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La
notte nella tendopoli (Reuters)
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DOPO
QUELLA CATASTROFICA DEL 6 APRILE LA
TERRA HA TREMATO ANCORA
Nuova scossa nell'Aquilano. La
magnitudo è stata del 4,5
Epicentro localizzato a 4 chilometri da
Pizzoli, Barete e a 10 km dal capoluogo.
Il sisma avvertito anche a Roma
L'AQUILA - Non c'è pace per gli
abruzzesi. Dopo il terremoto del 6
aprile una nuova forte scossa di
terremoto è stata registrata all'Aquila,
Teramo e Pescara alle 22,58. La
magnitudo stimata è del 4,5 ed è stata
registrata dall'Istituto Nazionale di
Geofisica e Vulcanologia con epicentro
localizzato a 4 chilometri da Pizzoli,
Barete e a circa 10 chilometri da
L’Aquila. Secondo i dati rilevati la
scossa si è prodotta alla profondità di
circa 14 chilometri dalla superficie
terrestre. Non si segnalano nuovi crolli
nel centro storico dell'Aquila.
LA PAURA - Centinaia le telefonate alle
sale operative dei carabinieri, dei
pompieri e della stradale, perché molti
automobilisti, impauriti, hanno sentito
il nuovo evento tellurico di magnitudo
ben superiore a 3.5, quella ormai
divenuta consueta nell’ultimo mese.
Numerose le squadre dei pompieri e delle
forze dell’ordine che stanno effettuato
controlli e verifiche sia in provincia
dell’Aquila che di Teramo. Molte persone
sono scese in strada dalle case e uscite
dalle tendopoli dell’Aquila.
REPLICHE - Nella notte sono state
altre sette le scosse registrate
dall’Istituto nazionale di geofisica e
vulcanologia. La prima di magnitudo 3.1
alle 0.48; alle 2.42 la magnitudo era di
3.8; di 2.4 alle 3.24; alle 3.41 la
magnitudo 2.4; alle 3.37 di 2.0; alle
5.35 di 2.4 e alle 8.17 di 2.6.
ROMA - A quanto riferiscono dal comando
provinciale dei vigili del fuoco di via
Genova la scossa di lunedì sera è stata
avvertita su tutto il territorio della
capitale. Numerose le chiamate al 115,
ma al momento non si registrano danni a
cose o persone. Si tratta della scossa
più forte dal 13 aprile scorso, quando
una replica del sisma del 6 aprile
raggiunse magnitudo 4.9. Tutto questo a
due settimane circa dal G8, che si terrà
a L'Aquila dall'8 al 10 luglio.
BOSCHI - «Una scossa forte, di
gran lunga più forte di quelle degli
ultimi mesi, ma la cui intensità resta
comunque inferiore di circa 50 volte a
quella che il 6 aprile scorso devastò l’Abruzzo».
Così il presidente dell’Ingv, Enzo
Boschi, definisce intervistato da Apcom
l'evento sismico che si è verificato
nell'aquilano. «La scossa rientra
nell'evoluzione possibile di questo
sciame sismico. Dalla grande scossa sono
passati più di due mesi, ma dal punto di
vista sismologico è un periodo molto
breve - ha detto Boschi -. Sarà
interessante verificare come gli edifici
dichiarati agibili dalla Protezione
civile hanno resistito a questa scossa
che, su di loro, non dovrebbe avere
avuto alcun effetto». «È importante ora
l’elemento psicologico - prosegue il
presidente dell'Ingv - per la
popolazione locale, bisogna mantenere la
calma. È chiaro che questo sciame
sismico è destinato a durare ancora nel
tempo».
23 giugno 2009, Il Corrier della Sera
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Nonostante le difficoltà e le ferite del
sisma, i parchi naturali e molte
strutture turistiche sono perfettamente
in grado di accogliere gli ospiti. Per
ricominciare
a cura
della Redazione di
mondointasca.org
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Parco nazionale del Gran Sasso
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Federparchi, la federazione italiana
dei parchi e delle riserve naturali,
lancia un appello a trascorrere le
vacanze in Abruzzo e a organizzare gite,
escursioni e manifestazioni nei suoi
parchi. Dopo il lutto del terremoto,
ricorda l'associazione, le grandi e
piccole località turistiche abruzzesi
corrono il rischio del tracollo
economico a causa delle disdette di
migliaia di turisti che avevano
programmato una visita. Sul sito
Internet www.parks.it e sui siti
ufficiali dei parchi abruzzesi, nella
sezione “Ospitalità”, è disponibile un
elenco delle strutture ricettive (alberghi,
bed & breakfast, agriturismi, campeggi)
agibili e funzionanti, contrassegnate da
una icona verde.
I parchi, agibili e sicuri
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Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e
Molise |
I timori
suscitati dal terremoto rischiano
infatti di fare terra bruciata anche in
zone che dal sisma sono state poco o per
nulla interessate, e che sono agibili e
sicure. I parchi in primis. È il caso,
per esempio, dei rifugi del Gran Sasso,
nell'omonimo parco nazionale, ma anche
dei molti esercizi del parco nazionale
d'Abruzzo, Lazio e Molise, di quello
della Majella, del parco regionale del
Sirente Velino e delle tante riserve
naturali presenti entro i confini
abruzzesi.(15/5/09) |
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L’AQUILA RICONQUISTATA DAI SUOI
CITTADINI
5 giugno
2009
L’orgoglioso ritorno degli Aquilani
nella loro città,
violata la
zona rossa con una manifestazione
di Goffredo Palmerini
L’AQUILA – C’era orgoglio, coraggio e
dignità civica sui volti degli Aquilani
giunti dalle tendopoli, dai borghi e
dagli alberghi della costa abruzzese
dove hanno precario alloggio per
manifestare nella loro città la ferma
intenzione di voler rientrare subito
nelle loro case, di far rivivere l’incomparabile
centro storico dell’Aquila, di tornare
presto alle abitudini quotidiane nel
cuore stesso della città. Una
manifestazione composta, densa di
pathos. Più di mille persone hanno
sfidato il divieto d’accesso nella “zona
rossa”, raccogliendosi attorno ai
gonfaloni del Comune capoluogo, della
Provincia e degli altri 48 Comuni del
cratere del sisma. L’appuntamento nel
parco delle Rimembranze, antistante l’Emiciclo,
dove ha sede la più alta istituzione
regionale, il Consiglio Regionale d’Abruzzo.
Il 3 giugno, a quasi due mesi dal
tragico terremoto che ha duramente
colpito L’Aquila ed una parte dei borghi
che quasi otto secoli fa contribuirono
alla sua fondazione, gli Aquilani hanno
riconquistato la loro agorà guardati con
vigile e discreta e comprensione dalle
forze dell’ordine che, inflessibili, dal
7 aprile presidiano tutti gli accessi
della città antica raccolta dentro la
cinta muraria. C’erano moltissimi
Sindaci, con la fascia tricolore, sul
piedistallo di fortuna allestito presso
l’altare della Patria aquilano. Erano
stretti l’un l’altro, non solo per l’angustia
del palco, quanto per la condivisione
della pesante responsabilità di governo
che li grava nei confronti delle
popolazioni che rappresentano, in un
momento drammatico della storia delle
loro comunità. Ma anche erano fieramente
consapevoli d’interpretare delle loro
comunità l’aspirazione, la voglia, le
ansie e la volontà, fuse nella
determinazione forte di far rinascere la
città e i borghi, nelle forme
architettoniche splendide e con le
preziosità artistiche esistenti prima
del sisma. Per tutto questo occorrono
norme chiare, risorse finanziare certe,
poteri e competenze ben definiti che
coinvolgano le istituzioni locali nel
difficile processo di ricostruzione.
Mentre un po’ meno si ha necessità di
promesse, di pacche sulle spalle, di
rassicurazioni sulla parola, piuttosto
che certezze per tabulas, ben scritte su
una legge.
Ecco la ragione della manifestazione,
dove tutti si sono sentiti pari, legati
da un tacito patto di solidarietà, dove
le istituzioni locali, provinciali e
regionali, pur se variamente
rappresentate sul piano politico,
attraverso i loro rappresentanti hanno
solennemente dichiarato d’aver ciascuna
deposto, all’indomani del tragico 6
aprile, le rispettive casacche d’appartenenza
per dedicarsi in piena concordia
all’unico obiettivo, quello di far
risorgere la città e i suoi borghi.
Dunque una grande prova d’unità, non
scalfita da qualche defezione,
nell’esigere dal Governo e dal
Parlamento - tra qualche giorno
impegnato nella conversione in legge del
decreto, in discussione alla Camera - un
trattamento adeguato all’entità della
catastrofe, , per assicurare alle
popolazioni terremotate una completa
ricostruzione, così come annunciato. Né
di più di altri, ma neanche un centesimo
di meno, ha affermato il Sindaco
dell’Aquila, Massimo Cialente,
intervenuto dopo la Presidente della
Provincia, Stefania Pezzopane che ha
rigorosamente fatto il punto della
situazione. Ha infatti richiamato i
positivi risultati finora raggiunti, ma
anche quelli che ancora si attendono dal
Parlamento, con decisioni e stanziamenti
certi da calare nella legge di
conversione per poter riparare le case
danneggiate, ricostruire per intero i
centri storici, recuperare l’immenso
patrimonio artistico e monumentale,
riattivare presto le attività di
formazione - scuole, accademie,
università e conservatorio - essenziali
per una città degli studi come L’Aquila,
per ripristinare le infrastrutture a
servizio del Capoluogo della regione.
Infine, per l’economia d’un territorio
così duramente colpito, s’attende dal
Governo e dall’Unione europea la
dichiarazione per L’Aquila di “zona
franca”, con le conseguenti misure di
sgravio fiscale, le sole capaci di far
ripartire il sistema industriale,
commerciale e terziario della città e
far affluire nuove iniziative produttive.
Lo ha detto con chiarezza Giorgio De
Matteis, vice Presidente del Consiglio
Regionale d’Abruzzo nel suo intervento,
argomento poi ripreso da Americo Di
Benedetto, Sindaco di Acciano, piccolo
borgo della Valle Subequana, che ha
parlato a nome dei Sindaci dei piccoli
centri del cratere. Diversi parlamentari
presenti, molti i consiglieri regionali,
amministratori provinciali e comunali,
senza distinzione d’appartenenza. Il
deputato aquilano Giovanni Lolli,
auspicando compattezza dei parlamentari
abruzzesi, ha osservato come non
occorrano parole per descrivere la
gravità della situazione. E’ sufficiente
che la Commissione Ambiente della
Camera, di cui è componente, faccia un
sopraluogo all’Aquila. Ha quindi
confermato il suo impegno, anche con la
presentazione d’un emendamento con
misure a favore dei Vigili del Fuoco,
eroici nell’opera di soccorso, ma
traditi da promesse del Governo poi non
mantenute. Ci si augura che lo sforzo
delle istituzioni, sostenuto anche da
decine di comitati di cittadini, in sede
di discussione alla Camera possa portare
le necessarie modifiche al decreto del
Governo per garantire al meglio la
ricostruzione.
Già, perché non tutti sembra siano
consapevoli dell’enorme gravità di
quanto accaduto all’Aquila due mesi fa.
Lo sottolineava con rara efficacia
Errico Centofanti, uno degli uomini di
punta della cultura aquilana, in una
nota scritta ad un mese esatto dal sisma,
pubblicata su diverse testate in Italia
ed all’estero. Questo l’incipit: “Lunedì
6 Aprile 2009 alle 3.32, un terremoto di
inaudita violenza ha devastato la città
dell’Aquila e decine di borghi della
fascia pedemontana meridionale del Gran
Sasso d’Italia, ha ucciso 300 persone,
ne ha ferito 1.500 e per oltre 65.000 ha
reso necessario il ricorso a alloggi di
fortuna. Il Terremoto dell’Aquila, che
fin dal 13 Dicembre è stato preceduto da
centinaia di scosse minori, ha causato
la più vasta e radicale distruzione di
un’importante città antica dopo quella
del Terremoto di Lisbona risalente al
1755. Sono questi i termini in cui la
notizia avrebbe dovuto fare
correttamente il giro del mondo,
affinché la tragedia verificatasi
potesse trovare un’appropriata
rappresentazione nonché il presupposto
per un suo adeguato risarcimento
materiale. (…) La prima catastrofe,
sotto l’apparenza di una stupida
sottigliezza, scaturisce da un
dirompente sovvertimento della realtà.
“Terremoto dell’Abruzzo” si è messo a
credere, invece di “Terremoto
dell’Aquila”: un flusso di
disinformazione miope e irresponsabile
che, mirando ai vantaggi ricavabili da
una futura gestione clientelare a
pioggia dei fondi per la ricostruzione,
ha minimizzato la portata degli atroci
danni subiti dall’Aquila e ha duramente
danneggiato le migliaia di imprenditori
e lavoratori di quell’industria
turistica che costituisce la spina
dorsale dell’intera economia abruzzese
(…)”.
Tante altre argomentazioni aggiungeva
Centofanti, con un ragionamento che non
fa una piega. Perché a molti davvero è
sfuggita la dimensione del dramma che ha
sconvolto L’Aquila, come non accadeva da
secoli ad una città importante,
capoluogo di regione, paralizzandone le
molteplici funzioni istituzionali e
civili. E ancora non accadeva ad una
grande città d’arte, straordinaria per
la singolarità della sua fondazione,
della sua storia plurisecolare e della
sua struttura urbana, dove è andato
distrutto o seriamente danneggiato un
centro storico di quasi quattro
chilometri quadrati, ricco d’architetture
uniche - chiese, palazzi, fontane, torri,
porte urbiche, opere di fortificazione e
castelli - ciascuna scrigno d’innumerevoli
opere d’arte, tanto raffinate quanto
sovente poco conosciute. Insomma, un
gioiello urbano, incanto ed ammirazione
d’ogni visitatore che della città,
inaspettata nel suo diffuso splendore,
faceva scoperta innamorandosene per
sempre, come per un colpo di fulmine.
Una città che per oltre tre secoli dalla
sua nascita, nel 1254, recitò un ruolo
rilevante in Italia, grazie alla
sapienza dei suoi amministratori, alle
personalità spirituali (papa Celestino
V, San Bernardino da Siena, San Giovanni
da Capestrano), per le libertà ed il
prestigio che seppe ritagliarsi come
città di confine, con gli Angioini prima
e poi con gli Aragonesi. Crocevia di
fatti politici di portata universale tra
papato e impero, di conflitti e guerre
tra regni e dinastie, ricca di commerci
europei attraverso comunità straniere
stabilmente insediate in città (tedeschi,
francesi, spagnoli, albanesi, ma anche
lombardi, veneziani, fiorentini ed altri),
seconda città del regno dopo Napoli,
godeva di privilegi fiscali, moneta
propria ed autonomia nel governo civico
secondo i suoi statuti. Questa, in
pillole, L’Aquila attraverso otto secoli.
Ogni pietra, fino a quel 6 aprile,
raccontava un pezzo di storia, recitava
la sua origine e la sua foggia lavorata,
dal Duecento al Novecento, declinandosi
negli stili modellati da provetti
maestri artigiani, dal Medioevo al
Rinascimento, dal Barocco al Neoclassico
e al Liberty. Migliaia le preziosità
architettoniche censite come beni
monumentali, costituenti l’enorme
patrimonio d’arte. Oltre 1900 i vincoli
apposti del Ministero per i Beni
Culturali su chiese, case e palazzi dove
ciascun cespite immobiliare riservava
formidabili sorprese d’arte: facciate,
absidi, altari, mausolei, portali,
chiostri, bifore, cortili, pozzi,
colonnati, logge, camini, stemmi lapidei
di casati. E poi affreschi, paramenti
lignei, dipinti, intarsi, arredi,
ornamenti murari e cassettoni, ciascuno
un pezzo unico o raro d’arte. Centinaia
di palazzi nell’ordito urbano citano
nomi di famiglie illustri che hanno
fatto nei secoli la storia della città,
nei commerci dei tessuti aquilani e
dello zafferano, nelle professioni,
nelle attività armentarie e nella
produzione laniera, nella cultura e
nelle scienze, negli incarichi civili e
nella vita religiosa. L’Aquila è (era)
una città prodiga di particolari, dove
mai si finisce di scoprirne. Dove il
turista curioso che s’avventurava nelle
sue arterie ortogonali, ma anche nelle
stradine, nelle coste e nei vicoli più
reconditi dei quartieri, aveva miniere
di dettagli su cui soffermarsi, persino
sulla toponomastica singolare (sdrucciolo
dei Poeti, via della Cutrettola,
sdrucciolo dei Ciuchi, via dei Drappieri,
via delle Tre Spighe, via degli
Scardassieri). Il centro storico vivo in
ogni palmo che, negli ultimi tre giorni
della settimana, esplodeva intensamente
e tirava a lungo le sue notti grazie ad
una moltitudine festosa di giovani,
decine di migliaia, che ne animavano
ogni angolo, ambiente e locale. Era
amata, L’Aquila, dai giovani. A
cominciare dai trentamila studenti della
sua Università, delle sue Accademie, del
Conservatorio di musica, delle sue
scuole d’alta formazione e dei centri di
ricerca scientifica, come i Laboratori
Nazionali del Gran Sasso. Ma anche dai
giovani in armi, gli alpini del 9°
Reggimento “L’Aquila”, gli specialisti
della Brigata “Acqui”, gli allievi della
Scuola Soprintendenti e Ispettori della
Guardia di Finanza.
Ebbene, per la ricostruzione d’un centro
storico come quello dell’Aquila
occorrono risorse ingenti ed adeguate,
non giaculatorie di maniera. Ben oltre i
dieci miliardi di euro, che garantiscano
la copertura finanziaria alla
ricostruzione. Stanziamenti certi, non
il ricorso aleatorio alle entrate del
“Gratta e vinci”, come taluno ha
supposto. Hanno ragioni da vendere i
Sindaci, la Presidente della Provincia
dell’Aquila, il Presidente della Regione,
Gianni Chiodi. Anche il popolo italiano
sarebbe ben disponibile nell’accettare
il ricorso ad una tassa di scopo per
finanziare la ricostruzione dell’Aquila,
specie se gli si assicura la
restituzione del versato tra qualche
anno. Questa è la sfida che l’Italia non
può perdere. E’ una sfida che l’intero
sistema Paese deve vincere di fronte
all’Europa ed al mondo. Tra qualche
settimana L’Aquila sarà ancora al centro
dell’interesse mondiale, nei tre giorni
in cui vi si terranno i lavori del G8. I
capi dei Paesi più sviluppati del mondo
potranno vedere direttamente lo stato
della città e magari impegnarsi ciascuno
per ricostruire e restaurare uno dei
tanti monumenti insigni dell’Aquila,
dalla basilica di Collemaggio a San
Bernardino, dal Forte Spagnolo a Santa
Maria Paganica, da Sant’Agostino a Santa
Maria del Suffragio, dai monumenti nel
contado alla ricostruzione dei borghi
distrutti, come farà la Germania con
Onna. L’Aquila, nella sua precedente
straordinaria bellezza e nella sua
attuale sciagura è sotto gli occhi del
mondo. Venia per l’infausto riferimento,
per paradosso c’è voluto un terremoto
devastante per far conoscere al mondo
una città così straordinaria. Non c’è,
sebbene attraverso immagini dolorose e
disastrose, chi delle bellezze
artistiche dell’Aquila non abbia
scoperto l’impareggiabile unicità, per
quanto brutalmente ferite dal sisma.
Giornali e televisioni di tutto il mondo,
per giorni e giorni, queste immagini
hanno rilanciato in ogni angolo del
pianeta, determinando un moto di
solidarietà al pari d’una consapevolezza
del valore inestimabile dell’Aquila e
dei suoi borghi come beni dell’intera
umanità. Anche per questo debbono poter
tornare nella disponibilità mondiale, al
più presto, nello splendore il più
rispettoso della loro storia. E insieme
ad essi deve rinascere l’intero centro
storico, costituendo un irripetibile
unicum urbano.
E’ augurabile che presto il cuore
dell’Aquila, messo doverosamente in
sicurezza e sgombrato delle sue rovine,
veda sorgere tanti cantieri della
ricostruzione, anzi del suo “rinascimento”.
E che la città, pur ancora ferita, possa
comunque esercitare una compatibile
accoglienza, con le botteghe che
potranno riaprire e con alcune attività
che vi si potranno svolgere. Appena
possibile. Un’accoglienza anche verso
chi voglia visitarla, come si fa visita
ad un amico ferito in un incidente, al
quale si vuole bene. Venite a visitare
l’Abruzzo, venite a visitare la sua
città capoluogo. L’Aquila è bella, pur
se sofferente, anche se gli oltraggi
disastrosi del sisma dovranno ancora
essere risarciti per restituirla alla
primitiva meraviglia. Eppure l’affetto e
l’attenzione che gli amanti delle città
d’arte vorranno dedicarle nei prossimi
mesi e nei prossimi anni, in corso di
cura delle sue ferite, saranno un segno
d’amicizia forte e d’apprezzamento del
suo incomparabile valore architettonico.
Un tributo d’amore alla sua storia
straordinaria, un omaggio alla dignità
ed alla compostezza dei suoi cittadini,
un impegno a condividerne l’avvenire,
seguendone la rinascita e riservandosi
la gioia di poterla rivivere tutta, in
ogni angolo, appena completamente
guarita. Per essere, poi, testimoni nel
mondo della sua straordinarietà.
gopalmer@hotmail.com
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Italie
La
colère monte à L'Aquila deux mois après
le séisme
jeudi 04
juin 2009
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Deux
mois après le séisme qui a frappé la
région de L'Aquila dans les Abruzzes
(centre de l'Italie), la colère et la
frustration sont perceptibles chez les
quelque 58 000 réfugiés obligés de vivre
sous la tente dans des conditions
difficiles depuis le 6 avril.
Presque toute la ville reste classée
"zone rouge dangereuse" et les pompiers
s'affairent toujours à consolider les
principaux édifices. Les premiers
travaux de déblaiement n'ont pas
commencé, et encore moins ceux de
reconstruction.
La colère monte
Samedi dernier, 600 personnes déplacées
ont pour la première fois manifesté
contre la lenteur de la reconstruction
aux cris de "Reprenons le contrôle de
notre ville".
Le gouvernement de Silvio Berlusconi a
promis de reloger toute la population
des camps de toile avant l'hiver 2009 en
réparant les logements qui peuvent
l'être ou en en construisant de
nouveaux.
"Il y a beaucoup d'amertume dans la
population" déclare un responsable de la
logistique des pompiers pour le centre
ville de L'Aquila.
Selon lui, il est peu probable qu'une
majorité des habitants puissent regagner
leurs appartements avant le printemps
2010 soit un an après le séisme qui a
coûté la vie à près de 300 personnes.
"Presque toute la ville est inaccessible
car dangereuse. Beaucoup de maisons sont
restées debout mais les rues qui y
conduisent sont périlleuses", a-t-il
expliqué.
Que des paroles
"Jusqu'à présent nous avons entendu
surtout de belles paroles", commente
Giusti Contino. Le mécontentement
s'étend dans les camps de toile
invivables comme dans les hôtels
réquisitionnés mais surpeuplés de la
côte Adriatique.
Les autorités ont décidé la semaine
dernière que les manifestations seraient
interdites et ont recommandé
discrètement qu'on veille à ne plus trop
servir aux réfugiés de café, d'alcool,
ou même de coca-cola car il s'agit de
"produits potentiellement stimulants",
écrit le journal Le Centre.
Ville fantôme
L'Aquila reste une ville fantôme avec
ses rues bloquées par des murs écroulés,
ses immeubles affaissés et ses églises
aux clochers chancelants et aux trous
béants au chevet duquel s'affairent les
pompiers.
Seuls des pompiers et des ouvriers de
quelques entreprises publiques ou
privées spécialisées dans la
consolidation des bâtiments sont
autorisés à pénétrer dans la ville où de
temps à autre des secousses sont
perceptibles.
Le G8 à
L'Aquila
Trois semaines après le désastre, Silvio
Berlusconi a créé la surprise en
annonçant que le sommet des chefs d'Etat
du G8 des huit pays les plus développés
se tiendraient du 8 au 10 juillet dans
une école militaire des faubourgs de
L'Aquila et non dans l'île paradisiaque
de La Maddalena en Sardaigne.
"Ce sera un signe de solidarité" avec
les victimes du tremblement de terre et
permettra d'épargner 220 millions
d'euros qui pourront être mieux employés
à L'Aquila que dans l'hébergement des
milliers de participants du G8 dans des
navires de croisière de luxe, avait-il
indiqué.
Pour le responsable de la logistique des
pompiers cependant, cette décision
"représente incontestablement une charge
supplémentaire" pour les milliers de
pompiers et de volontaires de la
Croix-Rouge qui avaient fait de l'école
le principal centre de secours de la
région. |
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COMMUNIQUE
Le Comité des
Italiens à l’Etranger de la
Circonscription Consulaire de Paris a décidé
de réaliser une initiative intitulée «
TERREMOTO ABRUZZO ».
Cette initiative a pour objet de recueillir
des fonds destinés à un projet précis (aide
aux victimes ou à la reconstruction des
zones sinistrées) afin d’éviter toutes
dispersions au travers de différents canaux.
Un numéro de compte spécial « Victimes
Séisme Abruzzes» a été ouvert par le
COM.IT.ES auprès de la banque « MONTE PASCHI
BANQUE » pour tous ceux qui désirent
participer à cet élan de solidarité.
Les versements pourront être effectués par
chèque, établis à l’ordre de
"Victimes Séisme Abruzzes", ou par
virement bancaire :
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Code
Banque |
Code
Guichet |
Numéro de compte |
clé |
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30478 |
00001 |
01021165002 |
73 |
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BAN |
FR76
3047 0000 0101 0211 65002 73
|
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BIC |
MONTFR PP XXX |
MONTE PASCHI
BANQUE
Agence de Paris Opéra
7, Rue Meyerbeer
75009 Paris
Tél: 01 40 07 88 00
Le Consulat
Général d’Italie à Paris, informé de cette
initiative, précise que les fonds recueillis
pourront être
ultérieurement transférés en Italie sur le
compte de la Région Abruzzo ouvert
spécifiquement à cet effet auprès de la
banque « Banca Unicredit » ou bien sur les
deux comptes ouverts par la « Protezione
Civile » auprès de la banque « Unicredit
Banca di Roma » et de la banque « Banca
Intesa San Paolo ». Les références de ces
comptes bancaires sont mentionnées sur les
sites :
www.consparigi.esteri.it et
www.protezionecivile.it
Par ailleurs, la
Protection Civile italienne a mis à
disposition un numéro de téléphone pour les
personnes qui auraient besoin d’informations
sur les victimes et les blessés du
tremblement de terre :
0039 06 6820 3229
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COMUNICATO
STAMPA
Il cordoglio del presidente Andrea
Olivero
TERREMOTO:
ACLI, “UN AIUTO PER L’AQUILA”, ATTIVATI DUE
CONTI CORRENTI PER RACCOGLIERE FONDI
Roma, 7 aprile 2009 - Per raccogliere
fondi da destinare alle popolazioni vittime
del terremoto in Abruzzo, le Associazioni
cristiane dei lavoratori italiani hanno
attivato due conti correnti presso Poste
Italiane e Banca Etica. Per gli iscritti
delle sedi provinciali sparse in tutta
Italia e per tutti i cittadini che intendono
offrire un contributo economico.
I fondi raccolti saranno destinati alla
realizzazione di progetti mirati da attuare
nella fase di ricostruzione, in accordo con
le Acli territoriali, che in Abruzzo contano
110 circoli per oltre 12mila soci, di cui
circa la metà residenti nella provincia de
L’Aquila.
Il presidente nazionale delle Acli Andrea
Olivero esprime il cordoglio
dell’associazione per le vittime, la
vicinanza ai feriti, ai familiari, a tutte
le persone coinvolte: «Gli abitanti de
L’Aquila e dell’Abruzzo potranno contare sul
sostegno, l’affetto e la solidarietà degli
italiani, che nei momenti di difficoltà come
questi sanno riconoscersi come un popolo
unito e dare prova di grande generosità».
I contributi di solidarietà possono essere
versati sul conto corrente bancario di Banca
Etica (Iban - IT 06 M 05018 03200
000000129000) intestato a “Acli – Un aiuto
per L’Aquila”; oppure su conto corrente
postale intestato alle “Acli” (Iban - IT68
D07601 03200 000030577001), indicando nella
causale “Acli – Un aiuto per L’Aquila”)
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COMMUNIQUÉ
Le COM.IT.ES. – Comité des Italiens à
l’Etranger – de Chambéry et son Président
Graziano DEL TREPPO, coordinateur des
COM.IT.ES de France, manifestent en ce
triste moment leur affection et leur
solidarité avec tous ceux qui vivent dans la
terre millénaire des Abruzzes et avec tous
ceux qui l’ont quittée pour émigrer et
trouver ailleurs de meilleures conditions de
vie et de travail.
Le séisme qui a frappé le cœur des Abruzzes
nous appelle tous à la solidarité les
habitants de L’Aquila et de sa Région.
Les ressortissants des Abruzzes à l’étranger
sont des millions, en Europe et en Amérique,
qui vivent des heures d’angoisse pour leurs
familles. De nombreux Italiens originaires
de cette Région vivent aussi en France.
Leur douleur est notre douleur.
Malheureusement pour ceux qui ont perdu des
membres de leur famille nous pourrons
seulement exprimer notre participation à
leur douleur.
Le COM.IT.ES appelle tous les Italiens de
France ainsi que tous les amis Français et
leurs Associations à un grand élan de
solidarité.
Un numéro de compte spécial « Solidarité
Abruzzes » a été ouvert par le COM.IT.ES
auprès de la Société Générale :
• Code IBAN FR76 3000 3005 7000 0372 7307
191
• Code BIC SOGEFRPP
Le COM.IT.ES sollicite et encourage les dons
(par chèque à l’ordre du COM.IT.ES, mais de
préférence par virement, avec la mention «
Solidarité Abruzzes ») et versera le fruit
de la collecte sur le compte ouvert et géré
en Italie par les trois Confédérations
Syndicales CGIL, CISL et UIL, qui ont
demandé à tous les salariés de donner une
heure de leur travail en faveur des victimes
du séisme.
Des comptes spéciaux ont été ouverts aussi
par les COM.IT.ES de Paris et de Lyon.
Par ailleurs la Protection Civile italienne
a mis à disposition un numéro de téléphone
pour les Italiens de l’étranger qui auraient
besoin urgent d’informations sur les
victimes et sur les blessés du tremblement
de terre : 0039 06 6820 3229
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COMUNICATO
Il COM.IT.ES. – Comitato degli Italiani
all’Estero – di Chambéry e il suo Presidente
Graziano DEL TREPPO, coordinatore dei
COMITES di Francia manifestano in questo
triste momento il loro affetto e la loro
solidariétà con tutti coloro che vivono
nella terra millenaria dell’Abruzzo e con
tutti coloro che l’hanno lasciata per
emigrare e trovare altrove migliori
condizioni di vita e di lavoro.
Il terremoto che ha colpito il cuore
dell’Abruzzo ci chiama tutti ad una grande
solidariétà con gli abitanti dell’Aquila e
della sua Regione.
GLi Abruzzesi all’estero sono milioni, in
Europa e in America. Vivono ore di angoscia
per le loro famiglie. Molti di loro vivono
Francia.
Il loro dolore è il nostro dolore.
Purtroppo per chi ha perso uno o più
familiari possiamo solo esprimere la nostra
partecipazione e il nostro cordoglio.
Il COM.IT.ES lancia un appello a tutti gli
Italiani di Francia come pure a tutti gli
amici Francesi e alle loro Associazioni per
un grande slancio di solidarietà.
Un numero di conto speciale « Solidarité
Abruzzes » è stato aperto dal COMITES presso
la Société Générale :
• Codice IBAN FR76 3000 3005 7000 0372 7307
191
• Codice BIC SOGEFRPP
Il COM.IT.ES incoraggia i doni (tramite
chèque all’ordine del COM.IT.ES, ma
preferibilmente tramite bonifico bancario
con la motivazione « Solidarité Abruzzes »)
e verserà il frutto di questa solidarietà
sul conto aperto e gestito in Italia dai tre
grandi Sindacati CGIL, CISL et UIL, cha
hanno chiesto a tutti i lavoratori di dare
un’ora del loro lavoro in favore delle
vittime del sisma.
Conti speciali sono stati aperti anche dai
COMITES di Parigi e di Lione.
D’altra parte la Protezione civile italiana
ha messo a disposizione degli Italiani
all’Estero un numero di telefono per chi ha
urgenza di chiedere informazioni sulle
vittime e sui feriti del terremoto :
0039 06 6820 3229
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L’Aquila, 2
maggio 2009
LA
VISITA DEL PAPA AI TERREMOTATI E L’ITALIA
UNITA SULLA LIBERAZIONE
Benedetto XVI abbraccia la gente di Onna, il
paese distrutto da sisma
di
Goffredo Palmerini
L’AQUILA – Che
settimana straordinaria, quella appena
trascorsa! Prima di tutto la visita di
Benedetto XVI ai terremotati. Sobria, intima
ed intensa la testimonianza d’affetto del
Papa alle popolazioni colpite dal sisma del
6 aprile, proprio in linea con il carattere
riservato, gentile ed austero della gente d’Abruzzo,
la cui fede porta impressi i segni d’una
tradizione severa ed antica, coltivata nei
secoli con la cifra di benedettini e
cistercensi, di francescani e celestini,
culminata nell’esempio di quel Pietro del
Morrone davanti alle cui spoglie, nella
basilica di Collemaggio ferita dal sisma,
Benedetto XVI si è raccolto in preghiera.
Quell’umile monaco, del quale quest’anno
ricorrono ottocento anni dalla nascita, fu
luce straordinaria per la Chiesa tormentata
del Duecento, fu profetica figura spirituale
per la cristianità, dopo Gioacchino da Fiore
e Francesco d’Assisi. Eletto papa il 5
luglio 1294 nel conclave di Perugia, dopo 27
mesi di sede vacante, con il nome di
Celestino V volle proprio in Collemaggio l’imposizione
della tiara, il 29 agosto. Pontefice per
soli cinque mesi fino alla rinuncia al
papato, il 13 dicembre 1294, per la prima
volta nella storia, proprio dall’Aquila egli
segnò profondamente il suo magistero con
gesti profetici, mettendo pace tra le
fazioni e donando alla città ed al mondo la
Perdonanza, il primo giubileo della
cristianità, gratuito ed universale verso
chiunque fosse entrato a Collemaggio nel
giorno che corre tra i vespri del 28 a
quelli del 29 agosto d’ogni anno,
sinceramente pentito e confessato. Papa
Benedetto XVI, in segno di omaggio, ha
deposto il pallio usato nel primo giorno del
suo pontificato sull’urna che conserva il
corpo di San Pietro Celestino, canonizzato
ben due volte, nel 1313 come confessore e
tre secoli dopo come papa. Dunque, quasi una
tacita promessa a tornare, magari per aprire
la Porta Santa di Collemaggio in una delle
prossime edizioni della Perdonanza
Celestiniana. Quest’anno, proprio nel corso
della settimana di celebrazioni della 715^
Perdonanza, dal 23 al 29 agosto, si sarebbe
svolta all’Aquila la 60.ma Settimana
Liturgica Nazionale, con migliaia di
delegati di tutte le diocesi d’Italia. Ora,
con le conseguenze del sisma, probabilmente
qualcosa sarà rivisto. Anche se c’è una
forte determinazione a voler presto risanare
le ferite della basilica di Collemaggio, che
ha il tetto crollato all’altezza del
transetto.
Il Papa ha iniziato la sua visita da Onna,
paese simbolo del terremoto per numero di
vittime - quaranta su poco più di trecento
abitanti - e per aver subito la distruzione
dell’intero centro storico. Un rapido
sopraluogo alla chiesa di San Pietro
Apostolo, molto provata dai crolli, dalla
quale qualche giorno fa illesa era stata
recuperata la cinquecentesca statua lignea
della Madonna delle Grazie, cui gli onnesi
rivolgono grande devozione. Quindi l’abbraccio
del Pontefice ai terremotati di Onna, ai
familiari delle 40 vittime, ai superstiti
della tragedia. L’uomo vestito di bianco ha
parlato con voce sommessa, ha consolato, ha
portato parole di speranza, ha stretto
fortemente le mani degli afflitti, ha
guardato negli occhi il dolore di questa
gente, ma anche la fede nella ricostruzione
e nel futuro d’un paese ora ridotto in
macerie, sul quale gli occhi di tutto il
mondo si sono puntati sin dalle prime ore
dopo il sisma. Una giornata di pioggia, il
28 aprile. Non poteva essere diversamente,
in una circostanza dolorosa come questa. “Ho
ammirato - ha detto Benedetto XVI - il
coraggio, la dignità, la fede con cui avete
affrontato questa dura prova. (…) C'è in voi
una forza d'animo che suscita speranza”.
Quindi, richiamando un proverbio di queste
parti, ha aggiunto “ci sono ancora tanti
giorni dietro il Gran Sasso”, citando la
montagna dove centinaia di volte Giovanni
Paolo II è salito. Quindi il Papa ha
invocato il Signore perché ascolti “il grido
silenzioso del sangue di madri, di padri, di
giovani e anche di piccoli innocenti che si
leva da questa terra”. Benedetto XVI parla
quindi con chi nella tragedia ha perso il
futuro, tutti i propri figli. Conforta e
consola, con parole di vita eterna.
Gli occhi degli onnesi s’inumidiscono,
versano lacrime mentre salutano il
successore di Pietro, trepidamente atteso
per giorni e che ora hanno gradito come
balsamo sulle ferite dell’anima. Un ultimo
gesto di saluto con la mano, dal finestrino
del pulmino bianco, poi il Papa parte per
L’Aquila, verso Collemaggio e la Casa dello
Studente, ed infine verso la Caserma della
Guardia di Finanza, nel cui ampio piazzale
l’attendono cinquemila sfollati provenienti
dalle numerose tendopoli allestite dalla
Protezione civile nel territorio aquilano.
Qui riceve il saluto dell’Arcivescovo, mons.
Molinari, e del Sindaco dell’Aquila, Massimo
Cialente. Recita il Salve Regina e rivolge
parole di grande intensità agli aquilani, di
affetto e di comunione, nel dolore e nella
speranza. “Come comunità civile occorre fare
un serio esame di coscienza, affinché il
livello delle responsabilità, in ogni
momento, mai venga meno. A questa condizione
L'Aquila, anche se ferita, potrà tornare a
volare”. Incontra quindi le autorità, altri
testimoni del dramma, religiosi e presuli,
tra cui mons. Orlando Antonini, Nunzio
apostolico in Paraguay, accorso subito tra
la sua gente, appena dopo il sisma. La città
sarà segnata per sempre dall’emozione di
questa storica giornata.
Dal sacro al profano. Un altro storico
evento ha segnato questi giorni. Anch’esso
prende corpo tra le macerie di Onna, davanti
alla lapide che ricorda 17 martiri del
nazifascismo, quando il Presidente del
Consiglio, Silvio Berlusconi, dopo
quattordici anni - dal 1994, l’anno della
discesa in politica - di “indifferenza”
verso la festa della Liberazione, finalmente
celebra il 25 Aprile, pronunciando un
discorso che ha avuto il senso - e il merito
- di recuperare finalmente una memoria
condivisa della Nazione verso questa
ricorrenza che segna il riscatto dalla
dittatura fascista, il contributo del popolo
italiano alla liberazione del Paese dal
nazifascismo, il ritorno alla democrazia con
i valori poi incardinati nella nostra
Costituzione. Festa di popolo, dunque, dove
tutti gli italiani possono riconoscersi,
come ha affermato nel suo messaggio il Capo
dello Stato, Giorgio Napolitano, “(… ) anche
quanti vissero diversamente gli anni
1943-1945 e quanti ne hanno una diversa
memoria, per esperienza personale o per
giudizi acquisiti”. Berlusconi, al collo il
foulard tricolore della Brigata Maiella, ha
pronunciato parole chiare sul valore della
lotta di Resistenza e sull’opera dei Padri
costituenti, citando per nome Togliatti, De
Gasperi, Parri, Nenni, Pertini e Terracini.
Loda “il sacrificio dei nostri partigiani”,
comunisti e democristiani, socialisti e
liberali, azionisti e monarchici. Un
discorso scritto, quasi perfetto, se non
fosse - al di là della pietà umana che si
deve verso i caduti, di qualunque parte -
per qualche indulgenza a chi combatté dalla
parte sbagliata, i repubblichini di Salò, e
una confusione tra Liberazione e Libertà,
che ben diverso significato hanno, non solo
lessicale. Mette però una pietra su anni di
polemiche, su maldestri tentativi di
revisione storica, su goffe dichiarazioni,
persino di qualche suo ministro. Afferma:
“Compito di tutti è costruire finalmente un
sentimento nazionale unitario. Dobbiamo
farlo tutti insieme, a prescindere dalle
appartenenze politiche, per un nuovo inizio
della democrazia repubblicana che porti il
bene e l’interesse di tutti”. Sembra quasi
un miracolo, venuto alla luce davanti alla
tragica realtà del terremoto, che ha unito
in un grande afflato tutti gli italiani, in
un moto straordinario di solidarietà e di
vicinanza alle popolazioni colpite, la cui
dignità e compostezza hanno commosso il
mondo.
Eppure dà una certa emozione vedere il
premier con il simbolo tricolore dei reduci
della Brigata Maiella, il reparto partigiano
di quasi 1500 combattenti costituito in
Abruzzo tra dicembre ‘43 e gennaio ’44 al
comando dell’avvocato sulmonese Ettore
Troilo, vanto del tributo abruzzese alla
lotta di Resistenza e alla Liberazione
dell’Italia. La Brigata Maiella, infatti, è
l’unico reparto regolare partigiano ad
essere decorato di Medaglia d’oro al valor
militare. E ancora qui, nella stessa
mattinata del 25 aprile, erano passati a
rendere omaggio ai Martiri di Onna il
Segretario del PD, Dario Franceschini, ed il
Presidente dell’Udc, Pier Ferdinando Casini.
Onna, dunque, non ha solo le ferite del
terribile dramma del 6 aprile 2009. Porta
ancora il segno tragico dell’11 giugno 1944
quando, solo due giorni prima della ritirata
dell’occupante tedesco all’avanzata verso
L’Aquila delle truppe alleate, questo borgo
subì la brutale rappresaglia dei nazisti,
con vittime e distruzioni. Una strage
avvenuta a freddo, meditata, seguita a un
fatto di scarsa rilevanza avvenuto il 2
giugno, una colluttazione tra un giovane
onnese che protestava con due militari
tedeschi per il sequestro del suo cavallo,
senza né morti né feriti. E tuttavia per
quel fatto era stata uccisa Cristina Papola,
diciassettenne dalla forte personalità che
con il fratello Mario era andata anch’essa a
reclamare dai tedeschi la riconsegna di due
cavalli requisiti. Fermata dai tedeschi, si
era rifiutata di fare il nome del giovane
fuggito dopo la colluttazione. Fu solo la
prima vittima, uccisa dai proiettili d’una
pistola. Ma nove giorni dopo, l’11 giugno,
il pomeriggio d’una domenica, fu scatenata
la vendetta pianificata a freddo, che fece
altre sedici vittime innocenti. La casa dove
ebbe luogo l’esecuzione fu fatta crollare
con le mine, come pure altre dieci
abitazioni. Non senza la complicità d’un
fascista del luogo, che abbandonò per sempre
Onna. L’operazione, con ogni probabilità, fu
condotta dai militari inquadrati nella 114^
divisione Cacciatori, comandata dal generale
Hans Boelsen. La strage è rimasta impunita,
senza responsabili. Sul tragico evento l’unico
accertamento su circostanze e responsabilità
l’hanno fatto e documentato, nel volume
“Indagini su un massacro, la strage nazista
di Onna”, due bravi ricercatori onnesi, Aldo
Scimia e Giustino Parisse, quest’ultimo capo
redattore del quotidiano Il Centro che nel
sisma ha perso i suoi due figli ed il padre.
Fino ad oggi la strage è rimasta una ferita
aperta nel cuore degli onnesi.
Come d’altronde impunita è rimasta l’altra
strage nazista a Filetto, paese a poca
distanza da Onna, avvenuta il 7 giugno ’44.
Anche lì, a mezzanotte, una mitragliatrice
sparò sugli abitanti di Filetto trascinati
dalle loro abitazioni e radunati in un’area
aperta, lasciati lì in attesa per ore fino
al massacro, da un reparto della 114^
divisione Cacciatori, mentre il paese veniva
saccheggiato e dato alle fiamme. Sul terreno
restano 17 vittime, gli altri riescono a
fuggire. Ma ancora altre vittime c’erano
state, all’Aquila. Qualche giorno dopo l’armistizio,
il 23 settembre ’43, erano stati passati per
le armi dai tedeschi, davanti un muro della
caserma Pasquali, i Nove Martiri Aquilani,
giovani patrioti catturati dopo uno scontro
a fuoco fuori dalla città. Della loro morte
si saprà solo dopo la liberazione
dell’Aquila, il 13 giugno 1944, e si potrà
dar loro degna sepoltura traendoli dalla
fossa comune che essi stessi, costretti, s’erano
scavata. Fu uno dei primi atti della
Resistenza, dopo l’8 settembre, negli stessi
giorni dei fatti di Cefalonia con la strage
dell’eroica Brigata Acqui del gen. Gandin
che, nell’Italia liberata, sarebbe stata
ricostituita ed avrebbe avuto stanza proprio
all’Aquila, in quella stessa caserma
Pasquali. Questi i tributi di sangue
dell’Aquila alla Resistenza, all’Italia
libera e democratica. Ma ora torniamo ad
Onna. Qualche giorno fa ha ricevuto la
visita dell’ambasciatore tedesco in Italia,
Michael Steiner. Il diplomatico ha
incontrato gli onnesi, ha espresso loro la
commossa solidarietà del suo Paese. Si è
reso direttamente conto della distruzione
operata dal sisma. Sopra tutto ha confermato
la volontà della Germania di farsi carico
dell’intera ricostruzione di Onna. Un
impegno notevole e generoso, un gesto dal
forte valore simbolico che a 65 anni dalla
strage nazista di quel tragico giugno del
‘44, unirà per sempre, in pace, quel grande
Paese democratico alla popolazione di Onna.
Quasi a rimarginare una ferita.
Infine, della settimana straordinaria, come
non citare la bella festa del 1° Maggio
all’Aquila. Semplice ed austera, senza
bandiere e stendardi di parte. Cgil, Cisl e
Uil, con i loro Segretari generali Epifani,
Bonanni ed Angeletti, hanno celebrato nella
Città capoluogo d’Abruzzo la Festa del
Lavoro, con il fermo impegno ad essere
accanto alle popolazioni ed alle Istituzioni
locali per una solerte rinascita dell’Aquila
e dei paesi distrutti dal sisma,
rispettandone l’identità storica e
recuperando al meglio, con la ricostruzione,
le grandi valenze artistiche ed
architettoniche della città e dei borghi. Ma
a quest’opera deve necessariamente, e
presto, accompagnarsi la ripresa delle
attività produttive, l’avvio di nuove
iniziative d’impresa che scelgano L’Aquila
per insediarsi, l’occupazione per chi l’ha
persa ed il lavoro per chi non l’ha mai
avuto. Una manifestazione di grande amicizia
nei confronti dell’Aquila, dei suoi
cittadini e delle sue istituzioni, la festa
del 1° Maggio, continuata anche a Roma, a
piazza San Giovanni in Laterano, nel
tradizionale concerto al quale hanno
assistito quasi ottocentomila giovani giunti
da tutta Italia, dedicato proprio alle
popolazioni colpite dal sisma, rappresentate
dal gonfalone della Città capoluogo presente
sul palco per tutta la serata. Davvero una
bella giornata che ha visto, all’Aquila,
dopo le divisioni degli ultimi mesi,
finalmente insieme, uniti, i tre più grandi
sindacati italiani. Per ricordare a tutti
che la Repubblica è fondata sul lavoro, come
recita l’art. 1 della nostra Costituzione.
gopalmer@hotmail.com |
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LA CITTA’ CHE
VOLEVA VOLARE
Patrizia Tocci
L’ho vista dal finestrino di un camper,
la città che voleva volare. L’ho sentita e
vista tremare, nella notte. I lampioni che
si muovevano, in una danza macabra. L’atmosfera
rossastra, infernale. Una polvere sottile ed
alta impediva persino di capire cosa non c’era
più. Mutato improvvisamente il profilo,
mancavano dei campanili, c’erano dei vuoti
ma la notte oscura proteggeva cullando la
paura, che cresceva e montava come un mal di
mare, il terreno all’improvviso diventato
liquido. La paura per i cari, per gli altri,
per tutto. Una sensazione di perdita
dell’equilibrio, qualcosa di atavico che
scatta: contemporaneamente i sensi tutti
all’erta e un ottundimento. Con la prima
luce dell’alba, l’evidenza del disastro, la
colonna sonora delle ambulanze, degli
elicotteri , delle sirene, la ricerca
spasmodica dei familiari, degli amici.
L’Aquila, un’aquila con le ali spalancate,
la città sopra la collina. Voglio pensarla
così, la mia città. Una città sospesa. C’erano,
fino a qualche anno fa due aquile in gabbia,
dentro una specie di piccola grotta, sulla
strada del vecchio ospedale civile. Tutti
gli aquilani le ricorderanno. Metafora e
simbolo della città. Perché questa città,
invece deve “restare a terra”, ingabbiata,
ferita. Ma qui, su questa collina dalla
quale ha tentato altre volte di prendere il
volo. Non la lasceremo volare. Le cureremo
le ali spezzate, le zampe ferite, ma solo a
patto che resti dov’è prigioniera dei nostri
sogni e delle nostre paure, e che la sua
gabbia diventi la nostra salvezza. La città
sospesa, non la città fantasma. Certo molte
vite perdute, certo le strade tutte vuote,
certo le macerie. I sogni custoditi dalle
case anch’esse in frantumi e sbriciolate. I
palazzi lesionati e sventrati.
E’ stata una via crucis di ricordi, mentre
camminavamo in fila indiana in Via
Garibaldi, al centro della strada vuota e
con gli elmetti sulla testa; un
pellegrinaggio silenzioso. I vigili del
fuoco – ragazzi e uomini rudi e gentili - a
farci compagnia e a guidarci come si fa con
i piccoli scolari a cui si vuole bene,
discreti, attenti, vigili; perché saremmo
rimasti ore dentro le case a prendere
l’utile e l’inutile, con il rischio di
mettere a repentaglio la nostra vita e la
loro. Voglio ringraziare Raffaele, un vigile
di Pisa. Non so altro di lui. Ma la sua
stretta di mano e la reciproca commozione mi
basterà per molto. Uno per tutti quelli che
in questi giorni ci hanno aiutato, sorretto,
capito, ascoltato. Perché in questi momenti
si diventa davvero un “ ci” un noi; la mia
gente aquilana, fiera e caparbia, che cela
le emozioni, nasconde le lacrime e si
sottrae alle telecamere, nasconde il dolore
o lo comunica con poche parole. Tutte le
persone che abbiamo incontrato; poche
parole, una stretta di mano, la lista dei
lutti, la casa, “ tutto bene e adesso dove
vai… ?” Tra le tante, due immagini conservo:
una ciabatta impolverata, una sola, che
qualcuno aveva pietosamente messo su un
muretto e un gatto macilento a cui abbiamo
dato dell’acqua. Ci sarà tempo per i ricordi
e per elaborare tutto questo. Non è ancora
il momento. Quella ciabatta sapeva di casa e
di fuga. Anche lei spaiata e disorientata,
anche lei in cerca dell’altra di sé. Manca
tutta una parte della mia identità: le cose,
gli odori, i rumori e i suoni, le piccole
abitudini quotidiane, le certezze. Ma se i
simboli hanno un senso, L’Aquila deve
restare così com’è nel gonfalone della
nostra città. Ferma, con le ali spalancate
sulla collina. Incatenata a terra da uomini
resi più saggi dal dolore. Fissata con
sapienza alla terra, nei piloni delle sue
stanze, nelle fondamenta. Il gatto magro ma
vivo, a guardia della casa. Ricostruiremo le
case della nostra città. Riempiremo le
strade e le finestre, apriremo saracinesche
e vetrine. Torneremo, come dopo una lunga
transumanza. Siamo abituati alle lunghe
attese e a vivere sobriamente. Voglio
dedicare a Giustino Parisse e a sua moglie
questi pensieri, a quell’ immenso dolore. A
tutti quelli che in questo momento soffrono,
spaesati, lontani, divisi. A tutti quelli
che lottano perché la nostra città resti
dov’è e come era.
*
Patrizia Tocci è nata a Verrecchie
(L’Aquila) nel 1959. Si è laureata in
filosofia alla Sapienza di Roma. Insegna
materie letterarie negli istituti superiori.
Ha pubblicato Un paese ci vuole,
l’Aquila 1990 (prose e poesie) con
introduzione di Vittoriano Giannangeli e
Pietra serena, Chieti 2000 con
introduzione di Anna Ventura. Una silloge
inedita è stata pubblicata, con il commento
di Angelo Fabrizi, sul n. 1 anno 2003 di «Caffè
Michelangiolo». Tra i segnalati al premio
«Eugenio Montale», Patrizia Tocci ha vinto
il primo premio "Marianna Fiorenzi" per una
poesia d’amore, con giuria presieduta da
Cesare Garboli. Patrizia Tocci è infine
studiosa di Laudomia Bonanni, scrittrice
aquilana tra i grandi della letteratura del
Novecento.
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CRONACHE
DI UN'APOCALISSE
Il Passato Perduto
Emanuela Medoro
L'
appartamento in condominio situato in
Piazzale Pasquale Paoli, situato allo sbocco
di Via Campo di Fossa, dove andai ad abitare
con la mia famiglia nel 1952, non esiste
più. Quando andammo ad abitare lì, l'allaccio
della corrente elettrica non era ancora
stato fatto, ma poco importava a gente che
aveva vissuto la guerra, l'importante era
andare ad abitare in un appartamento di
proprietà. Nelle immediate vicinanze
successivamente furono costruiti parecchi
altri condomini, ricordo benissimo quello
rosso mattone all'angolo di fronte a casa
mia, tutti spariti, ingoiati dalla terra, un
nuvolone di polvere grigia, portandosi
appresso vite umane giovani e meno
giovani.Li conoscevo tutti, i miei vicini di
casa di una vita.
Non esistono più, semplicemente.
Oggi si scopre che Via Campo di Fossa era sì
la denominazione di una strada, ma ricordava
anche la presenza di un fossato, un vuoto.
Inoltre oggi si dice che sotto tutta la
zona, via Campo di Fossa, via S.Andrea, il
piazzale che fu luogo dei giochi dei miei
figli piccoli, tutto questo, al di sotto
della fragile superficie di cemento e
ciottoli, fosse una gigantesca caverna. Oggi
quella caverna ha inghiottito tante vite
umane. Ieri era un'ottima zona per costruire
e vendere, altissima la domanda di
abitazioni in una zona verde nelle immediate
vicinanze di Piazza Duomo.
Via Campo di Fossa era una traversa di via
XX Settembre, e tutte le mattine percorrevo
quelle vie per andare in centro, verso la
piazza principale ed il corso.Via XX
Settembre l'ho vista crescere negli '60 e
'70, con i suoi palazzoni in condominio,
abitazioni, studi di medici ed avvocati. In
questa via negli anni '80, fu restaurato un
palazzetto pubblico che fu adattato a Casa
dello Studente.
Un gruppo di otto studenti, che stavano
ancora lì il primo giornodella settimana
santa, non ce l'ha fatta a salvarsi,
schiacciati da travi di cemento di notte,
svegliati di soprassalto dal boato, dal
rimbombo ed uccisi dal tremito e dallo
schianto di tutto.
La stampa nazionale il giorno dopo la scossa
ha riportato la notizia che un sismologo di
fama mondiale, straniero e lontano dalla
città e dai suoi interessi, ha detto che una
scossa come la nostra in Giappone o in
California non fa morti, fa solo danni. E'
falso e fuorviante, dunque, dire che poteva
fare più morti e che è andata bene. Non solo
la furia della natura, ma l'avidità di
danaro facile ha strappato alla vita gli
studenti dell'Aquila e tutti gli altri.
Non ci sono più. Faciloneria,
trascurataggine, superficialità, ignoranza,
soldi, soldi, soldi...risparmi
ingiustificati, materiali scadenti. Un
giornale nazionale cita la maledizione
abruzzese del padre di uno dei ragazzi morti:
“Te faccio versà lo sangue...”, rivolta ai
responsabili della costruzione del
palazzetto. Certamente il o i resposabili
non verseranno sangue, ma sarebbe augurabile
che tutti, ma proprio tutti i sopravvissuti
spingano per ottenere che chi ha sbagliato,
paghi.
Poco più giù, a scendere dopo La Casa dello
Studente, sulla stesso lato della strada,
ecco i fabbricati in cemento del tribunale
nuovo, migliaia di metri quadri, pieni di
faldoni, giudici ed avvocati. Anche quelli a
terra, qualcuno ha ingannato la giustizia,
qualcuno ha sbagliato i calcoli, o, santo
cielo! è il perverso funzionamento di quel
sistema che si chiama “asta al ribasso”, che
non ho mai capito bene, in forza del quale
si aggiudica la commessa dei lavori pubblici
la ditta che presenta il preventivo spese
più basso. Questi fabbricati di notte erano
vuoti, per fortuna. Non ci sono più.
Sempre a scendere, oltre Santa Barbara e
Pettino, l'Ospedale Regionale, nuovo,
inaugurato negli anni 90. Sembrava ben fatto,
tanto spazio, camerette a quattro letti dove
si riusciva ad avere un po' di spazio
personale, qualche riquadro verde ben curato
a rasserenare lo sguardo dei malati,
corridoi lunghissimi, a perdita d'occhio. Ma
soprattutto tante attrezzature e macchine
che hanno salvato la vita a tanti. In caso
di malattia un posto lo si trovava sempre,
ed anche tanti bravi dottori, dottoresse,
infermieri ed infermiere. C'era, ora c'è in
parte ed inagibile. Ancora mi sembra
impossibile.
Nel centro storico il palazzo della
prefettura con le sue belle colonne bianche,
l'ingresso ampio, lo scalone e tanta gente
in giro, anche quello lo vedevo tutti i
giorni quando andavo alla scuola elementare,
anche quello non c'è più. Frequentavo la
scuola elementare De Amicis, la cui sede era
un bel palazzo nel centro storico della
città, accanto alla Basilica di S. Berardino,
non c'è più, neppure la scuola. Ho fatto il
pranzo del mio matrimonio nel bel salone
belvedere dell'hotel Duca degli Abruzzi, un
grosso fabbricato recente in cemento, è
crollato tutto.
Ho perduto le architetture del mio passato.
Restano solo i fantasmi delle memorie, è l'apocalisse,
la fine del mio mondo personale, piuttosto
che la fine del mondo in generale. E la fine
di tanti altri vicini a me nel mio panorama
mentale e parte integrante del mio tessuto
affettivo. Semplicemente quel mondo non c'è
più. Ho più passato che futuro, non so se
desiderare la rinascita di quel mondo
perduto. Come e quando? Chissà se sarò
ancora qui per inaugurare palazzi nuovi
pubblici e privati, orgogliosi di cemento e
vetri luccicanti, restauri, sale da concerto
e da cinema, e quant'altro avevamo, e non
abbiamo più.
Il panorama abruzzese verde e tradizionale
vedrà, prevedibilmente, file e file di
casette prefabbricate, scatole attrezzate
per viverci, tristissime nel nostro ambiente,
ma abitabili, e forse anche confortevoli.
Dovremo abituarci a cose nuove. Sullo stemma
della città, sull'immagine dell' aquila
rapace, c'è una scritta che dice: immota
manet.Questa volta la città si è mossa,
parecchio.
emedoro@gmail.com
19 aprile 2009 |
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Pâques dans la
tristesse pour les rescapés du séisme en
Italie
Source :
Reuters dimanche 12
avril 2009
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L'AQUILA,
Italie - Des milliers de rescapés du séisme
des Abruzzes, le plus meurtrier à frapper
l'Italie depuis trente ans, ont assisté à la
messe de Pâques dans les villages de tentes
et les centres d'hébergement installés à la
hâte par les autorités.
Dans un village de tentes à L'Aquila. Des
milliers de rescapés du séisme des Abruzzes,
le plus meurtrier à frapper l'Italie depuis
trente ans, ont assisté à la messe de Pâques
dans les villages de tentes et les centres
d'hébergement installés à la hâte par les
autorités. (Reuters/Max Rossi)
Six jours après le tremblement de terre qui
a fait 294 morts et près de 40.000
sans-abri, dont 18.000 ont trouvé refuge
dans une trentaine de camps de toile érigés
dans la région de L'Aquila, les survivants
ont prié pour les victimes et recherché un
réconfort dans la religion.
"Pour nous aussi, c'est Pâques, malgré la
tragédie et les ruines", a déclaré
l'archevêque de L'Aquila, Mgr Giuseppe
Molinari, à des centaines de personnes
massées sous une tente du principal camp de
réfugiés, juste à la sortie de la ville
dévastée.
"La résurrection du Christ est aussi la
résurrection de L'Aquila", a-t-il
ajouté. Dans l'assistance, de nombreux
fidèles avaient du mal à retenir leurs
larmes.
Dans les 32 villages de tentes disséminés
dans la région, des prêtres ont donné la
communion devant des autels de fortune et
des secouristes ont distribué des oeufs de
Pâques aux enfants.
"J'ai le coeur lourd aujourd'hui car je
pense à tous ces morts. Mais nous ne devons
pas perdre espoir", dit Anna Lucantonio,
65 ans, qui égrène un chapelet entre ses
doigts.
UN CHAPELET, UNE STATUE DE LA VIERGE ET
DE L'EAU BÉNITE
"Ce chapelet, une statue de la Vierge
Marie et un peu d'eau bénite rapportée d'un
pèlerinage à Lourdes, c'est tout ce que j'ai
emporté avec moi alors que ma maison
s'écroulait. J'ai pensé que c'était tout ce
dont j'avais besoin", ajoute-t-elle.
Près de la tente, des enfants jouent au
football.
Le président du Conseil, Silvio Berlusconi,
qui a promis de construire d'ici 28 mois une
nouvelle ville à L'Aquila, a assisté à la
messe pascale à l'école de la Guardia di
Finanza, la police financière, où avaient eu
lieu vendredi les obsèques nationales des
victimes.
"Nous ferons tout ce qui est possible
pour que les gens puissent quitter le plus
tôt possible les villages de tentes, et pour
qu'ils aient un lieu d'hébergement
confortable", a dit le chef du
gouvernement.
Beaucoup de survivants sont toutefois
inquiets pour leur avenir.
"Combien de temps allons-nous rester ici ?
C'est affreux de ne pas pouvoir rentrer chez
soi", dit Lidia Placidi, 86 ans, assise
devant la tente où elle a trouvé refuge avec
ses deux chiens yorkshire.
Annachiara Gaudieri, une autre réfugiée, ne
veut plus retourner vivre chez elle, même si
sa maison peut être remise en état.
"L'Aquila était connue pour ses vieilles
églises et son université. Aujourd'hui, les
églises sont par terre et il y a eu tant
d'étudiants tués... Il y en avait 20.000 et
ceux qui ont survécu sont tous partis. Ce ne
sera plus jamais comme avant",
explique-t-elle.
Au pied du massif du Gran Sasso, à une
centaine de kilomètres au nord-est de Rome,
L'Aquila, une ville de 68.000 habitants dont
le centre médiéval abritait plusieurs
églises historiques, a été la localité plus
touchée par le séisme.
La recherche des survivants s'est
pratiquement achevée samedi soir et les
secours ont annoncé que les travaux de
déblaiement avaient permis de retrouver
toutes les personnes portées disparues, le
plus souvent mortes sous les décombres.
Lors de sa bénédiction pascale place
Saint-Pierre à Rome, le pape Benoît XVI a
adressé ses pensées et ses prières "à ceux
qui souffrent du tremblement de terre".
Il devrait se rendre prochainement dans la
région sinistrée.
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L'Italia
piange i morti dell'Abruzzo:
dolore silenzioso ai funerali di Stato
Source : LA
STAMPA vendredi 10
avril 2009
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In
migliaia alle esequie delle vittime.
Quattro file interminabili di bare con
un'orchidea appoggiata sopra ognuna e il
nome stampato su un foglio bianco: nella
piazza d'Armi della Caserma della Scuola
Ispettori della Guardia di Finanza, sotto il
motto "Nec Recisa Recevit", si svolgono i
funerali solenni delle vittime del terremoto
che nella notte tra domenica e lunedì ha
sconvolto l'Abruzzo
L'AQUILA
Un dolore silenzioso e composto in una
giornata di sole e calma di vento: i parenti
delle vittime del sisma che ha sconvolto l’Abruzzo
hanno accompagnato così i solenni funerali
di 205 delle 289 persone rimaste sotto le
macerie la notte del 6 aprile scorso.
Duecentocinque bare allineate su quattro
file nell’ampio piazzale della caserma della
Guardia di Finanza a Coppito dell’Aquila,
molte sormontate da quelle piccole e bianche
dei bambini morti con uno dei genitori; il
più giovane Antonio, cinque mesi, in una
cassa di meno di mezzo metro, posta sopra
quella della madre Darinca. Il piazzale è
stato trasformato per l’occasione in una
grande chiesa a cielo aperto, e affollato
fin dalle prime ore del mattino da almeno
1600 congiunti delle vittime - che hanno a
lungo sciamato tra le bare, accarezzandole,
abbracciandole, coprendole di fiori - e
dalle numerosissime autorità civili e
religiose convenute nel piccolo centro
subito fuori dell’Aquila per questo Venerdì
santo di dolore dignitoso.
Sulle venti casse dei piccoli, un giocattolo,
un numero di identificazione, il nome,
un’orchidea, un fiore giallo. Su quelle dei
più grandi una foto, la maglia della squadra
preferita, una rosa. La cerimonia, cui hanno
assistito almeno cinquemila persone, è
cominciata alle 11.00, subito dopo l’arrivo
delle autorità: il presidente della
Repubblica Giorgio Napolitano, il premier
Silvio Berlusconi, i presidenti di Senato e
Camera Renato Schifani e Gianfranco Fini, il
leader dell’opposizione Dario Franceschini
con Piero Fassino, Paolo Ferrero, Rosy Bindi,
Paolo Cento e Lorenzo Cesa; per il governo
anche il ministro dell’Interno Roberto
Maroni e i sottosegretari Gianni Letta e
Paolo Bonaiuti. Tutt’intorno decine e decine
di volontari con le loro casacche gialle e
arancioni, quasi a voler contrastare il
diffuso viola del lutto.
Il segretario del Papa, padre Georg
Gaenswein, ha aperto la cerimonia leggendo
il messaggio del Pontefice all’Abruzzo
terremotato, che ha invitato a «non cedere
allo sconforto», a «continuare a sperare». «Questo
è il momento dell’impegno in sintonia con lo
Stato», ha scritto il Papa rilevando di aver
«notato una crescente onda di solidarietà »
e sottolineando che «anche la Santa Sede
intende fare la sua parte». È stata poi la
volta del segretario di Stato vaticano,
monsignor Tarcisio Bertone, che, dopo la
lettura del Vangelo di Giovanni del venerdì
Santo, ha pronunciato la sua omelia nella
quale ha elogiato l’ «Italia solidale e
fraterna» che si è riunita attorno alle bare
e ha esortato «a riprendere il cammino».
Berlusconi ha spesso girato tra i parenti
delle vittime, confortandoli e
abbracciandoli.
Molti di loro, esausti dopo la quarta notte
di scosse passata nella tendopoli, si sono
scambiati il segno di pace senza un grido,
nè un eccesso. E si sono messi in fila per
fare la comunione. Dopo un breve intervento,
l’arcivescovo dell’Aquila Giuseppe Molinari
ha aiutato Bertone ad aspergere e benedire
le 205 vittime. Poi il brevissimo rito per i
morti islamici nel quale l’imam Mohammed
Nour ha evocato l’ «unità di tutti di fronte
all’unico dio». Più in là, nelle città
ferite, il lavoro dei volontari, formiche
tra i cumuli delle macerie, e le squadre
anti-sciacalli, per garantire ai
sopravvissuti la dignità di un futuro. E
ancora scosse, anche durante il funerale,
quasi tutte strumentali, una sola di
magnitudo 2.5.
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Sisma, dubbi
sul futuro e sul ritorno alla normalità
Source :
Reuters vendredi 10
avril 2009 di Antonella Cinelli |
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L'AQUILA (Reuters) - Mentre stamattina
l'Aquila dice addio alle vittime del sisma
con i funerali solenni celebrati nel
piazzale della Scuola sottufficiali delle
Fiamme gialle, ci si chiede cosa ne sarà del
capoluogo e degli altri centri colpiti, e
quando la popolazione potrà tornare alla
normalità.
Su circa 120mila abitanti nell'intero comune
dell'Aquila, gli sfollati alloggiati negli
alberghi della costa o nelle tendopoli sono
almeno 29mila, ma sono decine di migliaia le
persone ospitate da parenti o che ancora
dormono in auto per paura di nuove scosse,
che continuano a susseguirsi anche di forte
intensità.
Qualche negozio ha riaperto, e ieri il
ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini
ha annunciato una serie di misure per
consentire la ripresa dell'attività
scolastica e universitaria nelle aree
colpite dal terremoto. Ma il timore è che
l'Aquila sia una città morta.
E' ancora impossibile calcolare i danni, né
si può dire quante saranno, alla fine, le
case da abbattere. Ma la gente si chiede
cosa ne sarà del centro dell'Aquila, per ora
dichiarato completamente inagibile in attesa
di verifiche che potrebbero richiedere mesi.
Per non parlare delle aziende e
dell'Università che rappresentava, con la
presenza di tanti studenti fuori sede nel
capoluogo, una risorsa economica importante.
Dificile, poi, che si decida di ricostruire
paesini che erano abitati da poche centinaia
di persone, per lo più anziane. Come Onna, a
una decina di chilometri dal capoluogo,
quasi completamente raso al suolo e per
questo diventata uno dei simboli di questa
tragedia.
Si pensa che sarà difficile ridare una casa
a migliaia di famiglie, e comunque ci
vorrebbero anni.
Per quanto riguarda le persone alloggiate in
albergo, poi, con l'estate arriveranno nuovi
problemi. O in quei mesi gli sfollati
verranno trasferiti - come ipotizza qualcuno
- magari in località di montagna, oppure
bisognerà pensare a risarcire chi ha già
acquistato dei pacchetti per trascorrere le
ferie in quegli hotel.
NUMERI "MEDIATICI"
Intanto la macchina dei soccorsi procede a
pieno ritmo. La risposta all'emergenza è
stata rapida ed efficace, con un numero di
persone impegnate forse persino eccessivo,
il che sul piano mediatico non ha guastato.
In questi giorni non era difficile vedere
file di soccorritori spostarsi da una parte
all'altra dell'Aquila senza trovare un
obiettivo su cui concentrarsi. E in alcune
città italiane la partenza di operatori
della Protezione civile è stata rimandata
proprio per una presenza nelle zone
terremotate di un numero di soccorritori -
quasi 12mila - già al di sopra delle
necessità, come riferiscono fonti della
stessa Protezione civile.
Certo le difficoltà non sono mancate. Molte
tende non sono riscaldate in un periodo in
cui qui le notti sono ancora rigide, ci sono
stati inconvenienti nella distribuzione di
generi come le coperte, e problemi con gli
approvvigionamenti alimentari.
Ma soprattutto la gente e i testimoni hanno
l'impressione che i numeri non tornino. Come
quelli degli alloggi disponibili nelle tende
allestite, ufficialmente quasi 2.900 per
17mila posti.
"2.900? Forse quelle arrivate, non certo
quelle tirate su... Quelle al massimo
saranno 2.500", commenta una fonte della
Regione Abruzzo
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Ancora scosse, si scava tra le maerie
Napolitano: "Nessuno è senza colpe"
Source : LA
STAMPA vendredi 10
avril 2009 |
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Si aggrava il bilancio: 287 i morti.
Gli esperti: il sisma si sta spostando
L'AQUILA
Non c’è tregua per i circa 18mila senza
tetto ospitati nelle 31 tendopoli allestite
all’Aquila e provincia. Una forte scossa
sismica è stata registrata intorno alle
21.40 nell’Aquilano. La scossa è stata
avvertita anche a Roma e, secondo i primi
rilievi, è stata di magnitudo di 4.9: una
tra le repliche più importanti del sisma del
6 aprile. Crollata anche un'altra palazzina.
Anche la scorsa notte, la terra ha
continuato a tremare. Tre le scosse più
forti, avvertite anche, oltre che in tutto
l’Abruzzo, in gran parte del centro Italia,
da Roma a Napoli. Alle 0,55 la prima, di
magnitudo 4.3; alle 2,52 quella più forte,
di 5.2; alle 5.14 la terza, di magnitudo
4.6. Altre scosse di terremoto sono state
avvertite nel pomeriggio di oggi alle ore
17.18 nei comuni di Fossa, San Panfilo
d’Ocre e Sant’Eusanio Forconese. La
magnitudo è stata di 3.2. Ha raggiunto
invece magnitudo 2.5 della Scala Richet la
scossa di terremoto avvertita all’Aquila
alle 16.19. L’epicentro è stato localizzato
tra il capoluogo abruzzese e il comune di
Pietra Camela. Ma il fronte del terremoto si
sta spostando, e questo impensierisce i
geologi: dalla scorsa notte l’epicentro si è
spostato sulla direttrice più a nord
L’Aquila-Pizzoli-Barete.
Il presidente dell’Istituto nazionale di
geofisica e vulcanologia Enzo Boschi
assicura che la forte scossa registrata
questa notte «è da considerarsi nella
normalità del processo in atto»,
sottolineando che «per alcune settimane,
senz’altro, questo sciame sismico ci sarà
ancora». «C’è stato un ampliamento del
fronte sismico nel settore appenninico che
si è attivato nell’Aquilano sia verso nord
che verso sud. Questo - ha confermato Boschi
intervenendo telefonicamente a Rai News 24
-, era un fatto immaginabile e prevedibile,
visto che tutta l’attività in corso da
lunedì rappresenta un processo di
liberazione dell’energia accumulata».
Le nuove scosse hanno causato nuovi crolli
nel centro dell’Aquila e nelle zone già
colpite, ma fortunatamente senza coinvolgere
persone. Con il passare delle ore, intanto,
si affievoliscono sempre di più le speranze
di non aggiungere altre bare a quella triste
lista che conta ad oggi 287 morti accertati.
«Scaveremo fino a Pasqua» aveva detto ieri
il ministro dell’Interno Maroni. Ed anche
oggi, la disperata ricerca tra le macerie
prosegue senza sosta, nella speranza di
altri miracoli. E' stato intanto pubblicato
sul sito web della protezione civile e su
quello della regione Abruzzo, e scaricabile
in formato pdf, l’elenco dei nominativi
delle vittime accertate del terremoto che ha
colpito l'Abruzzo. Lo rende noto la
protezione civile.
Oggi, tra la popolazioni terremotate, è
arrivato anche il presidente della
Repubblica Giorgio Napolitano. La prima
tappa del capo dello Stato, non appena
giunto a L’Aquila, è stata quella del dolore:
nell’hangar che raccoglie le 278 bare con le
salme delle vittime del terremoto c’è stato
spazio solo per una composta disperazione. È
stato un omaggio privato quello del
presidente, che è entrato da solo, senza
nessuna autorità al suo fianco e senza i
consiglieri, e ha incontrato nell’hangar
famiglie distrutte ma raccolte in un dolore
pieno di dignità. Dentro alla grandissima
sala c'erano solo un sacerdote e alcuni
scout. Nei paesi del terremoto «lo Stato è
presente, e sarà presente anche nel futuro»,
rassicura il Presidente della Repubblica
parlando poi con gli sfollati di Onna, il
borgo distrutto dal sisma.
Il capo dello Stato lancia anche un'accusa
nei confronti della classe politica e delle
istituzioni. Perchè anche sul terremoto
bisogna parlare il linguaggio della verità,
dice Napolitano, che vede «irresponsabilità
diffuse» di fronte alla tragedia di edifici
antisismici ugualmente crollati travolgendo
vite umane. Per il capo dello Stato «nessuno
è senza colpe» e ora serve «un esame di
coscienza» che superi le preferenze
politiche di ognuno «riguardo a chi ha avuto
ragione e chi ha avuto torto o
responsabilità in queste cose». «Si tratta -
spiega il capo dello Stato - di capire
veramente come sia potuto accadere che non
ci sia stata l’attivazione indispensabile di
norme di prevenzione che erano state
tradotte in legge, o che ci sia stato un
difetto nei controlli previsti». «È
necessario un esame di coscienza - ribadisce
Napolitano - per capire cosa è
indispensabile e urgente fare perchè mai più
ciò accada non affidandosi a profezie o
previsioni impossibili ma rendendo sicuri
gli edifici di nuova costruzione e anche
quelli più antichi».
Immediata la replica Berlusconi. Se ci sono
«le responsabilità saranno certamente
accertate e ci sono già dei pm che indagano
al riguardo», dice il premier. «Personalmente
-aggiunge- ho potuto verificare che molti
edifici rappresentano le tecnologie
dell’epoca», e quindi «io non credo che ci
siano state delle situazioni» tali da far
presumere responsabilità nella costruzione
degli edifici, «però i pm indagheranno ed è
giusto» che facciano emergere le eventuali
responsabilità. Per quanto riguarda la
visita di Napolitano in Abruzzo va infine
segnalato lo sfogo con i giornalisti.
Visibilmente innervosito dalla presenza dei
fotoreporter che gli erano vicino,
Napolitano ha allargato le braccia e ha
detto loro: «Poichè non sono venuto qui per
farmi fotografare da voi, fatevi da parte:
non rompete!». Un anziano di Onna con voce
commossa ha rivolto poi un appello a
Napolitano: «Non dimenticatevi di noi,
Presidente, non dimenticateci...».
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Funérailles
nationales en Italie pour les 281 victimes
du séisme |
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Sources : « Agence Reuters » le 10/04/2009
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par Silvia Aloisi et Antonella Cinelli
L'AQUILA, Italie (Reuters) - Des funérailles
nationales ont lieu ce vendredi en Italie
pour les 281 victimes du pire séisme qu'ait
connu la Péninsule depuis 1980.
Environ 200 cercueils devaient être alignés
sur un terrain d'entraînement d'une école de
police à L'Aquila, pour ces funérailles, qui
débutent à 11h00 locales. Mille six cents
proches des victimes devaient y assister,
dans cette ville médiévale de 70.000
habitants durement touchée par le
tremblement de terre de la nuit de dimanche
à lundi dans les Abruzzes.
Les opérations de recherches vont prendre
fin prochainement, l'espoir de retirer
encore des survivants des décombres
diminuant. "Les recherches sont pratiquement
terminées", a déclaré jeudi Luca Spoletini,
porte-parole de la Protection civile.
Jeudi, l'action des secours a encore été
gênée par plusieurs violentes répliques, qui
ont endommagé un peu plus des bâtiments
fragilisés par les secousses précédentes et
ont semé l'effroi parmi les 17.000 personnes
relogées temporairement sous de grandes
tentes bleues. Des milliers d'autres
sans-abri ont été installés dans des hôtels
ou dorment chez des proches.
"VILLE FANTÔME"
Le président du Conseil, Silvio Berlusconi,
a estimé que L'Aquila était une "ville
fantôme" et que la reconstruction coûterait
des milliards d'euros. Il sera présent à la
cérémonie des funérailles, lors desquelles
la messe sera célébrée par le cardinal
Tarcisio Bertone, deuxième plus haut prélat
du Vatican.
Ces funérailles ont nécessité une dispense
spéciale parce que d'ordinaire, on ne
célèbre pas de messe le jour du Vendredi
saint. Le pape Benoît XVI a fait savoir
qu'il se rendrait prochainement dans les
Abruzzes. Des rites funéraires musulmans
seront également rendus pour six victimes
musulmanes.
Outre les 281 morts, on dénombre un millier
de blessés, dont une centaine toujours dans
un état grave. Trente personnes sont
toujours portées disparues. En outre, 28.000
personnes ont perdu leur maison.
Le président italien, Giorgio Napolitano,
s'est rendu jeudi pour la première fois dans
la zone touchée. Devant la presse, il a
pointé la responsabilité de ceux qui n'ont
pas respecté les normes antisismiques sur
les chantiers de construction de la région.
"Nul n'est exempt de responsabilités",
a-t-il dit aux journalistes à L'Aquila.
"Nombre de personnes ont participé à la
construction des bâtiments qui se sont
effondrés. Il faut que les gens fassent un
examen de conscience."
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Ancora scosse, Abruzzo in ginocchio
E adesso si sposta il fronte del
sisma
Source : LA
STAMPA jeudi 9
avril2009 |
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Si aggrava il bilancio: 275 i morti.
Emergenza per migliaia di sfollati,
domani a L'Aquila funerali di Stato
L'AQUILA
Non c’è tregua per i circa 18mila senza
tetto ospitati nelle 31 tendopoli allestite
all’Aquila e provincia. Anche la scorsa
notte, la terra ha continuato a tremare. Tre
le scosse più forti, avvertite anche, oltre
che in tutto l’Abruzzo, in gran parte del
centro Italia, da Roma a Napoli. Alle 0,55
la prima, di magnitudo 4.3; alle 2,52 quella
più forte, di 5.2; alle 5.14 la terza, di
magnitudo 4.6. Ma il fronte del terremoto si
sta spostando, e questo impensierisce i
geologi: dalla scorsa notte l’epicentro si è
spostato sulla direttrice più a nord
L’Aquila-Pizzoli-Barete.
Le nuove scosse hanno causato nuovi crolli
nel centro dell’Aquila e nelle zone già
colpite, ma fortunatamente senza coinvolgere
persone. Con il passare delle ore, intanto,
si affievoliscono sempre di più le speranze
di non aggiungere altre bare a quella triste
lista che conta ad oggi 275 morti accertati.
Sono infatti ormai trascorse più di 24 ore
dall’ultimo salvataggio tra le macerie e
siamo ad oltre 72 ore dalla tragedia: tempi
che, statisticamente, lasciano poco sperare
per quella decina di persone che figurano
ancora nella lista dei dispersi. Tra loro
c’è anche una giovane promessa del rugby:
Lorenzo Sebastiani, pilone cresciuto
nell’Aquila Rugby e ora in forza
all’Accademia federale a Pisa. Lorenzo ha
partecipato due anni fa ai Mondiali Under
19. Di lui non si hanno notizie dalla notte
tra domenica e lunedì, quando la sua casa è
stata ridotta in un cumulo di macerie. Ma si
continua a scavare.
«Scaveremo fino a Pasqua» aveva detto ieri
il ministro dell’Interno Maroni. Ed anche
oggi, la disperata ricerca tra le macerie
proseguirà senza sosta, nella speranza di
altri miracoli. L’altra sera, il «miracolo»
di Eleonora Calesini, 20 anni, estratta viva
dalle macerie dopo 42 ore, aveva restituito
forza e fiducia a Vigili del Fuoco e
volontari, impegnati nelle operazioni di
scavo e di rimozione delle macerie. Ieri
però, poco dopo la mezzanotte, sono stati
trovati i corpi senza vita di due dei
quattro giovani dati per dispersi nel crollo
della Casa dello Studente, all’Aquila. Oggi,
tra la popolazioni terremotate, c’è attesa
per l’annunciata visita del presidente della
Repubblica Giorgio Napolitano. Il Capo dello
Stato sarà in mattinata al centro di
coordinamento della Protezione civile,
allestito nella scuola per ispettori della
Guardia di Finanza. Ma chissà che non trovi
il tempo per fare un salto in una delle
tendopoli e portare una parola di conforto e
di speranza ai tanti senzatetto.
E nei prossimi giorni ha promesso la sua
visita anche Papa Benedetto XVI, che si è
detto da subito profondamente colpito per
questa immensa tragedia. Intanto, ci si
prepara per dare, domani, l’ultimo saluto
collettivo alle vittime del terremoto. I
funerali di stato si terranno alle 11 nel
cortile interno della scuola della Guardia
di Finanza, celebrati dall’arcivescovo
dell’Aquila, monsignor Giuseppe Molinari.
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Séisme en
Italie: le bilan s'approche des 300 morts,
nouvelles secousses |
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Sources : « Agence
France Presse » le 06/04/2009 |
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L'AQUILA, Italie (AFP) - Le bilan du
terrible séisme de lundi dans le centre de
l'Italie pourrait approcher les 300 morts
alors que la terre continue de trembler et
qu'il ne restait pratiquement plus d'espoir
jeudi de retrouver des survivants.
Les rescapés du séisme se sont réveillés
difficilement jeudi après une nouvelle nuit
dans le froid et l'inconfort alors que de
fortes répliques ont rythmé la nuit.
Selon la chaîne de télévision en continu Sky
TG24, le bilan s'est alourdi à 275 morts
jeudi matin, quatre jours après le séisme
qui a frappé les Abruzzes (centre) dans la
nuit de dimanche à lundi, le plus meurtrier
dans le pays depuis 30 ans.
Le précédent bilan officiel était de 273
victimes. Entre vingt et trente personnes
sont toujours portées disparues et le nombre
des blessés est de 1.170, dont 179 dans un
état grave, selon les carabiniers. Le nombre
de sans-abri est estimé à 28.000.
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Dans la nuit,
les secouristes ont annoncé avoir dégagé
deux nouveaux corps sans vie dans un foyer
d'étudiants qui s'était écroulé comme un
château de cartes lors du tremblement de
terre.
De nouvelles répliques se sont produites au
cours de la nuit.
La plus forte secousse, ressentie par les
journalistes de l'AFP mais aussi perçue à
Rome et dans d'autres grandes villes du
pays, a été enregistrée à 02h52 (00h52 GMT)
et a atteint une magnitude de 5,2 sur
l'échelle de Richter.
Au total 17.772 personnes ont passé une
nouvelle nuit dehors dans les 2.962 tentes
fournies par les autorités ou dans les
centaines de voitures qui remplissent les
parkings de la ville.
Vers 06h30 (04h30 GMT), dans le campement de
sans-abri d'Onna, hameau martyr épicentre du
séisme, les rescapés se réveillaient
lentement et commençaient à sortir du
village de tentes. Sur le parking adjacent,
les occupants d'une centaine de voitures aux
vitres embuées étaient encore endormis.
Des militaires somnolaient dans leur camion
avec le moteur allumé, le thermomètre
affichant 5°C à l'extérieur.
L'espoir de retrouver des survivants était
extrêmement ténu jeudi, les nouvelles
secousses compliquant la tâche des
sauveteurs en rendant encore plus instables
les décombres des habitations.
Les recherches se poursuivront jusqu'à
dimanche, a annoncé le ministre de
l'Intérieur Roberto Maroni.
Les deux premières victimes du séisme ont
été enterrées mercredi, l'une dans la région
touchée par le séisme, l'autre dans celle
voisine du Molise.
Une cérémonie d'hommage national est prévue
vendredi à L'Aquila, présidée par le numéro
deux du Vatican, le cardinal Tarcisio
Bertone. Les drapeaux de tout le pays seront
en berne.
Le pape Benoît XVI a annoncé qu'il
"espérait" se rendre "dès que possible" sur
les lieux de la catastrophe où 8.500
secouristes sont à pied d'oeuvre.
Le président de la République Giorgio
Napolitano est attendu jeudi matin à
L'Aquila pour constater l'ampleur des
dégâts.
Le chef du gouvernement Silvio Berlusconi
s'est rendu chaque jour sur les lieux du
sinistre depuis lundi.
Il a suggéré que la reconstruction soit
divisée en 100 projets dont chacun serait
pris en charge par l'une des 102 provinces
italiennes, sous le contrôle du
gouvernement.
Le Cavaliere a également évoqué l'"adoption
d'une église ou d'un monument historique"
par des institutions ou des gouvernements
étrangers pour financer leur reconstruction.
Selon une première estimation
gouvernementale, au moins 1,3 milliard
d'euros seront nécessaires pour la
reconstruction.
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©AFP / Filippo Monteforte
Une peluche et une chaussure d'enfant
dans les décombres d'un immeuble,
le 8 avril 2009 à L'Aquila

©AFP / Filippo Monteforte
Un couple attend des nouvelles d'un
proche recherché par les secours dans
les décombres de L'Aquila,
le 8 avril 2009 |
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Abruzzo in
ginocchio, già 235 morti
Ancora scosse: si scava tra la macerie
Source : LA
STAMPA mardi 7
avril2009 |
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Si aggrava il
bilancio: 179 morti
Si aggrava il bilancio del terremoto
Mille i feriti, oltre cento sono gravi
Ancora crolli nel centro dell'Aquila
L'AQUILA
Ancora paura in Abruzzo. Il giorno dopo fa
registrare nuove scosse, crolli e altri
morti. La conta delle vittime supera quota
230, mille i feriti e 25mila gli sfollati
mentre si continua a scavare senza sosta tra
le macerie nella speranza di salvare qualche
sopravvissuto. La terra, intanto, continua a
tremare ed una nuova forte scossa in serata
ha aggiunto macerie a macerie, seminando il
panico tra una popolazione già duramente
provata.
La terra trema ancora
La nuova scossa, alle 19.47, ha raggiunto
una magnitudo 5.3 della scala Richter. Si
tratta dell’intensità più forte dopo quella
di magnitudo 5.8 che ha portato morte e
distruzione nella notte tra domenica e
lunedì. L’epicentro è stato localizzato
nella zona compresa tra San panfilo d’Ocre,
Fossa, S. Eusanio e Forcenese, più a sud-est
dell’altra, a circa otto km di profondità.
Segnalati nuovi crolli, tra cui la cupola
della basilica dell'Aquila. In precedenza si
erano registrate altre scosse: la più forte
in mattinata (magnitudo 4.7). Prosegue
quindi lo sciame sismico che da mesi sta
interessando l’aquilano.
Il bilancio
Man mano che passano le ore i bilanci si
fanno sempre più precisi. Sono 235 i morti
accertati (40 del paese fantasma di Onna),
di cui 15 non ancora identificati. I corpi
sono allineati nell’hangar della scuola
sottufficiali della Guardia di Finanza del
capoluogo abruzzese dove è stato allestito
l’obitorio. Ma il bilancio sembra destinato
ad aumentare: si contano, infatti, ancora
una trentina di dispersi. Mille i feriti
negli ospedali, di cui in condizioni
difficili. Gli sfollati, ha riferito il
presidente della Regione, Gianni Chiodi,
ammontano a 25mila. In serata sono attive 20
tendopoli con 16 cucine da campo che
potranno ospitare 14.500 persone. Parte di
coloro che sono rimasti fuori casa sono
stati ospitati in alberghi lungo la costa,
ma sono ancora tanti coloro che dormiranno
anche questa notte in auto per stare vicino
alle proprie abitazioni.
La corsa contro il tempo
Prosegue incessante intanto la ricerca di
superstiti sotto le case crollate. Le
operazioni, ha spiegato Berlusconi,
dureranno «altre 48 ore da oggi, quando
avremo la certezza che non c’è più nessuna
possibilità di trovare persone vive». Il "miracolo"
è avvenuto questa notte, quando a 23 ore dal
terremoto, gli uomini del Soccorso alpino
hanno estratto Marta Valente, una ragazza di
22 anni, bloccata sotto un palazzo di quatti
piani crollato. E si è ripetuto stasera
quando Eleonora (una giovane di 20 anni) è
stata salvata dopo aver resistito per 42 ore
sotto le macerie di una palazzina di quattro
piani nella zona di La Gioia a L’Aquila. Dai
resti della Casa dello studente, invece,
sono stati recuperati oggi solo cadaveri: l’edificio
verrà ora demolito per recuperare altri
corpi senza rischi per le squadre di
soccorso. Non ci sono infatti speranze di
trovare qualcuno ancora vivo.
Berlusconi visita gli sfollati
Da domani, ha annunciato il premier
entreranno in azione 1.500 tecnici
qualificate per monitorare gli edifici
colpiti. Saranno fatti accertamenti sulla
stabilità, agibilità e valutazione dei danni
subiti dai fabbricati. Per quanto riguarda
le abitazioni, se nel corso del sopralluogo
non venissero rilevati danni, potrebbe
essere data alle famiglie l’autorizzazione a
rientrare. Intanto, mentre visitava le
tendopoli dell’aquilano, Berlusconi è stato
raggiunto da una telefonata del presidente
americano Barack Obama. «Mi ha detto - ha
riferito il premier - che gli Stati Uniti
sono a disposizione per qualunque esigenza e
che il popolo e il governo americano ci sono
vicini. Io gli ho detto che se loro vorranno
dare un segno tangibile della loro vicinanza,
noi da domani faremo l’inventario delle cose
da ricostruire. Se dunque gli Usa vorranno
prendersi la responsabilità della
ricostruzione di beni culturali e chiese,
noi saremo lietissimi di avere questo
contributo alla ricostruzione».
Sospesi i pagamenti fiscali
Pronte misure di sostegno economico. L’Agenzia
delle entrate ha sospeso i pagamenti di
tasse locali e nazionali per i comuni
coinvolti dal sisma. Il Governo ha deciso
anche ti economici. Le misure saranno varate
nel Consiglio dei ministri di dopodomani.
«Non vi lasciamo soli», ha assicurato agli
sfollati Berlusconi. Numerosi purtroppo gli
episodi di sciacallaggio; finte telefonate e
sms di allarme si sono verificati in alcuni
centri dell’Abruzzo, mentre dalla Protezione
civile giunge l’invito alle popolazioni a
non prestare attenzione alle segnalazioni di
nuove scosse. Nessun funzionario del
Dipartimento - è stato precisato - è stato
autorizzato a procedere ad evacuazioni o
annunci di questo tipo.
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Abruzzo,
centomila in fuga dall'inferno
Source : LA
STAMPA mardi 7
avril2009 |
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Si aggrava il
bilancio: 179 morti
L'AQUILA
Ci sono i primi bilanci ufficiali della
tragedia dell’Aquila e provincia dopo il
sisma di ieri notte: 179 le vittime, 1.500 i
feriti circa, di cui 300 direttamente
medicati nell’ospedale da campo di piazza d’Armi.
Sono 50mila gli sfollati. Il centro storico
dell’Aquila di fatto non esiste più. Il
Duomo, il campanile, le case, i palazzi
nobiliari e i caratteristici vicoli sono
totalmente inagibili. Molte delle strutture
restano su quasi per miracolo. In via XX
Settembre si continua invece a scavare
soprattutto su una palazzina di quattro
piani dove i dispersi sono ancora 35. Ieri
l’unico sorriso vero che si è potuto
raccogliere in mezzo alle macerie è stato
quello di una ragazza di 13 anni, Francesca.
Dieci ore passate sotto le macerie e poi il
ritorno alla luce. Viva. Cosciente a tal
punto da sorridere ai suoi soccorritori e
dire il suo nome. Seicento metri più avanti,
nella stessa via, più disperazione che
salvataggi. Figli che hanno perso entrambi i
genitori. Intere famiglie con bambini
spazzate via. Resta soltanto la speranza -
come accaduto in Molise ma anche nei
terremoti degli anni ’70 - di ritrovare
anche a distanza di più di un giorno persone
ancora in vita.
E stanotte è stata estratta viva e caricata
in ambulanza poco dopo le due della notte la
studentessa 24enne di Teramo, Marta Valente,
imprigionata da tre travi per quasi 24 ore
nello stabile crollato di via Rossi,
all’Aquila. Quattro le tendopoli. La più
grande quella di piazza d’Armi, dove è stata
allestita anche una straordinaria cucina da
campo. Ci sono file lunghe ma composte per
prendere la cena. Sono ancora poche le tende
piazzate nei quattro siti, ma servono almeno
per dare un tetto ad anziani, feriti e
bambini. E gli altri? Arriveranno roulotte,
arriveranno altre tende ma nelle prossime
ore. Per questo si stanno organizzando
autobus per portare parte degli sfollati
negli hotel lungo la costa abruzzese.
Le mete: Pescara, Giulianova, Roseto e altre
ancora. Il ministro delle Infrastrutture
Altero Matteoli ha fornito una prima stima
dei danni. «Senza considerare le imprese e
il mondo del lavoro, solo per quanto
riguarda l’edilizia e le case», la stima dei
danni ammonta a «1 miliardo e 300 milioni di
euro, cifra destinata ad aumentare perchè ci
sono i danni all’imprenditoria che devono
essere ancora valutati». Al momento, secondo
i VVFF, sono cento le persone estratte vive
dalle macerie dalla scorsa notte tra
l’Aquila e i comuni della provincia.
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Séisme en
Italie: 179 morts et 34 disparus, selon un
nouveau bilan |
Sources : « Agence
France Presse » le 07/04/2009
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Le violent
séisme qui a frappé lundi le centre de
l'Italie a fait 179 morts et 34 disparus,
selon un nouveau bilan provisoire mardi du
centre de coordination des secours de
L'Aquila.
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Terremoto: trema
la terra in tutto il centro Italia
Source : LA
STAMPA lundi 6 avril2009
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Carabinieri:
decine di morti, molti bambini. Numerosi i
dispersi ancora sotto le macerie e migliaia
gli sfollati.
All'Aquila è stato evacuato l'ospedale
Interrotta al traffico l'autostrada A24.
L'AQUILA
Il numero dei morti, secondo fonti
ospedaliere, è salito a 27. È l’ultimo
bilancio del terremoto di magnitudo di 5,8
gradi della scala Richter che la scorsa
notte ha colpito L’Aquila. E proprio la
situazione all’ospedale dell’Aquila,
fortemente danneggiato dalle scosse e senza
acqua potabile, diventa sempre più
drammatica di minuto in minuto. |

©AFP /
Filippo Monteforte
Un policier devant un bâtiment effondré
après le séisme qui a frappé la région
de L'Aquila, dans le centre de l'Italie,
le 6 avril 2009 |
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Ci sono intere zone dove si stanno
effettuando i primi interventi che sono in
reale pericolo di inagibilità, tanto che
numerosi medici medicano i feriti all’aperto
di fronte alla entrata principale del pronto
soccorso. Continuano ad arrivate feriti sia
con ambulanze che con auto private e di
tanto in tanto sfilano barelle con i morti
che vengono accompagnati al vicino obitorio.
Nella città abruzzese la situazione più
critica è quella che riguarda la zona
compresa tra via XX Settembre e via Campo di
Fossa. In quest’ ultimo caso si registra il
crollo di un condominio di cinque piani
sotto il quale è molto probabile che siano
intrappolate intere famiglie. Pochi fa
un’altra scossa ha fatto tremare per alcuni
secondi la terra. Molte delle case già
lesionate sono venute giù e anche il simbolo
della città, all’ingresso dell’Aquila, a
Porta Napoli, è venuto giù. Sono state date
indicazioni agli sfollati dell’Aquila di
raggiungere la zona dello stadio,
considerata sicura, dove sarà allestito un
campo di accoglienza. Il presidente del
Consiglio Silvio Berlusconi, non andrà più a
Mosca ma si recherà a l’Aquila per
verificare di persona la situazione dopo i
terremoti.
Il ministro delle Infrastrutture e dei
Trasporti, Altero Matteoli, ha convocato per
le prossime ore un vertice operativo presso
il Dicastero di Porta Pia per mettere a
punto «i provvedimenti più urgenti per
fronteggiare le conseguenze di questo
gravissimo evento tellurico». Le linee
ferroviarie principali, riferiscono le
Ferrovie dello Stato, sono tutte operative,
mentre sono in atto gli accertamenti sulle
linee regionali. Restano chiuse per il
completamento degli accertamenti le linee
regionali Sulmona-L’Aquila-Terni, Sulmona-Tivoli,
Giulianova-Teramo, Sulmona-Carpinone. Le
infrastrutture centrali di Telecom Italia,
sia nella telefonia fissa che in quella
mobile, non hanno subito danni nel terremoto
della notte scorsa in Abruzzo. Lo riferisce
il gruppo telefonico, spiegando che i
telefoni, dunque, «funzionano regolarmente»,
a parte la normale congestione del traffico
che si verifica sempre in casi come questi.
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Italie: un
violent tremblement de terre dans le centre
de l’Italie fait au moins 27 morts |
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Sources : « Agence
France Presse » le 06/04/2009 |
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Un policier
devant un bâtiment effondré après le séisme
qui a frappé la région de
L'Aquila, dans le centre de l'Italie, le 6
avril 2009
L'AQUILA, Italie (AFP) - Le centre de
l'Italie a été frappé lundi par un violent
tremblement de terre, pire séisme dans la
Péninsule depuis plus de dix ans, faisant au
moins 27 morts selon un bilan provisoire qui
pourrait encore s'alourdir. Un bilan établi
dans la matinée par des sources
hospitalières, cité par l'agence Ansa, a
fait état d'au moins 27 morts à L'Aquila,
capitale de la province montagneuse des
Abruzzes (à environ 100 km au nord-est de
Rome) et ville la plus touchée par le
tremblement de terre.Les carabiniers ont
comptabilisé une trentaine de disparus.
S'exprimant sur la chaîne de télévision
SkyTG24, le Premier ministre Silvio
Berlusconi a décrété l'urgence nationale et
désigné le chef de la protection civile
Guido Bertolaso comme coordonnateur des
secours."Il faut s'attendre à de nombreuses
victimes, beaucoup de blessés et beaucoup de
maisons effondrées" a déclaré à la radio M.
Bertolaso qui a estimé qu'il faudrait
"beaucoup de temps" pour faire disparaître
les traces de cette catastrophe. |

Localisation de l'épicentre
du séisme du 6 avril 2009 en Italie |
Selon la
protection civile, plus de dix mille maisons
et édifices ont été endommagés par la
secousse d'une magnitude de 5,8 dont
l'épicentre se situait à 5 km sous L'Aquila.
Le centre historique de cette ville de
60.000 habitants a particulièrement
souffert. La nef d'une église s'est
effondrée de même qu'une partie d'une
résidence pour étudiants. Un hôpital de la
ville a du être évacué par peur des
répliques. De très nombreux édifices portent
les traces du séismes, a constaté un
photographe de l'AFP à L'Aquila. Les accès
sont de la ville sont difficiles et les
secours encore peu nombreux, a-t-il
constaté."J'ai vu les pompiers de Rome en
route vers la région", ajoute-t-il.
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©AFP /
Vincenzo Pinto
Des secouristes parmi les décombres
d'une maison effondrée cherchent
d'éventuelles victimes à
L'Aquila le 6 avril 2009
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Les premières
images des télévisions montrent des toits
effondrés, des routes jonchées de pierre
tombées de la montagne. Des milliers
d'habitants sont descendus dans les rues
dans la nuit ou se sont rassemblés dans les
stades de la région par peur des répliques.
La secousse a été ressentie dans tout le
centre de l'Italie, de l'Adriatique à la mer
Tyrrhénienne, et notamment dans la capitale
où elle a réveillé de nombreux romains. Une
autre secousse assez forte (magnitude 4,6)
avait déjà été ressentie dimanche dans la
soirée en Italie du nord dans région
portuaire de Ravenne, sans faire ni victime
ni dégâts, selon l'agence Ansa.
L'hypocentre du séisme, qui s'est produit à
22H20 (20H20 GMT) dans la région de
l'Emilie-Romagne, était exceptionnellement
profond, à quelque 28 km de profondeur, ont
indiqué des responsable de la sécurité
publique.
En raison de sa profondeur, ces premières
secousses - totalement distinctes du
tremblement de terre dans la nuit dans les
Abruzzes - ont été ressenties sur une large
zone, et notamment dans la région des
Marches, plus au sud sur la côte Adriatique.
L'ensemble du territoire italien, qui
s'étend sur plusieurs plaques tectoniques,
est fortement exposé aux risques de
tremblements de terre. Vingt millions
d'Italiens sont "potentiellement exposés au
risque sismique", selon la protection
civile. |
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