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Giovanni Brusatori : splendida voce da doppiaggio


Giovanni Brusatori (nome d’arte Conrad Brueghel). Una lunga carriera, di cui accenniamo solo le tappe più importanti. Attore prima a Milano, Teatro del Corso, Teatro stabile Gerolamo (commedie dialettali in milanese con Milly e Jannacci); al Teatro delle Arti (diverse commedie per ragazzi con la regia di Ruggero Jacobbi). Poi iniziano le tournée, partendo dal Piccolo Teatro di Milano ne I Giganti della Montagna, per la regia di Giorgio Strelher; allo Stabile di Bolzano prima e poi allo Stabile di Roma. Successivamente, si avvicendano tante altre compagnie di giro fino al 1987. Nell’intervallo tra un teatro e l’altro, Giovanni appare in numerosi film: circa ventidue. Nel carnet anche infiniti programmi RAI radiofonici e televisivi, commedie e sceneggiati. Nel Cinema, dopo diverse esperienze come aiuto regista, finalmente, nel 1978 dirige un film, Le evase. Come attore di film, qualche titolo: Sotto il Segno dello Scorpione, regia dei Fratelli Taviani; Delitto Matteotti di Florestano Vancini; L’Agnese va a Morire di Giuliano Montaldo; Il Povero Cristo di Pier Carpi, dove interpreta Giuda. Nel 1981 partecipa anche a Bianco, rosso e Verdone, mentre nel 1992 partecipa al suo ultimo film, Cronaca Nera. Tra l’attività teatrale, cinematografica e televisiva si sviluppa una lunga attività di doppiaggio di film e soprattutto di serie e cartoni animati. Dal 1990 ha cominciato nell’ ideazione e nella regia di videoracconti RAI (ben centotrentasei) descrivendo, nell’Italia del bizzarro, le bellezze artistiche, storiche e ambientali del nostro Paese, soffermandosi sulle opere di artisti contemporanei. Ha anche partorito una serie di racconti, Viaggi d’Autore, dedicati ai peti e scrittori più importanti della letteratura italiana da Leopardi a Pirandello, non tralasciando nomi come D’annunzio, Levi, Quasimodo, Pavese. Giovanni Brusatori è un artista completo, con una grande cultura. Non gli è mancata neanche l’esperienza, con il patrocinio dell’UNESCO, di realizzare una lunga serie denominata I segni dell’uomo, sui siti Patrimonio dell’Umanità. Per questa sua specifica attività, è stato tra l’altro invitato due volte al Festival Internazionale del documentario d’Arte in Canada, a Montreal. Nel nostro Paese, ha ricevuto riconoscimenti in rassegne artistiche sparse un po’ ovunque.


La professione dell’attore: come la descriverebbe?

Tutto è già stato detto e scritto da illustri registi e famosi attori, ed anche sull’uso della voce in Teatro, Cinema e Doppiaggio. E poi ogni professionista ha i suoi vissuti ed utilizza la voce secondo una proprie sensibilità e tecnica acquisite con anni di studio e di esperienza. Tenendo sempre presente che nel doppiaggio esiste la figura del direttore di doppiaggio, che saprà coordinare le voci e le interpretazioni degli attori. Funziona così anche in Teatro: c’è sempre il regista che aiuterà l’attore ad interpretare in modo credibile il personaggio.


Quando è stata la sua prima volta sopra un palcoscenico?

Il rapporto con il palcoscenico, e soprattutto le prime esperienze dopo i vari corsi di recitazione e dizione, sono i più commoventi dei miei trascorsi professionali. Ricordo quando per la prima volta fui scritturato e il regista volle che recitassi un monologo per meglio capire quale personaggio affidarmi. E poi le lunghe prove e l’interagire con i colleghi, la scelta dei costumi, la disposizione delle luci. E finalmente il giorno della prima rappresentazione. Rivivo ancora l’emozione dietro le quinte, in attesa di sentire la battuta prima di entrare in scena: il cuore stava uscendo dalla gola e la voce si era bloccata. Una collega se ne accorse e mi sospinse, e la mia voce miracolosamente uscì. Eccolo il mio debutto in palcoscenico: Teatro di Porta Vittoria a Milano. Avevo 18 anni, e finalmente ero un attore nella commedia I tre topi grigi di Agatha Christie.


Un suo pensiero sul Teatro francese.

Autori francesi che conosco e ho studiato a lungo, anche perché sono stati rappresentati in Italia, sono Pierre Corneille, Jean Racine, Albert Camus. E poi Jean Anouilh ed Edmond Rostand, con Cyrano de Bergerac, la celebre commedia tragedia teatrale in cinque atti pubblicata nel 1897 dal poeta drammatico francese. I più rappresentati ancora oggi, pero’, sono Moliere (L’Avaro, Il malato Immaginario, Il Borghese Gentiluomo), Jonesco (Rinoceronte – La Cantatrice Calva) e Sartre ( Le mani Sporche e Porta Chiusa). Altri professionisti francesi che mi hanno ispirato sono stati Marcel Marceau e Jean Louis Barrault.

Lisa Bernardini

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