avec tous ceux qui vivent dans la terre millénaire des Abruzzes et avec tous ceux qui l’ont quittée pour émigrer et trouver ailleurs de meilleures conditions de vie et de travail.
Le séisme qui a frappé le cœur des Abruzzes nous appelle tous à la solidarité les habitants de L’Aquila et de sa Région.
Les ressortissants des Abruzzes à l’étranger sont des millions, en Europe et en Amérique, qui vivent des heures d’angoisse pour leurs familles. De nombreux Italiens originaires de cette Région vivent aussi en France.
Leur douleur est notre douleur.
Malheureusement pour ceux qui ont perdu des membres de leur famille nous pourrons seulement exprimer notre participation à leur douleur.
Le COM.IT.ES appelle tous les Italiens de France ainsi que tous les amis Français et leurs Associations à un grand élan de solidarité.

Un numéro de compte spécial « Solidarité Abruzzes » a été ouvert par le COM.IT.ES auprès de la Société Générale :
• Code IBAN FR76 3000 3005 7000 0372 7307 191
• Code BIC SOGEFRPP


Le COM.IT.ES sollicite et encourage les dons (par chèque à l’ordre du COM.IT.ES, mais de préférence par virement, avec la mention « Solidarité Abruzzes ») et versera le fruit de la collecte sur le compte ouvert et géré en Italie par les trois Confédérations Syndicales CGIL, CISL et UIL, qui ont demandé à tous les salariés de donner une heure de leur travail en faveur des victimes du séisme.
Des comptes spéciaux ont été ouverts aussi par les COM.IT.ES de Paris et de Lyon.

Par ailleurs la Protection Civile italienne a mis à disposition un numéro de téléphone pour les Italiens de l’étranger qui auraient besoin urgent d’informations sur les victimes et sur les blessés du tremblement de terre : 0039 06 6820 3229
 

COMUNICATO
Il COM.IT.ES. – Comitato degli Italiani all’Estero – di Chambéry e il suo Presidente Graziano DEL TREPPO, coordinatore dei COMITES di Francia manifestano in questo triste momento il loro affetto e la loro solidariétà con tutti coloro che vivono nella terra millenaria dell’Abruzzo e con tutti coloro che l’hanno lasciata per emigrare e trovare altrove migliori condizioni di vita e di lavoro.
Il terremoto che ha colpito il cuore dell’Abruzzo ci chiama tutti ad una grande solidariétà con gli abitanti dell’Aquila e della sua Regione.
GLi Abruzzesi all’estero sono milioni, in Europa e in America. Vivono ore di angoscia per le loro famiglie. Molti di loro vivono Francia.
Il loro dolore è il nostro dolore.
Purtroppo per chi ha perso uno o più familiari possiamo solo esprimere la nostra partecipazione e il nostro cordoglio.
Il COM.IT.ES lancia un appello a tutti gli Italiani di Francia come pure a tutti gli amici Francesi e alle loro Associazioni per un grande slancio di solidarietà.

Un numero di conto speciale « Solidarité Abruzzes » è stato aperto dal COMITES presso la Société Générale :
• Codice IBAN FR76 3000 3005 7000 0372 7307 191
• Codice BIC SOGEFRPP

Il COM.IT.ES incoraggia i doni (tramite chèque all’ordine del COM.IT.ES, ma preferibilmente tramite bonifico bancario con la motivazione « Solidarité Abruzzes ») e verserà il frutto di questa solidarietà sul conto aperto e gestito in Italia dai tre grandi Sindacati CGIL, CISL et UIL, cha hanno chiesto a tutti i lavoratori di dare un’ora del loro lavoro in favore delle vittime del sisma.
Conti speciali sono stati aperti anche dai COMITES di Parigi e di Lione.

D’altra parte la Protezione civile italiana ha messo a disposizione degli Italiani all’Estero un numero di telefono per chi ha urgenza di chiedere informazioni sulle vittime e sui feriti del terremoto :
0039 06 6820 3229
 

L’Aquila, 2 maggio 2009

LA VISITA DEL PAPA AI TERREMOTATI E L’ITALIA UNITA SULLA LIBERAZIONE
Benedetto XVI abbraccia la gente di Onna, il paese distrutto da sisma
di Goffredo Palmerini
 

L’AQUILA – Che settimana straordinaria, quella appena trascorsa! Prima di tutto la visita di Benedetto XVI ai terremotati. Sobria, intima ed intensa la testimonianza d’affetto del Papa alle popolazioni colpite dal sisma del 6 aprile, proprio in linea con il carattere riservato, gentile ed austero della gente d’Abruzzo, la cui fede porta impressi i segni d’una tradizione severa ed antica, coltivata nei secoli con la cifra di benedettini e cistercensi, di francescani e celestini, culminata nell’esempio di quel Pietro del Morrone davanti alle cui spoglie, nella basilica di Collemaggio ferita dal sisma, Benedetto XVI si è raccolto in preghiera. Quell’umile monaco, del quale quest’anno ricorrono ottocento anni dalla nascita, fu luce straordinaria per la Chiesa tormentata del Duecento, fu profetica figura spirituale per la cristianità, dopo Gioacchino da Fiore e Francesco d’Assisi. Eletto papa il 5 luglio 1294 nel conclave di Perugia, dopo 27 mesi di sede vacante, con il nome di Celestino V volle proprio in Collemaggio l’imposizione della tiara, il 29 agosto. Pontefice per soli cinque mesi fino alla rinuncia al papato, il 13 dicembre 1294, per la prima volta nella storia, proprio dall’Aquila egli segnò profondamente il suo magistero con gesti profetici, mettendo pace tra le fazioni e donando alla città ed al mondo la Perdonanza, il primo giubileo della cristianità, gratuito ed universale verso chiunque fosse entrato a Collemaggio nel giorno che corre tra i vespri del 28 a quelli del 29 agosto d’ogni anno, sinceramente pentito e confessato. Papa Benedetto XVI, in segno di omaggio, ha deposto il pallio usato nel primo giorno del suo pontificato sull’urna che conserva il corpo di San Pietro Celestino, canonizzato ben due volte, nel 1313 come confessore e tre secoli dopo come papa. Dunque, quasi una tacita promessa a tornare, magari per aprire la Porta Santa di Collemaggio in una delle prossime edizioni della Perdonanza Celestiniana. Quest’anno, proprio nel corso della settimana di celebrazioni della 715^ Perdonanza, dal 23 al 29 agosto, si sarebbe svolta all’Aquila la 60.ma Settimana Liturgica Nazionale, con migliaia di delegati di tutte le diocesi d’Italia. Ora, con le conseguenze del sisma, probabilmente qualcosa sarà rivisto. Anche se c’è una forte determinazione a voler presto risanare le ferite della basilica di Collemaggio, che ha il tetto crollato all’altezza del transetto.

Il Papa ha iniziato la sua visita da Onna, paese simbolo del terremoto per numero di vittime - quaranta su poco più di trecento abitanti - e per aver subito la distruzione dell’intero centro storico. Un rapido sopraluogo alla chiesa di San Pietro Apostolo, molto provata dai crolli, dalla quale qualche giorno fa illesa era stata recuperata la cinquecentesca statua lignea della Madonna delle Grazie, cui gli onnesi rivolgono grande devozione. Quindi l’abbraccio del Pontefice ai terremotati di Onna, ai familiari delle 40 vittime, ai superstiti della tragedia. L’uomo vestito di bianco ha parlato con voce sommessa, ha consolato, ha portato parole di speranza, ha stretto fortemente le mani degli afflitti, ha guardato negli occhi il dolore di questa gente, ma anche la fede nella ricostruzione e nel futuro d’un paese ora ridotto in macerie, sul quale gli occhi di tutto il mondo si sono puntati sin dalle prime ore dopo il sisma. Una giornata di pioggia, il 28 aprile. Non poteva essere diversamente, in una circostanza dolorosa come questa. “Ho ammirato - ha detto Benedetto XVI - il coraggio, la dignità, la fede con cui avete affrontato questa dura prova. (…) C'è in voi una forza d'animo che suscita speranza”. Quindi, richiamando un proverbio di queste parti, ha aggiunto “ci sono ancora tanti giorni dietro il Gran Sasso”, citando la montagna dove centinaia di volte Giovanni Paolo II è salito. Quindi il Papa ha invocato il Signore perché ascolti “il grido silenzioso del sangue di madri, di padri, di giovani e anche di piccoli innocenti che si leva da questa terra”. Benedetto XVI parla quindi con chi nella tragedia ha perso il futuro, tutti i propri figli. Conforta e consola, con parole di vita eterna.

Gli occhi degli onnesi s’inumidiscono, versano lacrime mentre salutano il successore di Pietro, trepidamente atteso per giorni e che ora hanno gradito come balsamo sulle ferite dell’anima. Un ultimo gesto di saluto con la mano, dal finestrino del pulmino bianco, poi il Papa parte per L’Aquila, verso Collemaggio e la Casa dello Studente, ed infine verso la Caserma della Guardia di Finanza, nel cui ampio piazzale l’attendono cinquemila sfollati provenienti dalle numerose tendopoli allestite dalla Protezione civile nel territorio aquilano. Qui riceve il saluto dell’Arcivescovo, mons. Molinari, e del Sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente. Recita il Salve Regina e rivolge parole di grande intensità agli aquilani, di affetto e di comunione, nel dolore e nella speranza. “Come comunità civile occorre fare un serio esame di coscienza, affinché il livello delle responsabilità, in ogni momento, mai venga meno. A questa condizione L'Aquila, anche se ferita, potrà tornare a volare”. Incontra quindi le autorità, altri testimoni del dramma, religiosi e presuli, tra cui mons. Orlando Antonini, Nunzio apostolico in Paraguay, accorso subito tra la sua gente, appena dopo il sisma. La città sarà segnata per sempre dall’emozione di questa storica giornata.

Dal sacro al profano. Un altro storico evento ha segnato questi giorni. Anch’esso prende corpo tra le macerie di Onna, davanti alla lapide che ricorda 17 martiri del nazifascismo, quando il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, dopo quattordici anni - dal 1994, l’anno della discesa in politica - di “indifferenza” verso la festa della Liberazione, finalmente celebra il 25 Aprile, pronunciando un discorso che ha avuto il senso - e il merito - di recuperare finalmente una memoria condivisa della Nazione verso questa ricorrenza che segna il riscatto dalla dittatura fascista, il contributo del popolo italiano alla liberazione del Paese dal nazifascismo, il ritorno alla democrazia con i valori poi incardinati nella nostra Costituzione. Festa di popolo, dunque, dove tutti gli italiani possono riconoscersi, come ha affermato nel suo messaggio il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, “(… ) anche quanti vissero diversamente gli anni 1943-1945 e quanti ne hanno una diversa memoria, per esperienza personale o per giudizi acquisiti”. Berlusconi, al collo il foulard tricolore della Brigata Maiella, ha pronunciato parole chiare sul valore della lotta di Resistenza e sull’opera dei Padri costituenti, citando per nome Togliatti, De Gasperi, Parri, Nenni, Pertini e Terracini. Loda “il sacrificio dei nostri partigiani”, comunisti e democristiani, socialisti e liberali, azionisti e monarchici. Un discorso scritto, quasi perfetto, se non fosse - al di là della pietà umana che si deve verso i caduti, di qualunque parte - per qualche indulgenza a chi combatté dalla parte sbagliata, i repubblichini di Salò, e una confusione tra Liberazione e Libertà, che ben diverso significato hanno, non solo lessicale. Mette però una pietra su anni di polemiche, su maldestri tentativi di revisione storica, su goffe dichiarazioni, persino di qualche suo ministro. Afferma: “Compito di tutti è costruire finalmente un sentimento nazionale unitario. Dobbiamo farlo tutti insieme, a prescindere dalle appartenenze politiche, per un nuovo inizio della democrazia repubblicana che porti il bene e l’interesse di tutti”. Sembra quasi un miracolo, venuto alla luce davanti alla tragica realtà del terremoto, che ha unito in un grande afflato tutti gli italiani, in un moto straordinario di solidarietà e di vicinanza alle popolazioni colpite, la cui dignità e compostezza hanno commosso il mondo.

Eppure dà una certa emozione vedere il premier con il simbolo tricolore dei reduci della Brigata Maiella, il reparto partigiano di quasi 1500 combattenti costituito in Abruzzo tra dicembre ‘43 e gennaio ’44 al comando dell’avvocato sulmonese Ettore Troilo, vanto del tributo abruzzese alla lotta di Resistenza e alla Liberazione dell’Italia. La Brigata Maiella, infatti, è l’unico reparto regolare partigiano ad essere decorato di Medaglia d’oro al valor militare. E ancora qui, nella stessa mattinata del 25 aprile, erano passati a rendere omaggio ai Martiri di Onna il Segretario del PD, Dario Franceschini, ed il Presidente dell’Udc, Pier Ferdinando Casini. Onna, dunque, non ha solo le ferite del terribile dramma del 6 aprile 2009. Porta ancora il segno tragico dell’11 giugno 1944 quando, solo due giorni prima della ritirata dell’occupante tedesco all’avanzata verso L’Aquila delle truppe alleate, questo borgo subì la brutale rappresaglia dei nazisti, con vittime e distruzioni. Una strage avvenuta a freddo, meditata, seguita a un fatto di scarsa rilevanza avvenuto il 2 giugno, una colluttazione tra un giovane onnese che protestava con due militari tedeschi per il sequestro del suo cavallo, senza né morti né feriti. E tuttavia per quel fatto era stata uccisa Cristina Papola, diciassettenne dalla forte personalità che con il fratello Mario era andata anch’essa a reclamare dai tedeschi la riconsegna di due cavalli requisiti. Fermata dai tedeschi, si era rifiutata di fare il nome del giovane fuggito dopo la colluttazione. Fu solo la prima vittima, uccisa dai proiettili d’una pistola. Ma nove giorni dopo, l’11 giugno, il pomeriggio d’una domenica, fu scatenata la vendetta pianificata a freddo, che fece altre sedici vittime innocenti. La casa dove ebbe luogo l’esecuzione fu fatta crollare con le mine, come pure altre dieci abitazioni. Non senza la complicità d’un fascista del luogo, che abbandonò per sempre Onna. L’operazione, con ogni probabilità, fu condotta dai militari inquadrati nella 114^ divisione Cacciatori, comandata dal generale Hans Boelsen. La strage è rimasta impunita, senza responsabili. Sul tragico evento l’unico accertamento su circostanze e responsabilità l’hanno fatto e documentato, nel volume “Indagini su un massacro, la strage nazista di Onna”, due bravi ricercatori onnesi, Aldo Scimia e Giustino Parisse, quest’ultimo capo redattore del quotidiano Il Centro che nel sisma ha perso i suoi due figli ed il padre. Fino ad oggi la strage è rimasta una ferita aperta nel cuore degli onnesi.

Come d’altronde impunita è rimasta l’altra strage nazista a Filetto, paese a poca distanza da Onna, avvenuta il 7 giugno ’44. Anche lì, a mezzanotte, una mitragliatrice sparò sugli abitanti di Filetto trascinati dalle loro abitazioni e radunati in un’area aperta, lasciati lì in attesa per ore fino al massacro, da un reparto della 114^ divisione Cacciatori, mentre il paese veniva saccheggiato e dato alle fiamme. Sul terreno restano 17 vittime, gli altri riescono a fuggire. Ma ancora altre vittime c’erano state, all’Aquila. Qualche giorno dopo l’armistizio, il 23 settembre ’43, erano stati passati per le armi dai tedeschi, davanti un muro della caserma Pasquali, i Nove Martiri Aquilani, giovani patrioti catturati dopo uno scontro a fuoco fuori dalla città. Della loro morte si saprà solo dopo la liberazione dell’Aquila, il 13 giugno 1944, e si potrà dar loro degna sepoltura traendoli dalla fossa comune che essi stessi, costretti, s’erano scavata. Fu uno dei primi atti della Resistenza, dopo l’8 settembre, negli stessi giorni dei fatti di Cefalonia con la strage dell’eroica Brigata Acqui del gen. Gandin che, nell’Italia liberata, sarebbe stata ricostituita ed avrebbe avuto stanza proprio all’Aquila, in quella stessa caserma Pasquali. Questi i tributi di sangue dell’Aquila alla Resistenza, all’Italia libera e democratica. Ma ora torniamo ad Onna. Qualche giorno fa ha ricevuto la visita dell’ambasciatore tedesco in Italia, Michael Steiner. Il diplomatico ha incontrato gli onnesi, ha espresso loro la commossa solidarietà del suo Paese. Si è reso direttamente conto della distruzione operata dal sisma. Sopra tutto ha confermato la volontà della Germania di farsi carico dell’intera ricostruzione di Onna. Un impegno notevole e generoso, un gesto dal forte valore simbolico che a 65 anni dalla strage nazista di quel tragico giugno del ‘44, unirà per sempre, in pace, quel grande Paese democratico alla popolazione di Onna. Quasi a rimarginare una ferita.

Infine, della settimana straordinaria, come non citare la bella festa del 1° Maggio all’Aquila. Semplice ed austera, senza bandiere e stendardi di parte. Cgil, Cisl e Uil, con i loro Segretari generali Epifani, Bonanni ed Angeletti, hanno celebrato nella Città capoluogo d’Abruzzo la Festa del Lavoro, con il fermo impegno ad essere accanto alle popolazioni ed alle Istituzioni locali per una solerte rinascita dell’Aquila e dei paesi distrutti dal sisma, rispettandone l’identità storica e recuperando al meglio, con la ricostruzione, le grandi valenze artistiche ed architettoniche della città e dei borghi. Ma a quest’opera deve necessariamente, e presto, accompagnarsi la ripresa delle attività produttive, l’avvio di nuove iniziative d’impresa che scelgano L’Aquila per insediarsi, l’occupazione per chi l’ha persa ed il lavoro per chi non l’ha mai avuto. Una manifestazione di grande amicizia nei confronti dell’Aquila, dei suoi cittadini e delle sue istituzioni, la festa del 1° Maggio, continuata anche a Roma, a piazza San Giovanni in Laterano, nel tradizionale concerto al quale hanno assistito quasi ottocentomila giovani giunti da tutta Italia, dedicato proprio alle popolazioni colpite dal sisma, rappresentate dal gonfalone della Città capoluogo presente sul palco per tutta la serata. Davvero una bella giornata che ha visto, all’Aquila, dopo le divisioni degli ultimi mesi, finalmente insieme, uniti, i tre più grandi sindacati italiani. Per ricordare a tutti che la Repubblica è fondata sul lavoro, come recita l’art. 1 della nostra Costituzione.


gopalmer@hotmail.com

 

LA CITTA’ CHE VOLEVA VOLARE
Patrizia Tocci

L’ho vista dal finestrino di un camper, la città che voleva volare. L’ho sentita e vista tremare, nella notte. I lampioni che si muovevano, in una danza macabra. L’atmosfera rossastra, infernale. Una polvere sottile ed alta impediva persino di capire cosa non c’era più. Mutato improvvisamente il profilo, mancavano dei campanili, c’erano dei vuoti ma la notte oscura proteggeva cullando la paura, che cresceva e montava come un mal di mare, il terreno all’improvviso diventato liquido. La paura per i cari, per gli altri, per tutto. Una sensazione di perdita dell’equilibrio, qualcosa di atavico che scatta: contemporaneamente i sensi tutti all’erta e un ottundimento. Con la prima luce dell’alba, l’evidenza del disastro, la colonna sonora delle ambulanze, degli elicotteri , delle sirene, la ricerca spasmodica dei familiari, degli amici. L’Aquila, un’aquila con le ali spalancate, la città sopra la collina. Voglio pensarla così, la mia città. Una città sospesa. C’erano, fino a qualche anno fa due aquile in gabbia, dentro una specie di piccola grotta, sulla strada del vecchio ospedale civile. Tutti gli aquilani le ricorderanno. Metafora e simbolo della città. Perché questa città, invece deve “restare a terra”, ingabbiata, ferita. Ma qui, su questa collina dalla quale ha tentato altre volte di prendere il volo. Non la lasceremo volare. Le cureremo le ali spezzate, le zampe ferite, ma solo a patto che resti dov’è prigioniera dei nostri sogni e delle nostre paure, e che la sua gabbia diventi la nostra salvezza. La città sospesa, non la città fantasma. Certo molte vite perdute, certo le strade tutte vuote, certo le macerie. I sogni custoditi dalle case anch’esse in frantumi e sbriciolate. I palazzi lesionati e sventrati.
E’ stata una via crucis di ricordi, mentre camminavamo in fila indiana in Via Garibaldi, al centro della strada vuota e con gli elmetti sulla testa; un pellegrinaggio silenzioso. I vigili del fuoco – ragazzi e uomini rudi e gentili - a farci compagnia e a guidarci come si fa con i piccoli scolari a cui si vuole bene, discreti, attenti, vigili; perché saremmo rimasti ore dentro le case a prendere l’utile e l’inutile, con il rischio di mettere a repentaglio la nostra vita e la loro. Voglio ringraziare Raffaele, un vigile di Pisa. Non so altro di lui. Ma la sua stretta di mano e la reciproca commozione mi basterà per molto. Uno per tutti quelli che in questi giorni ci hanno aiutato, sorretto, capito, ascoltato. Perché in questi momenti si diventa davvero un “ ci” un noi; la mia gente aquilana, fiera e caparbia, che cela le emozioni, nasconde le lacrime e si sottrae alle telecamere, nasconde il dolore o lo comunica con poche parole. Tutte le persone che abbiamo incontrato; poche parole, una stretta di mano, la lista dei lutti, la casa, “ tutto bene e adesso dove vai… ?” Tra le tante, due immagini conservo: una ciabatta impolverata, una sola, che qualcuno aveva pietosamente messo su un muretto e un gatto macilento a cui abbiamo dato dell’acqua. Ci sarà tempo per i ricordi e per elaborare tutto questo. Non è ancora il momento. Quella ciabatta sapeva di casa e di fuga. Anche lei spaiata e disorientata, anche lei in cerca dell’altra di sé. Manca tutta una parte della mia identità: le cose, gli odori, i rumori e i suoni, le piccole abitudini quotidiane, le certezze. Ma se i simboli hanno un senso, L’Aquila deve restare così com’è nel gonfalone della nostra città. Ferma, con le ali spalancate sulla collina. Incatenata a terra da uomini resi più saggi dal dolore. Fissata con sapienza alla terra, nei piloni delle sue stanze, nelle fondamenta. Il gatto magro ma vivo, a guardia della casa. Ricostruiremo le case della nostra città. Riempiremo le strade e le finestre, apriremo saracinesche e vetrine. Torneremo, come dopo una lunga transumanza. Siamo abituati alle lunghe attese e a vivere sobriamente. Voglio dedicare a Giustino Parisse e a sua moglie questi pensieri, a quell’ immenso dolore. A tutti quelli che in questo momento soffrono, spaesati, lontani, divisi. A tutti quelli che lottano perché la nostra città resti dov’è e come era.


* Patrizia Tocci è nata a Verrecchie (L’Aquila) nel 1959. Si è laureata in filosofia alla Sapienza di Roma. Insegna materie letterarie negli istituti superiori. Ha pubblicato Un paese ci vuole, l’Aquila 1990 (prose e poesie) con introduzione di Vittoriano Giannangeli e Pietra serena, Chieti 2000 con introduzione di Anna Ventura. Una silloge inedita è stata pubblicata, con il commento di Angelo Fabrizi, sul n. 1 anno 2003 di «Caffè Michelangiolo». Tra i segnalati al premio «Eugenio Montale», Patrizia Tocci ha vinto il primo premio "Marianna Fiorenzi" per una poesia d’amore, con giuria presieduta da Cesare Garboli. Patrizia Tocci è infine studiosa di Laudomia Bonanni, scrittrice aquilana tra i grandi della letteratura del Novecento.
 

 CRONACHE DI UN'APOCALISSE
Il Passato Perduto

Emanuela Medoro

L' appartamento in condominio situato in Piazzale Pasquale Paoli, situato allo sbocco di Via Campo di Fossa, dove andai ad abitare con la mia famiglia nel 1952, non esiste più. Quando andammo ad abitare lì, l'allaccio della corrente elettrica non era ancora stato fatto, ma poco importava a gente che aveva vissuto la guerra, l'importante era andare ad abitare in un appartamento di proprietà. Nelle immediate vicinanze successivamente furono costruiti parecchi altri condomini, ricordo benissimo quello rosso mattone all'angolo di fronte a casa mia, tutti spariti, ingoiati dalla terra, un nuvolone di polvere grigia, portandosi appresso vite umane giovani e meno giovani.Li conoscevo tutti, i miei vicini di casa di una vita.
Non esistono più, semplicemente.
Oggi si scopre che Via Campo di Fossa era sì la denominazione di una strada, ma ricordava anche la presenza di un fossato, un vuoto. Inoltre oggi si dice che sotto tutta la zona, via Campo di Fossa, via S.Andrea, il piazzale che fu luogo dei giochi dei miei figli piccoli, tutto questo, al di sotto della fragile superficie di cemento e ciottoli, fosse una gigantesca caverna. Oggi quella caverna ha inghiottito tante vite umane. Ieri era un'ottima zona per costruire e vendere, altissima la domanda di abitazioni in una zona verde nelle immediate vicinanze di Piazza Duomo.
Via Campo di Fossa era una traversa di via XX Settembre, e tutte le mattine percorrevo quelle vie per andare in centro, verso la piazza principale ed il corso.Via XX Settembre l'ho vista crescere negli '60 e '70, con i suoi palazzoni in condominio, abitazioni, studi di medici ed avvocati. In questa via negli anni '80, fu restaurato un palazzetto pubblico che fu adattato a Casa dello Studente.
Un gruppo di otto studenti, che stavano ancora lì il primo giornodella settimana santa, non ce l'ha fatta a salvarsi, schiacciati da travi di cemento di notte, svegliati di soprassalto dal boato, dal rimbombo ed uccisi dal tremito e dallo schianto di tutto.
La stampa nazionale il giorno dopo la scossa ha riportato la notizia che un sismologo di fama mondiale, straniero e lontano dalla città e dai suoi interessi, ha detto che una scossa come la nostra in Giappone o in California non fa morti, fa solo danni. E' falso e fuorviante, dunque, dire che poteva fare più morti e che è andata bene. Non solo la furia della natura, ma l'avidità di danaro facile ha strappato alla vita gli studenti dell'Aquila e tutti gli altri.
Non ci sono più. Faciloneria, trascurataggine, superficialità, ignoranza, soldi, soldi, soldi...risparmi ingiustificati, materiali scadenti. Un giornale nazionale cita la maledizione abruzzese del padre di uno dei ragazzi morti: “Te faccio versà lo sangue...”, rivolta ai responsabili della costruzione del palazzetto. Certamente il o i resposabili non verseranno sangue, ma sarebbe augurabile che tutti, ma proprio tutti i sopravvissuti spingano per ottenere che chi ha sbagliato, paghi.
Poco più giù, a scendere dopo La Casa dello Studente, sulla stesso lato della strada, ecco i fabbricati in cemento del tribunale nuovo, migliaia di metri quadri, pieni di faldoni, giudici ed avvocati. Anche quelli a terra, qualcuno ha ingannato la giustizia, qualcuno ha sbagliato i calcoli, o, santo cielo! è il perverso funzionamento di quel sistema che si chiama “asta al ribasso”, che non ho mai capito bene, in forza del quale si aggiudica la commessa dei lavori pubblici la ditta che presenta il preventivo spese più basso. Questi fabbricati di notte erano vuoti, per fortuna. Non ci sono più.
Sempre a scendere, oltre Santa Barbara e Pettino, l'Ospedale Regionale, nuovo, inaugurato negli anni 90. Sembrava ben fatto, tanto spazio, camerette a quattro letti dove si riusciva ad avere un po' di spazio personale, qualche riquadro verde ben curato a rasserenare lo sguardo dei malati, corridoi lunghissimi, a perdita d'occhio. Ma soprattutto tante attrezzature e macchine che hanno salvato la vita a tanti. In caso di malattia un posto lo si trovava sempre, ed anche tanti bravi dottori, dottoresse, infermieri ed infermiere. C'era, ora c'è in parte ed inagibile. Ancora mi sembra impossibile.
Nel centro storico il palazzo della prefettura con le sue belle colonne bianche, l'ingresso ampio, lo scalone e tanta gente in giro, anche quello lo vedevo tutti i giorni quando andavo alla scuola elementare, anche quello non c'è più. Frequentavo la scuola elementare De Amicis, la cui sede era un bel palazzo nel centro storico della città, accanto alla Basilica di S. Berardino, non c'è più, neppure la scuola. Ho fatto il pranzo del mio matrimonio nel bel salone belvedere dell'hotel Duca degli Abruzzi, un grosso fabbricato recente in cemento, è crollato tutto.
Ho perduto le architetture del mio passato. Restano solo i fantasmi delle memorie, è l'apocalisse, la fine del mio mondo personale, piuttosto che la fine del mondo in generale. E la fine di tanti altri vicini a me nel mio panorama mentale e parte integrante del mio tessuto affettivo. Semplicemente quel mondo non c'è più. Ho più passato che futuro, non so se desiderare la rinascita di quel mondo perduto. Come e quando? Chissà se sarò ancora qui per inaugurare palazzi nuovi pubblici e privati, orgogliosi di cemento e vetri luccicanti, restauri, sale da concerto e da cinema, e quant'altro avevamo, e non abbiamo più.
Il panorama abruzzese verde e tradizionale vedrà, prevedibilmente, file e file di casette prefabbricate, scatole attrezzate per viverci, tristissime nel nostro ambiente, ma abitabili, e forse anche confortevoli. Dovremo abituarci a cose nuove. Sullo stemma della città, sull'immagine dell' aquila rapace, c'è una scritta che dice: immota manet.Questa volta la città si è mossa, parecchio.

emedoro@gmail.com
19 aprile 2009

 

Pâques dans la tristesse pour les rescapés du séisme en Italie
Source : Reuters   dimanche 12 avril 2009
 

L'AQUILA, Italie - Des milliers de rescapés du séisme des Abruzzes, le plus meurtrier à frapper l'Italie depuis trente ans, ont assisté à la messe de Pâques dans les villages de tentes et les centres d'hébergement installés à la hâte par les autorités.

Dans un village de tentes à L'Aquila. Des milliers de rescapés du séisme des Abruzzes, le plus meurtrier à frapper l'Italie depuis trente ans, ont assisté à la messe de Pâques dans les villages de tentes et les centres d'hébergement installés à la hâte par les autorités. (Reuters/Max Rossi)
Six jours après le tremblement de terre qui a fait 294 morts et près de 40.000 sans-abri, dont 18.000 ont trouvé refuge dans une trentaine de camps de toile érigés dans la région de L'Aquila, les survivants ont prié pour les victimes et recherché un réconfort dans la religion.
"Pour nous aussi, c'est Pâques, malgré la tragédie et les ruines", a déclaré l'archevêque de L'Aquila, Mgr Giuseppe Molinari, à des centaines de personnes massées sous une tente du principal camp de réfugiés, juste à la sortie de la ville dévastée.
"La résurrection du Christ est aussi la résurrection de L'Aquila", a-t-il ajouté. Dans l'assistance, de nombreux fidèles avaient du mal à retenir leurs larmes.
Dans les 32 villages de tentes disséminés dans la région, des prêtres ont donné la communion devant des autels de fortune et des secouristes ont distribué des oeufs de Pâques aux enfants.
"J'ai le coeur lourd aujourd'hui car je pense à tous ces morts. Mais nous ne devons pas perdre espoir", dit Anna Lucantonio, 65 ans, qui égrène un chapelet entre ses doigts.

UN CHAPELET, UNE STATUE DE LA VIERGE ET DE L'EAU BÉNITE
"Ce chapelet, une statue de la Vierge Marie et un peu d'eau bénite rapportée d'un pèlerinage à Lourdes, c'est tout ce que j'ai emporté avec moi alors que ma maison s'écroulait. J'ai pensé que c'était tout ce dont j'avais besoin", ajoute-t-elle.
Près de la tente, des enfants jouent au football.
Le président du Conseil, Silvio Berlusconi, qui a promis de construire d'ici 28 mois une nouvelle ville à L'Aquila, a assisté à la messe pascale à l'école de la Guardia di Finanza, la police financière, où avaient eu lieu vendredi les obsèques nationales des victimes.
"Nous ferons tout ce qui est possible pour que les gens puissent quitter le plus tôt possible les villages de tentes, et pour qu'ils aient un lieu d'hébergement confortable", a dit le chef du gouvernement.
Beaucoup de survivants sont toutefois inquiets pour leur avenir.
"Combien de temps allons-nous rester ici ? C'est affreux de ne pas pouvoir rentrer chez soi", dit Lidia Placidi, 86 ans, assise devant la tente où elle a trouvé refuge avec ses deux chiens yorkshire.
Annachiara Gaudieri, une autre réfugiée, ne veut plus retourner vivre chez elle, même si sa maison peut être remise en état.
"L'Aquila était connue pour ses vieilles églises et son université. Aujourd'hui, les églises sont par terre et il y a eu tant d'étudiants tués... Il y en avait 20.000 et ceux qui ont survécu sont tous partis. Ce ne sera plus jamais comme avant", explique-t-elle.
Au pied du massif du Gran Sasso, à une centaine de kilomètres au nord-est de Rome, L'Aquila, une ville de 68.000 habitants dont le centre médiéval abritait plusieurs églises historiques, a été la localité plus touchée par le séisme.
La recherche des survivants s'est pratiquement achevée samedi soir et les secours ont annoncé que les travaux de déblaiement avaient permis de retrouver toutes les personnes portées disparues, le plus souvent mortes sous les décombres.
Lors de sa bénédiction pascale place Saint-Pierre à Rome, le pape Benoît XVI a adressé ses pensées et ses prières "à ceux qui souffrent du tremblement de terre".
Il devrait se rendre prochainement dans la région sinistrée.
 

L'Italia piange i morti dell'Abruzzo:
dolore silenzioso ai funerali di Stato

Source : LA STAMPA   vendredi 10 avril 2009
 

In migliaia alle esequie delle vittime.

Quattro file interminabili di bare con un'orchidea appoggiata sopra ognuna e il nome stampato su un foglio bianco: nella piazza d'Armi della Caserma della Scuola Ispettori della Guardia di Finanza, sotto il motto "Nec Recisa Recevit", si svolgono i funerali solenni delle vittime del terremoto che nella notte tra domenica e lunedì ha sconvolto l'Abruzzo

L'AQUILA
Un dolore silenzioso e composto in una giornata di sole e calma di vento: i parenti delle vittime del sisma che ha sconvolto l’Abruzzo hanno accompagnato così i solenni funerali di 205 delle 289 persone rimaste sotto le macerie la notte del 6 aprile scorso.

Duecentocinque bare allineate su quattro file nell’ampio piazzale della caserma della Guardia di Finanza a Coppito dell’Aquila, molte sormontate da quelle piccole e bianche dei bambini morti con uno dei genitori; il più giovane Antonio, cinque mesi, in una cassa di meno di mezzo metro, posta sopra quella della madre Darinca. Il piazzale è stato trasformato per l’occasione in una grande chiesa a cielo aperto, e affollato fin dalle prime ore del mattino da almeno 1600 congiunti delle vittime - che hanno a lungo sciamato tra le bare, accarezzandole, abbracciandole, coprendole di fiori - e dalle numerosissime autorità civili e religiose convenute nel piccolo centro subito fuori dell’Aquila per questo Venerdì santo di dolore dignitoso.

Sulle venti casse dei piccoli, un giocattolo, un numero di identificazione, il nome, un’orchidea, un fiore giallo. Su quelle dei più grandi una foto, la maglia della squadra preferita, una rosa. La cerimonia, cui hanno assistito almeno cinquemila persone, è cominciata alle 11.00, subito dopo l’arrivo delle autorità: il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il premier Silvio Berlusconi, i presidenti di Senato e Camera Renato Schifani e Gianfranco Fini, il leader dell’opposizione Dario Franceschini con Piero Fassino, Paolo Ferrero, Rosy Bindi, Paolo Cento e Lorenzo Cesa; per il governo anche il ministro dell’Interno Roberto Maroni e i sottosegretari Gianni Letta e Paolo Bonaiuti. Tutt’intorno decine e decine di volontari con le loro casacche gialle e arancioni, quasi a voler contrastare il diffuso viola del lutto.

Il segretario del Papa, padre Georg Gaenswein, ha aperto la cerimonia leggendo il messaggio del Pontefice all’Abruzzo terremotato, che ha invitato a «non cedere allo sconforto», a «continuare a sperare». «Questo è il momento dell’impegno in sintonia con lo Stato», ha scritto il Papa rilevando di aver «notato una crescente onda di solidarietà » e sottolineando che «anche la Santa Sede intende fare la sua parte». È stata poi la volta del segretario di Stato vaticano, monsignor Tarcisio Bertone, che, dopo la lettura del Vangelo di Giovanni del venerdì Santo, ha pronunciato la sua omelia nella quale ha elogiato l’ «Italia solidale e fraterna» che si è riunita attorno alle bare e ha esortato «a riprendere il cammino». Berlusconi ha spesso girato tra i parenti delle vittime, confortandoli e abbracciandoli.

Molti di loro, esausti dopo la quarta notte di scosse passata nella tendopoli, si sono scambiati il segno di pace senza un grido, nè un eccesso. E si sono messi in fila per fare la comunione. Dopo un breve intervento, l’arcivescovo dell’Aquila Giuseppe Molinari ha aiutato Bertone ad aspergere e benedire le 205 vittime. Poi il brevissimo rito per i morti islamici nel quale l’imam Mohammed Nour ha evocato l’ «unità di tutti di fronte all’unico dio». Più in là, nelle città ferite, il lavoro dei volontari, formiche tra i cumuli delle macerie, e le squadre anti-sciacalli, per garantire ai sopravvissuti la dignità di un futuro. E ancora scosse, anche durante il funerale, quasi tutte strumentali, una sola di magnitudo 2.5.

 

Sisma, dubbi sul futuro e sul ritorno alla normalità
Source : Reuters   vendredi 10 avril 2009 di Antonella Cinelli


L'AQUILA (Reuters) - Mentre stamattina l'Aquila dice addio alle vittime del sisma con i funerali solenni celebrati nel piazzale della Scuola sottufficiali delle Fiamme gialle, ci si chiede cosa ne sarà del capoluogo e degli altri centri colpiti, e quando la popolazione potrà tornare alla normalità.
Su circa 120mila abitanti nell'intero comune dell'Aquila, gli sfollati alloggiati negli alberghi della costa o nelle tendopoli sono almeno 29mila, ma sono decine di migliaia le persone ospitate da parenti o che ancora dormono in auto per paura di nuove scosse, che continuano a susseguirsi anche di forte intensità.
Qualche negozio ha riaperto, e ieri il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini ha annunciato una serie di misure per consentire la ripresa dell'attività scolastica e universitaria nelle aree colpite dal terremoto. Ma il timore è che l'Aquila sia una città morta.
E' ancora impossibile calcolare i danni, né si può dire quante saranno, alla fine, le case da abbattere. Ma la gente si chiede cosa ne sarà del centro dell'Aquila, per ora dichiarato completamente inagibile in attesa di verifiche che potrebbero richiedere mesi.
Per non parlare delle aziende e dell'Università che rappresentava, con la presenza di tanti studenti fuori sede nel capoluogo, una risorsa economica importante.
Dificile, poi, che si decida di ricostruire paesini che erano abitati da poche centinaia di persone, per lo più anziane. Come Onna, a una decina di chilometri dal capoluogo, quasi completamente raso al suolo e per questo diventata uno dei simboli di questa tragedia.
Si pensa che sarà difficile ridare una casa a migliaia di famiglie, e comunque ci vorrebbero anni.
Per quanto riguarda le persone alloggiate in albergo, poi, con l'estate arriveranno nuovi problemi. O in quei mesi gli sfollati verranno trasferiti - come ipotizza qualcuno - magari in località di montagna, oppure bisognerà pensare a risarcire chi ha già acquistato dei pacchetti per trascorrere le ferie in quegli hotel.
NUMERI "MEDIATICI"
Intanto la macchina dei soccorsi procede a pieno ritmo. La risposta all'emergenza è stata rapida ed efficace, con un numero di persone impegnate forse persino eccessivo, il che sul piano mediatico non ha guastato.
In questi giorni non era difficile vedere file di soccorritori spostarsi da una parte all'altra dell'Aquila senza trovare un obiettivo su cui concentrarsi. E in alcune città italiane la partenza di operatori della Protezione civile è stata rimandata proprio per una presenza nelle zone terremotate di un numero di soccorritori - quasi 12mila - già al di sopra delle necessità, come riferiscono fonti della stessa Protezione civile.
Certo le difficoltà non sono mancate. Molte tende non sono riscaldate in un periodo in cui qui le notti sono ancora rigide, ci sono stati inconvenienti nella distribuzione di generi come le coperte, e problemi con gli approvvigionamenti alimentari.
Ma soprattutto la gente e i testimoni hanno l'impressione che i numeri non tornino. Come quelli degli alloggi disponibili nelle tende allestite, ufficialmente quasi 2.900 per 17mila posti.
"2.900? Forse quelle arrivate, non certo quelle tirate su... Quelle al massimo saranno 2.500", commenta una fonte della Regione Abruzzo
 

Ancora scosse, si scava tra le maerie Napolitano: "Nessuno è senza colpe"
Source : LA STAMPA   vendredi 10 avril 2009


Si aggrava il bilancio: 287 i morti.
Gli esperti: il sisma si sta spostando


L'AQUILA
Non c’è tregua per i circa 18mila senza tetto ospitati nelle 31 tendopoli allestite all’Aquila e provincia. Una forte scossa sismica è stata registrata intorno alle 21.40 nell’Aquilano. La scossa è stata avvertita anche a Roma e, secondo i primi rilievi, è stata di magnitudo di 4.9: una tra le repliche più importanti del sisma del 6 aprile. Crollata anche un'altra palazzina.

Anche la scorsa notte, la terra ha continuato a tremare. Tre le scosse più forti, avvertite anche, oltre che in tutto l’Abruzzo, in gran parte del centro Italia, da Roma a Napoli. Alle 0,55 la prima, di magnitudo 4.3; alle 2,52 quella più forte, di 5.2; alle 5.14 la terza, di magnitudo 4.6. Altre scosse di terremoto sono state avvertite nel pomeriggio di oggi alle ore 17.18 nei comuni di Fossa, San Panfilo d’Ocre e Sant’Eusanio Forconese. La magnitudo è stata di 3.2. Ha raggiunto invece magnitudo 2.5 della Scala Richet la scossa di terremoto avvertita all’Aquila alle 16.19. L’epicentro è stato localizzato tra il capoluogo abruzzese e il comune di Pietra Camela. Ma il fronte del terremoto si sta spostando, e questo impensierisce i geologi: dalla scorsa notte l’epicentro si è spostato sulla direttrice più a nord L’Aquila-Pizzoli-Barete.

Il presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia Enzo Boschi assicura che la forte scossa registrata questa notte «è da considerarsi nella normalità del processo in atto», sottolineando che «per alcune settimane, senz’altro, questo sciame sismico ci sarà ancora». «C’è stato un ampliamento del fronte sismico nel settore appenninico che si è attivato nell’Aquilano sia verso nord che verso sud. Questo - ha confermato Boschi intervenendo telefonicamente a Rai News 24 -, era un fatto immaginabile e prevedibile, visto che tutta l’attività in corso da lunedì rappresenta un processo di liberazione dell’energia accumulata».

Le nuove scosse hanno causato nuovi crolli nel centro dell’Aquila e nelle zone già colpite, ma fortunatamente senza coinvolgere persone. Con il passare delle ore, intanto, si affievoliscono sempre di più le speranze di non aggiungere altre bare a quella triste lista che conta ad oggi 287 morti accertati. «Scaveremo fino a Pasqua» aveva detto ieri il ministro dell’Interno Maroni. Ed anche oggi, la disperata ricerca tra le macerie prosegue senza sosta, nella speranza di altri miracoli. E' stato intanto pubblicato sul sito web della protezione civile e su quello della regione Abruzzo, e scaricabile in formato pdf, l’elenco dei nominativi delle vittime accertate del terremoto che ha colpito l'Abruzzo. Lo rende noto la protezione civile.

Oggi, tra la popolazioni terremotate, è arrivato anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. La prima tappa del capo dello Stato, non appena giunto a L’Aquila, è stata quella del dolore: nell’hangar che raccoglie le 278 bare con le salme delle vittime del terremoto c’è stato spazio solo per una composta disperazione. È stato un omaggio privato quello del presidente, che è entrato da solo, senza nessuna autorità al suo fianco e senza i consiglieri, e ha incontrato nell’hangar famiglie distrutte ma raccolte in un dolore pieno di dignità. Dentro alla grandissima sala c'erano solo un sacerdote e alcuni scout. Nei paesi del terremoto «lo Stato è presente, e sarà presente anche nel futuro», rassicura il Presidente della Repubblica parlando poi con gli sfollati di Onna, il borgo distrutto dal sisma.

Il capo dello Stato lancia anche un'accusa nei confronti della classe politica e delle istituzioni. Perchè anche sul terremoto bisogna parlare il linguaggio della verità, dice Napolitano, che vede «irresponsabilità diffuse» di fronte alla tragedia di edifici antisismici ugualmente crollati travolgendo vite umane. Per il capo dello Stato «nessuno è senza colpe» e ora serve «un esame di coscienza» che superi le preferenze politiche di ognuno «riguardo a chi ha avuto ragione e chi ha avuto torto o responsabilità in queste cose». «Si tratta - spiega il capo dello Stato - di capire veramente come sia potuto accadere che non ci sia stata l’attivazione indispensabile di norme di prevenzione che erano state tradotte in legge, o che ci sia stato un difetto nei controlli previsti». «È necessario un esame di coscienza - ribadisce Napolitano - per capire cosa è indispensabile e urgente fare perchè mai più ciò accada non affidandosi a profezie o previsioni impossibili ma rendendo sicuri gli edifici di nuova costruzione e anche quelli più antichi».

Immediata la replica Berlusconi. Se ci sono «le responsabilità saranno certamente accertate e ci sono già dei pm che indagano al riguardo», dice il premier. «Personalmente -aggiunge- ho potuto verificare che molti edifici rappresentano le tecnologie dell’epoca», e quindi «io non credo che ci siano state delle situazioni» tali da far presumere responsabilità nella costruzione degli edifici, «però i pm indagheranno ed è giusto» che facciano emergere le eventuali responsabilità. Per quanto riguarda la visita di Napolitano in Abruzzo va infine segnalato lo sfogo con i giornalisti. Visibilmente innervosito dalla presenza dei fotoreporter che gli erano vicino, Napolitano ha allargato le braccia e ha detto loro: «Poichè non sono venuto qui per farmi fotografare da voi, fatevi da parte: non rompete!». Un anziano di Onna con voce commossa ha rivolto poi un appello a Napolitano: «Non dimenticatevi di noi, Presidente, non dimenticateci...».
 

Funérailles nationales en Italie pour les 281 victimes du séisme
Sources : « Agence Reuters » le 10/04/2009


par Silvia Aloisi et Antonella Cinelli
L'AQUILA, Italie (Reuters) - Des funérailles nationales ont lieu ce vendredi en Italie pour les 281 victimes du pire séisme qu'ait connu la Péninsule depuis 1980.
Environ 200 cercueils devaient être alignés sur un terrain d'entraînement d'une école de police à L'Aquila, pour ces funérailles, qui débutent à 11h00 locales. Mille six cents proches des victimes devaient y assister, dans cette ville médiévale de 70.000 habitants durement touchée par le tremblement de terre de la nuit de dimanche à lundi dans les Abruzzes.
Les opérations de recherches vont prendre fin prochainement, l'espoir de retirer encore des survivants des décombres diminuant. "Les recherches sont pratiquement terminées", a déclaré jeudi Luca Spoletini, porte-parole de la Protection civile.
Jeudi, l'action des secours a encore été gênée par plusieurs violentes répliques, qui ont endommagé un peu plus des bâtiments fragilisés par les secousses précédentes et ont semé l'effroi parmi les 17.000 personnes relogées temporairement sous de grandes tentes bleues. Des milliers d'autres sans-abri ont été installés dans des hôtels ou dorment chez des proches.

"VILLE FANTÔME"
Le président du Conseil, Silvio Berlusconi, a estimé que L'Aquila était une "ville fantôme" et que la reconstruction coûterait des milliards d'euros. Il sera présent à la cérémonie des funérailles, lors desquelles la messe sera célébrée par le cardinal Tarcisio Bertone, deuxième plus haut prélat du Vatican.
Ces funérailles ont nécessité une dispense spéciale parce que d'ordinaire, on ne célèbre pas de messe le jour du Vendredi saint. Le pape Benoît XVI a fait savoir qu'il se rendrait prochainement dans les Abruzzes. Des rites funéraires musulmans seront également rendus pour six victimes musulmanes.
Outre les 281 morts, on dénombre un millier de blessés, dont une centaine toujours dans un état grave. Trente personnes sont toujours portées disparues. En outre, 28.000 personnes ont perdu leur maison.
Le président italien, Giorgio Napolitano, s'est rendu jeudi pour la première fois dans la zone touchée. Devant la presse, il a pointé la responsabilité de ceux qui n'ont pas respecté les normes antisismiques sur les chantiers de construction de la région.
"Nul n'est exempt de responsabilités", a-t-il dit aux journalistes à L'Aquila. "Nombre de personnes ont participé à la construction des bâtiments qui se sont effondrés. Il faut que les gens fassent un examen de conscience."
 

Ancora scosse, Abruzzo in ginocchio
E adesso si sposta il fronte del sisma
Source : LA STAMPA   jeudi 9 avril2009


Si aggrava il bilancio: 275 i morti.
Emergenza per migliaia di sfollati,
domani a L'Aquila funerali di Stato


L'AQUILA
Non c’è tregua per i circa 18mila senza tetto ospitati nelle 31 tendopoli allestite all’Aquila e provincia. Anche la scorsa notte, la terra ha continuato a tremare. Tre le scosse più forti, avvertite anche, oltre che in tutto l’Abruzzo, in gran parte del centro Italia, da Roma a Napoli. Alle 0,55 la prima, di magnitudo 4.3; alle 2,52 quella più forte, di 5.2; alle 5.14 la terza, di magnitudo 4.6. Ma il fronte del terremoto si sta spostando, e questo impensierisce i geologi: dalla scorsa notte l’epicentro si è spostato sulla direttrice più a nord L’Aquila-Pizzoli-Barete.

Le nuove scosse hanno causato nuovi crolli nel centro dell’Aquila e nelle zone già colpite, ma fortunatamente senza coinvolgere persone. Con il passare delle ore, intanto, si affievoliscono sempre di più le speranze di non aggiungere altre bare a quella triste lista che conta ad oggi 275 morti accertati. Sono infatti ormai trascorse più di 24 ore dall’ultimo salvataggio tra le macerie e siamo ad oltre 72 ore dalla tragedia: tempi che, statisticamente, lasciano poco sperare per quella decina di persone che figurano ancora nella lista dei dispersi. Tra loro c’è anche una giovane promessa del rugby: Lorenzo Sebastiani, pilone cresciuto nell’Aquila Rugby e ora in forza all’Accademia federale a Pisa. Lorenzo ha partecipato due anni fa ai Mondiali Under 19. Di lui non si hanno notizie dalla notte tra domenica e lunedì, quando la sua casa è stata ridotta in un cumulo di macerie. Ma si continua a scavare.

«Scaveremo fino a Pasqua» aveva detto ieri il ministro dell’Interno Maroni. Ed anche oggi, la disperata ricerca tra le macerie proseguirà senza sosta, nella speranza di altri miracoli. L’altra sera, il «miracolo» di Eleonora Calesini, 20 anni, estratta viva dalle macerie dopo 42 ore, aveva restituito forza e fiducia a Vigili del Fuoco e volontari, impegnati nelle operazioni di scavo e di rimozione delle macerie. Ieri però, poco dopo la mezzanotte, sono stati trovati i corpi senza vita di due dei quattro giovani dati per dispersi nel crollo della Casa dello Studente, all’Aquila. Oggi, tra la popolazioni terremotate, c’è attesa per l’annunciata visita del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il Capo dello Stato sarà in mattinata al centro di coordinamento della Protezione civile, allestito nella scuola per ispettori della Guardia di Finanza. Ma chissà che non trovi il tempo per fare un salto in una delle tendopoli e portare una parola di conforto e di speranza ai tanti senzatetto.

E nei prossimi giorni ha promesso la sua visita anche Papa Benedetto XVI, che si è detto da subito profondamente colpito per questa immensa tragedia. Intanto, ci si prepara per dare, domani, l’ultimo saluto collettivo alle vittime del terremoto. I funerali di stato si terranno alle 11 nel cortile interno della scuola della Guardia di Finanza, celebrati dall’arcivescovo dell’Aquila, monsignor Giuseppe Molinari.

 

Séisme en Italie: le bilan s'approche des 300 morts, nouvelles secousses
Sources : « Agence France Presse » le 06/04/2009


L'AQUILA, Italie (AFP) - Le bilan du terrible séisme de lundi dans le centre de l'Italie pourrait approcher les 300 morts alors que la terre continue de trembler et qu'il ne restait pratiquement plus d'espoir jeudi de retrouver des survivants.
Les rescapés du séisme se sont réveillés difficilement jeudi après une nouvelle nuit dans le froid et l'inconfort alors que de fortes répliques ont rythmé la nuit.
Selon la chaîne de télévision en continu Sky TG24, le bilan s'est alourdi à 275 morts jeudi matin, quatre jours après le séisme qui a frappé les Abruzzes (centre) dans la nuit de dimanche à lundi, le plus meurtrier dans le pays depuis 30 ans.
Le précédent bilan officiel était de 273 victimes. Entre vingt et trente personnes sont toujours portées disparues et le nombre des blessés est de 1.170, dont 179 dans un état grave, selon les carabiniers. Le nombre de sans-abri est estimé à 28.000.
 

Dans la nuit, les secouristes ont annoncé avoir dégagé deux nouveaux corps sans vie dans un foyer d'étudiants qui s'était écroulé comme un château de cartes lors du tremblement de terre.
De nouvelles répliques se sont produites au cours de la nuit.
La plus forte secousse, ressentie par les journalistes de l'AFP mais aussi perçue à Rome et dans d'autres grandes villes du pays, a été enregistrée à 02h52 (00h52 GMT) et a atteint une magnitude de 5,2 sur l'échelle de Richter.
Au total 17.772 personnes ont passé une nouvelle nuit dehors dans les 2.962 tentes fournies par les autorités ou dans les centaines de voitures qui remplissent les parkings de la ville.
Vers 06h30 (04h30 GMT), dans le campement de sans-abri d'Onna, hameau martyr épicentre du séisme, les rescapés se réveillaient lentement et commençaient à sortir du village de tentes. Sur le parking adjacent, les occupants d'une centaine de voitures aux vitres embuées étaient encore endormis.


Des militaires somnolaient dans leur camion avec le moteur allumé, le thermomètre affichant 5°C à l'extérieur.
L'espoir de retrouver des survivants était extrêmement ténu jeudi, les nouvelles secousses compliquant la tâche des sauveteurs en rendant encore plus instables les décombres des habitations.
Les recherches se poursuivront jusqu'à dimanche, a annoncé le ministre de l'Intérieur Roberto Maroni.
Les deux premières victimes du séisme ont été enterrées mercredi, l'une dans la région touchée par le séisme, l'autre dans celle voisine du Molise.
Une cérémonie d'hommage national est prévue vendredi à L'Aquila, présidée par le numéro deux du Vatican, le cardinal Tarcisio Bertone. Les drapeaux de tout le pays seront en berne.
Le pape Benoît XVI a annoncé qu'il "espérait" se rendre "dès que possible" sur les lieux de la catastrophe où 8.500 secouristes sont à pied d'oeuvre.

Le président de la République Giorgio Napolitano est attendu jeudi matin à L'Aquila pour constater l'ampleur des dégâts.
Le chef du gouvernement Silvio Berlusconi s'est rendu chaque jour sur les lieux du sinistre depuis lundi.

Il a suggéré que la reconstruction soit divisée en 100 projets dont chacun serait pris en charge par l'une des 102 provinces italiennes, sous le contrôle du gouvernement.
Le Cavaliere a également évoqué l'"adoption d'une église ou d'un monument historique" par des institutions ou des gouvernements étrangers pour financer leur reconstruction.
Selon une première estimation gouvernementale, au moins 1,3 milliard d'euros seront nécessaires pour la reconstruction.
 


©AFP / Filippo Monteforte
Une peluche et une chaussure d'enfant
 dans les décombres d'un immeuble,
le 8 avril 2009 à L'Aquila


©AFP / Filippo Monteforte
Un couple attend des nouvelles d'un
 proche recherché par les secours dans
les décombres de L'Aquila,
le 8 avril 2009

Abruzzo in ginocchio, già 235 morti
Ancora scosse: si scava tra la macerie
Source : LA STAMPA   mardi 7 avril2009

Si aggrava il bilancio: 179 morti
Si aggrava il bilancio del terremoto
Mille i feriti, oltre cento sono gravi
Ancora crolli nel centro dell'Aquila


L'AQUILA
Ancora paura in Abruzzo. Il giorno dopo fa registrare nuove scosse, crolli e altri morti. La conta delle vittime supera quota 230, mille i feriti e 25mila gli sfollati mentre si continua a scavare senza sosta tra le macerie nella speranza di salvare qualche sopravvissuto. La terra, intanto, continua a tremare ed una nuova forte scossa in serata ha aggiunto macerie a macerie, seminando il panico tra una popolazione già duramente provata.

La terra trema ancora
La nuova scossa, alle 19.47, ha raggiunto una magnitudo 5.3 della scala Richter. Si tratta dell’intensità più forte dopo quella di magnitudo 5.8 che ha portato morte e distruzione nella notte tra domenica e lunedì. L’epicentro è stato localizzato nella zona compresa tra San panfilo d’Ocre, Fossa, S. Eusanio e Forcenese, più a sud-est dell’altra, a circa otto km di profondità. Segnalati nuovi crolli, tra cui la cupola della basilica dell'Aquila. In precedenza si erano registrate altre scosse: la più forte in mattinata (magnitudo 4.7). Prosegue quindi lo sciame sismico che da mesi sta interessando l’aquilano.

Il bilancio
Man mano che passano le ore i bilanci si fanno sempre più precisi. Sono 235 i morti accertati (40 del paese fantasma di Onna), di cui 15 non ancora identificati. I corpi sono allineati nell’hangar della scuola sottufficiali della Guardia di Finanza del capoluogo abruzzese dove è stato allestito l’obitorio. Ma il bilancio sembra destinato ad aumentare: si contano, infatti, ancora una trentina di dispersi. Mille i feriti negli ospedali, di cui in condizioni difficili. Gli sfollati, ha riferito il presidente della Regione, Gianni Chiodi, ammontano a 25mila. In serata sono attive 20 tendopoli con 16 cucine da campo che potranno ospitare 14.500 persone. Parte di coloro che sono rimasti fuori casa sono stati ospitati in alberghi lungo la costa, ma sono ancora tanti coloro che dormiranno anche questa notte in auto per stare vicino alle proprie abitazioni.

La corsa contro il tempo
Prosegue incessante intanto la ricerca di superstiti sotto le case crollate. Le operazioni, ha spiegato Berlusconi, dureranno «altre 48 ore da oggi, quando avremo la certezza che non c’è più nessuna possibilità di trovare persone vive». Il "miracolo" è avvenuto questa notte, quando a 23 ore dal terremoto, gli uomini del Soccorso alpino hanno estratto Marta Valente, una ragazza di 22 anni, bloccata sotto un palazzo di quatti piani crollato. E si è ripetuto stasera quando Eleonora (una giovane di 20 anni) è stata salvata dopo aver resistito per 42 ore sotto le macerie di una palazzina di quattro piani nella zona di La Gioia a L’Aquila. Dai resti della Casa dello studente, invece, sono stati recuperati oggi solo cadaveri: l’edificio verrà ora demolito per recuperare altri corpi senza rischi per le squadre di soccorso. Non ci sono infatti speranze di trovare qualcuno ancora vivo.

Berlusconi visita gli sfollati
Da domani, ha annunciato il premier entreranno in azione 1.500 tecnici qualificate per monitorare gli edifici colpiti. Saranno fatti accertamenti sulla stabilità, agibilità e valutazione dei danni subiti dai fabbricati. Per quanto riguarda le abitazioni, se nel corso del sopralluogo non venissero rilevati danni, potrebbe essere data alle famiglie l’autorizzazione a rientrare. Intanto, mentre visitava le tendopoli dell’aquilano, Berlusconi è stato raggiunto da una telefonata del presidente americano Barack Obama. «Mi ha detto - ha riferito il premier - che gli Stati Uniti sono a disposizione per qualunque esigenza e che il popolo e il governo americano ci sono vicini. Io gli ho detto che se loro vorranno dare un segno tangibile della loro vicinanza, noi da domani faremo l’inventario delle cose da ricostruire. Se dunque gli Usa vorranno prendersi la responsabilità della ricostruzione di beni culturali e chiese, noi saremo lietissimi di avere questo contributo alla ricostruzione».

Sospesi i pagamenti fiscali
Pronte misure di sostegno economico. L’Agenzia delle entrate ha sospeso i pagamenti di tasse locali e nazionali per i comuni coinvolti dal sisma. Il Governo ha deciso anche ti economici. Le misure saranno varate nel Consiglio dei ministri di dopodomani. «Non vi lasciamo soli», ha assicurato agli sfollati Berlusconi. Numerosi purtroppo gli episodi di sciacallaggio; finte telefonate e sms di allarme si sono verificati in alcuni centri dell’Abruzzo, mentre dalla Protezione civile giunge l’invito alle popolazioni a non prestare attenzione alle segnalazioni di nuove scosse. Nessun funzionario del Dipartimento - è stato precisato - è stato autorizzato a procedere ad evacuazioni o annunci di questo tipo.
 

Abruzzo, centomila in fuga dall'inferno
Source : LA STAMPA   mardi 7 avril2009


Si aggrava il bilancio: 179 morti

L'AQUILA
Ci sono i primi bilanci ufficiali della tragedia dell’Aquila e provincia dopo il sisma di ieri notte: 179 le vittime, 1.500 i feriti circa, di cui 300 direttamente medicati nell’ospedale da campo di piazza d’Armi. Sono 50mila gli sfollati. Il centro storico dell’Aquila di fatto non esiste più. Il Duomo, il campanile, le case, i palazzi nobiliari e i caratteristici vicoli sono totalmente inagibili. Molte delle strutture restano su quasi per miracolo. In via XX Settembre si continua invece a scavare soprattutto su una palazzina di quattro piani dove i dispersi sono ancora 35. Ieri l’unico sorriso vero che si è potuto raccogliere in mezzo alle macerie è stato quello di una ragazza di 13 anni, Francesca. Dieci ore passate sotto le macerie e poi il ritorno alla luce. Viva. Cosciente a tal punto da sorridere ai suoi soccorritori e dire il suo nome. Seicento metri più avanti, nella stessa via, più disperazione che salvataggi. Figli che hanno perso entrambi i genitori. Intere famiglie con bambini spazzate via. Resta soltanto la speranza - come accaduto in Molise ma anche nei terremoti degli anni ’70 - di ritrovare anche a distanza di più di un giorno persone ancora in vita.

E stanotte è stata estratta viva e caricata in ambulanza poco dopo le due della notte la studentessa 24enne di Teramo, Marta Valente, imprigionata da tre travi per quasi 24 ore nello stabile crollato di via Rossi, all’Aquila. Quattro le tendopoli. La più grande quella di piazza d’Armi, dove è stata allestita anche una straordinaria cucina da campo. Ci sono file lunghe ma composte per prendere la cena. Sono ancora poche le tende piazzate nei quattro siti, ma servono almeno per dare un tetto ad anziani, feriti e bambini. E gli altri? Arriveranno roulotte, arriveranno altre tende ma nelle prossime ore. Per questo si stanno organizzando autobus per portare parte degli sfollati negli hotel lungo la costa abruzzese.

Le mete: Pescara, Giulianova, Roseto e altre ancora. Il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli ha fornito una prima stima dei danni. «Senza considerare le imprese e il mondo del lavoro, solo per quanto riguarda l’edilizia e le case», la stima dei danni ammonta a «1 miliardo e 300 milioni di euro, cifra destinata ad aumentare perchè ci sono i danni all’imprenditoria che devono essere ancora valutati». Al momento, secondo i VVFF, sono cento le persone estratte vive dalle macerie dalla scorsa notte tra l’Aquila e i comuni della provincia.
 

Séisme en Italie: 179 morts et 34 disparus, selon un nouveau bilan
Sources : « Agence France Presse » le 07/04/2009
 
Le violent séisme qui a frappé lundi le centre de l'Italie a fait 179 morts et 34 disparus, selon un nouveau bilan provisoire mardi du centre de coordination des secours de L'Aquila.
 

Terremoto: trema la terra in tutto il centro Italia
Source : LA STAMPA lundi 6 avril2009
 

Carabinieri: decine di morti, molti bambini. Numerosi i dispersi ancora sotto le macerie e migliaia gli sfollati.
All'Aquila è stato evacuato l'ospedale Interrotta al traffico l'autostrada A24.


L'AQUILA
Il numero dei morti, secondo fonti ospedaliere, è salito a 27. È l’ultimo bilancio del terremoto di magnitudo di 5,8 gradi della scala Richter che la scorsa notte ha colpito L’Aquila. E proprio la situazione all’ospedale dell’Aquila, fortemente danneggiato dalle scosse e senza acqua potabile, diventa sempre più drammatica di minuto in minuto.


©AFP / Filippo Monteforte
Un policier devant un bâtiment effondré après le séisme qui a frappé la région
de L'Aquila, dans le centre de l'Italie,
 le 6 avril 2009


Ci sono intere zone dove si stanno effettuando i primi interventi che sono in reale pericolo di inagibilità, tanto che numerosi medici medicano i feriti all’aperto di fronte alla entrata principale del pronto soccorso. Continuano ad arrivate feriti sia con ambulanze che con auto private e di tanto in tanto sfilano barelle con i morti che vengono accompagnati al vicino obitorio.

Nella città abruzzese la situazione più critica è quella che riguarda la zona compresa tra via XX Settembre e via Campo di Fossa. In quest’ ultimo caso si registra il crollo di un condominio di cinque piani sotto il quale è molto probabile che siano intrappolate intere famiglie. Pochi fa un’altra scossa ha fatto tremare per alcuni secondi la terra. Molte delle case già lesionate sono venute giù e anche il simbolo della città, all’ingresso dell’Aquila, a Porta Napoli, è venuto giù. Sono state date indicazioni agli sfollati dell’Aquila di raggiungere la zona dello stadio, considerata sicura, dove sarà allestito un campo di accoglienza. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, non andrà più a Mosca ma si recherà a l’Aquila per verificare di persona la situazione dopo i terremoti.

Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, ha convocato per le prossime ore un vertice operativo presso il Dicastero di Porta Pia per mettere a punto «i provvedimenti più urgenti per fronteggiare le conseguenze di questo gravissimo evento tellurico». Le linee ferroviarie principali, riferiscono le Ferrovie dello Stato, sono tutte operative, mentre sono in atto gli accertamenti sulle linee regionali. Restano chiuse per il completamento degli accertamenti le linee regionali Sulmona-L’Aquila-Terni, Sulmona-Tivoli, Giulianova-Teramo, Sulmona-Carpinone. Le infrastrutture centrali di Telecom Italia, sia nella telefonia fissa che in quella mobile, non hanno subito danni nel terremoto della notte scorsa in Abruzzo. Lo riferisce il gruppo telefonico, spiegando che i telefoni, dunque, «funzionano regolarmente», a parte la normale congestione del traffico che si verifica sempre in casi come questi.
 

Italie: un violent tremblement de terre dans le centre de l’Italie fait au moins 27 morts
Sources : « Agence France Presse » le 06/04/2009

Un policier devant un bâtiment effondré après le séisme qui a frappé la région de
L'Aquila, dans le centre de l'Italie, le 6 avril 2009

L'AQUILA, Italie (AFP) - Le centre de l'Italie a été frappé lundi par un violent tremblement de terre, pire séisme dans la Péninsule depuis plus de dix ans, faisant au moins 27 morts selon un bilan provisoire qui pourrait encore s'alourdir. Un bilan établi dans la matinée par des sources hospitalières, cité par l'agence Ansa, a fait état d'au moins 27 morts à L'Aquila, capitale de la province montagneuse des Abruzzes (à environ 100 km au nord-est de Rome) et ville la plus touchée par le tremblement de terre.Les carabiniers ont comptabilisé une trentaine de disparus.
S'exprimant sur la chaîne de télévision SkyTG24, le Premier ministre Silvio Berlusconi a décrété l'urgence nationale et désigné le chef de la protection civile Guido Bertolaso comme coordonnateur des secours."Il faut s'attendre à de nombreuses victimes, beaucoup de blessés et beaucoup de maisons effondrées" a déclaré à la radio M. Bertolaso qui a estimé qu'il faudrait "beaucoup de temps" pour faire disparaître les traces de cette catastrophe.


Localisation de l'épicentre
du séisme du 6 avril 2009 en Italie

Selon la protection civile, plus de dix mille maisons et édifices ont été endommagés par la secousse d'une magnitude de 5,8 dont l'épicentre se situait à 5 km sous L'Aquila. Le centre historique de cette ville de 60.000 habitants a particulièrement souffert. La nef d'une église s'est effondrée de même qu'une partie d'une résidence pour étudiants. Un hôpital de la ville a du être évacué par peur des répliques. De très nombreux édifices portent les traces du séismes, a constaté un photographe de l'AFP à L'Aquila. Les accès sont de la ville sont difficiles et les secours encore peu nombreux, a-t-il constaté."J'ai vu les pompiers de Rome en route vers la région", ajoute-t-il.
 


©AFP / Vincenzo Pinto
Des secouristes parmi les décombres
d'une maison effondrée cherchent
d'éventuelles victimes à
L'Aquila le 6 avril 2009
 

Les premières images des télévisions montrent des toits effondrés, des routes jonchées de pierre tombées de la montagne. Des milliers d'habitants sont descendus dans les rues dans la nuit ou se sont rassemblés dans les stades de la région par peur des répliques. La secousse a été ressentie dans tout le centre de l'Italie, de l'Adriatique à la mer Tyrrhénienne, et notamment dans la capitale où elle a réveillé de nombreux romains. Une autre secousse assez forte (magnitude 4,6) avait déjà été ressentie dimanche dans la soirée en Italie du nord dans région portuaire de Ravenne, sans faire ni victime ni dégâts, selon l'agence Ansa.
L'hypocentre du séisme, qui s'est produit à 22H20 (20H20 GMT) dans la région de l'Emilie-Romagne, était exceptionnellement profond, à quelque 28 km de profondeur, ont indiqué des responsable de la sécurité publique.
En raison de sa profondeur, ces premières secousses - totalement distinctes du tremblement de terre dans la nuit dans les Abruzzes - ont été ressenties sur une large zone, et notamment dans la région des Marches, plus au sud sur la côte Adriatique. L'ensemble du territoire italien, qui s'étend sur plusieurs plaques tectoniques, est fortement exposé aux risques de tremblements de terre. Vingt millions d'Italiens sont "potentiellement exposés au risque sismique", selon la protection civile.

 

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