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Conclusa la XI edizione della campagna sociale #NonCiFermaNessuno ideata da Luca Abete

  • 22 déc. 2025
  • 4 min de lecture

#NonCiFermaNessuno è una campagna sociale motivazionale con tour annesso, ideata da Luca Abete, conosciuto al grande pubblico italiano come inviato tv di Striscia la Notizia. L'iniziativa, appena conclusa nella sua XI edizione, è rivolta principalmente ai giovani e agli studenti universitari, e  mira a combattere la solitudine, incoraggiare la resilienza, e promuovere la fiducia in sé stessi e nel futuro, trasformando le difficoltà in opportunità di crescita attraverso storie e momenti di confronto autentico. Il progetto, attivo dal 2014, organizza incontri nelle Università, laboratori di comunicazione e azioni di guerrilla marketing per trasmettere un messaggio di coraggio e incoraggiamento, invitando i ragazzi a non arrendersi e a "muovere il primo passo". Incontriamo l'ideatore del progetto ed approfondiamo il concetto alla base di #NonCiFermaNessuno.

 

 

Il claim del Tour 2025 è  stato Nessunə è Solə”, che lei ha definito una “mezza verità che litiga con un'incredibile bugia” per stimolare il dibattito. Quali strumenti o metodologie concrete, oltre al dibattito e alla testimonianza, la campagna ha integrato specificamente quest'anno per aiutare gli studenti a tradurre la consapevolezza di non essere soli in una riduzione tangibile della loro sensazione di solitudine (o nell'individuazione di “connessioni significative”)?

 

Abbiamo smesso di dire “non sei solo” e abbiamo iniziato a costruire occasioni per capirlo, dedurlo, sentirlo davvero. Con meno teoria e più umanità applicata. Che, alla fine, è l’unico metodo che funziona. Abbiamo raccolto testimonianze, anonime o al microfono durante gli 8 talk universitari. Abbiamo creato un claim ad hoc, “Nessunə è solə”,  come punto di partenza per esplorare quelle che definisco “nuove solitudini”. Ho pensato anche ad una provocazione: il Golden Buzzer della Solitudine. Un totem con telecamera nascosta pronto a filmare e raccogliere lo stupore, la curiosità ma anche la voglia di raccontare questo argomento così sentito.


 

L'edizione 2025 ha posto un'attenzione rafforzata alla sostenibilità ambientale e ha visto la riconferma di partner come RiVending e COREPLA per progetti come gli eco-compattatori RecoPet. Oltre alla sensibilizzazione sul riciclo, come misurate l'impatto comportamentale a lungo termine di queste iniziative di sostenibilità all'interno degli atenei? Ci sono metriche specifiche per valutare se il progetto riesca a innescare un cambiamento profondo nelle abitudini degli studenti, al di là dell'evento stesso?

 

Per noi la sostenibilità funziona solo quando diventa azione quotidiana, non slogan. Con iniziative come RecoPet non chiediamo agli studenti di “ascoltarci”, ma di “fare insieme”. Quando il riciclo smette di essere spiegato e inizia a essere imitato, il cambiamento è reale. Abbiamo installato cinque ecocompattatori nelle Università e cestini Rivending nelle aree dei distributori automatici: offriamo occasioni concrete, poi lasciamo che siano loro a trasformarle in abitudini.


 

Lei promuove il concetto di “Rialzismo” – l'arte di trasformare ogni caduta in un trampolino di lancio – focalizzandosi sull'analisi delle sconfitte e delle difficoltà. In un contesto sociale che spesso celebra solo il successo, come bilancia l'esigenza di offrire motivazione con il rischio di normalizzare eccessivamente il fallimento? Quali sono gli strumenti pratici che la campagna offre per trasformare una “caduta” in un'analisi costruttiva, evitando che diventi una fonte di ulteriore pressione o vergogna?

 

La normalizzazione della sconfitta non è una bufala da piazzare a orecchi ingenui: è pura verità. Tutti cadiamo, solo che spesso ci viene insegnato a nasconderlo. Il rialzismo non celebra il fallimento, lo smonta: lo rende leggibile, attraversabile, utile. La motivazione non nasce dal dire “andrà tutto bene”, ma dal capire cosa non ha funzionato e perché. E ben vengano le pressioni, se servono a spostare il punto di vista: una caduta non è una condanna, è un allenamento alle ripartenze. Gli strumenti che offriamo sono semplici e concreti: quando togli il mito della perfezione, togli anche la paura di sbagliare. Ed è lì che le persone iniziano davvero a crescere.


 

Quest'anno il Premio #NonCiFermaNessuno ha celebrato la resilienza universitaria. L'assegnazione simbolica del premio al personale dei Policlinici della Sapienza per l'aiuto ai bambini di Gaza è stato un momento significativo. In che modo la scelta dei destinatari del premio, che non sono solo studenti, riflette un'evoluzione del messaggio di #noncifermanessuno? State cercando di espandere il concetto di resilienza oltre l’ambito accademico o personale, per sottolineare l'importanza del coraggio civico e sociale nel contesto universitario?

 

Noi chiamiamo “premio” qualcosa che in realtà è soprattutto una lente. Non celebriamo qualcuno perché ha vinto, ma perché la sua storia può aiutare altri a resistere, a capire, a non sentirsi soli. Il riconoscimento serve a portare alla luce ciò che spesso resta sommerso: gesti silenziosi, coraggio quotidiano, umanità applicata. La verità è che abbiamo capito che resilienza non è contagiosa. Divulgarla può avere effetti inimmaginabili e anche uno strumento come il Premio #NonCiFermaNessuno è efficace, prezioso, apprezzato.

 

 

La campagna si definisce un “laboratorio di linguaggi della comunicazione”, che utilizza contaminazioni tra media offline e online (talk, app, social, gadgets...). Dopo 11 edizioni, qual è il linguaggio o strumento di  comunicazione specifico che ha  dimostrato la massima efficacia nel raggiungere e coinvolgere gli studenti che si sentono maggiormente ai margini o in difficoltà, e perché? 

 

Dopo undici edizioni abbiamo capito una cosa fondamentale: non esiste un linguaggio vincente in assoluto. Il nostro metodo parte dall’ascolto: capire quali strumenti i ragazzi sentono più vicini, testarli nel Laboratorio dei Linguaggi della Comunicazione e lasciarli sperimentare in prima persona. È lì che il messaggio si pulisce, si semplifica e diventa credibile. Il successo nasce quando un linguaggio non viene imposto ma scelto, quando un contenuto non “arriva” dall’alto ma circola tra pari. Ed è in quel passaggio che si vede il beneficio più grande: chi si sentiva ai margini smette di esserlo, perché trova finalmente quelle parole che sperava di sentire arrivare nel modo più facile da decodificare.

 

Questo format pensa che sia esportabile anche all'estero? 

 

Sì, perché i disagi di questa generazione si assomigliano ovunque. Cambiano i Paesi, non le emergenze e neanche i bisogni: essere visti, ascoltati, riconosciuti. Quando l’approccio è autentico, l’ascolto è vero e c’è il desiderio sincero di accorciare le distanze, succede qualcosa di potente: le persone si riconoscono. #NonCiFermaNessuno non esporta un format miracoloso ma una piccola rivoluzione semplice, elaborata strada facendo camminando accanto ai ragazzi. Una piccola rivoluzione gentile che può funzionare ovunque.

 

Lisa Bernardini

 
 
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