Il cinema di Florent Siri, tra minatori italiani e star internazionali


Nato in Francia da genitori di origini italiane, Florent Emilio Siri è un regista che nel corso della sua carriera ha trattato temi estremamenti differenti tra loro con una sensibilità e una maestria al di fuori dal comune.

Quale è il regista italiano che l’ha più influenzato ?

Senza dubbio Sergio Leone. La sua regia ha rivoluzionato il cinema internazionale,

grazie soprattutto all’utilizzo che faceva dei grandi piani. Non posso poi non ricordare Fellini. In lui c’era un mondo, una poesia unica e inimitabile. Sono poi cresciuto con la commedia all’italiana di Monicelli, Dino Risi, Elio Petri e Antonioni. Il cinema italiano mi ha senza dubbio influenzato. Ho scoperto le opera di questi maestri quando ero più giovane e, viste le mie origini, le guardavo con un pizzico di melacononia. All’epoca tutto ciò che veniva dall’Italia per me aveva una forza e un gusto molto più grande.

Che impatto ha il cinema italiano in Francia?

In Italia c’è stato un grande problema in questi ultimi anni a causa del monopolio delle televisioni che ha bloccato lo sviluppo dell’industria cinematografica. L’Italia non è riuscita a stare al passo con I tempi come ha fatto la Francia. In passato i due paesi rappresentavano un faro guida in Europa per la settima arte, grazie anche alle tante corpoduzioni che avvenivano tra i due paesi . Il cinema francese ha trovato il modo di difendersi dall’avanzata della televisione e dei nuovi media, al contrario dei suoi cugini d’oltralpe. Ora c’è una lenta ripresa, ma è dura riuscire a risalire la china e e ritornare ad essere il colosso del passato.

Quale grande attore italiano del passato avrebbe voluto dirigere ?

Sarebbe stato fantastico poter lavorare con Gian Maria Volonté. Adoro anche gli altri « mostri sacri » come Alberto Sordi, Mastroianni, Gassmann.

Per le sue produzioni ha avuto l’occasione di collaborare con degli italiani ?

Da 15 anni collaboro sempre con tecnici italiani. In tutti i miei film il direttore della fotografia è Giovanni Fiore Coltellacci, un professionista che ha collaborato in passato anche con Fellini.

Lei, figlio di minatori, ha esordito con un film in cui racconta la storia dei minatori italiani in Lorena.

Cosa le ha lasciato questa esperienza ?

Quando ho girato quel film ero molto giovane e non sapevo ancora che avrei fatto il regista. Per me era fondamentale rendere omaggio a quella che era stata l’ultima generazione di minatori italiani emigrati in Francia. Quando parlai a mio padre del progetto, lui mi rispose che sarebbe stato impossibile per me realizzarlo perché non avevo mai fatto quel lavoro. Una volta concluso, feci la prima proiezione in una sala davanti a 2000 minatori e, una volta riaccese le lui, vidi mio padre in lacrime per la commozione. Fu estremamente duro per me portare a termine quel film perché ero coinvolto in prima persona in quella storia. Tutti quelli che come me sono cresciuti in quell’ambiente, fatto di emigranti italiani venuti in Francia per svolgere dei lavori così duri, hanno vissuto in un mondo a parte. Fino a poco tempo fa, gli stessi emigranti si definivano italo-lorreni e

non italo francesi : si tratta veramente di una cultura nella cultura. Anche se non so ancora quando, ho intenzione di dare un seguito a quell film.

Nel 2012 è uscito il suo ultimo film, Cloclo, che racconta la storia di Claude François. Apparentemente questo film sembra trattare temi opposti rispetto a quelli narrato nella sua prima opera. C’è un legame tra i due lungometraggi ?

Claude François nacque in Egitto, figlio di una famiglia borghese italiana che, una volta arrivata a Parigi, andò in rovina perdendo tutto. Fu quindi costretto a faticare per ottenere il successo che ha avuto. In un certo modo anche questa è la storia di un emigrato italiano. Anche se non posso dire di avere le sue stesse origini, mi sono ritrovato in questo personaggio perché entrambi abbiamo dovuto lavorare duro per ottenere qualcosa. Per questo film mi sono totalmente immerso nella sua personalità, studiandone le caratteristiche e le sfaccettature. Mi interessava, l’aspetto popolare di questo artista, che ha dato molto alla Canzone francese.


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