Il cinema “ italiano ” di Serge Korber


Nel corso della sua carriera il regista Serge Korber ha avuto l’occasione di girare con alcuni dei più grandi nomi del cinema italiano e francese. Molti dei suoi film sono stati girati in Italia, un paese che lo ha segnato profondamente nel cuore.

Che tipo di collaborazioni ha avuto con l’Italia ?

Ho avuto molti contatti con il « Belpaese », professionali e non. Nel 1970 ho collaborato con la società di produzione Rizzoli, dirigendo il film “L’Homme Orchestre” con Louis de Funès. Una buona parte di quel film è girata a Roma, una città che ho sempre adorato e che mi è rimastanel cuore. Ancora oggi, appena posso, mi concedo qualche giorno nella città eterna. Due anni più tardi lavorai nuovamente con la Rizzoli per “Les feux de la chandeleur”, con Annie Girardot.

Che ricordo ha di Louis de Funès ?

Adorava Roma. Nei momenti di pausa tra una ripresa e l’altra non perdeva occasione di visitare la città, soprattuttoVilla d’Este a Tivoli, a qualche chilometro fuori la capitale. Louis era una

persona molto riservata, per questo non ho particolari aneddoti su di lui.

Cosa ne pensa della nuova generazione di registi italiani ?

Ho l’impressione che in questo periodo l’industria cinematografica italiana sia in piena ripresa. Ultimamente sono rimasto molto colpito da “La grande bellezza” di Sorrentino e “Viva la libertà” di Roberto Andò, due film magnifici.

Nel 1988 diresse anche Alida Valli in A notre regrettable epoux”. Che ricordo ha ?

Scoprii Alida con il film “ Senso ” di Luchino Visconti. Rimasi colpito da quella bellissima attrice così talentuosa ed elegante. In quel film Alida recitò in coppia con Jacqueline Maillan. Da una parte la francese sbarazzina e dall’altra l’italiana elegante e signorile; il risultato fu straordinario.

È stato amico anche di altri attori italiani ?

Avendo diretto Annie Girardot in alcuni film, conoscevo bene anche Renato Salvatori, che fu suo marito per molti anni. Ogni volta che andavo a Roma passavo a trovarli a casa loro, vicino al Teatro Marcello. Con la figlia, Giulia, ho mantenuto i contatti e ancora oggi ogni tanto ci sentiamo.

Quali sono i suoi progetti futuri?

Sto girando un documentario su Bartali. Sono rimasto profondamente colpito da questo personaggio al punto divoler raccontare la sua magnifica storia umana e sportiva.


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