Francesca Alotta, siciliana vastasa
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Occhi e capelli neri, Francesca Alotta ha sempre mostrato la vera bellezza delle donne mediterranee. Nata il 1 gennaio 1968 sotto il segno zodiacale del Capricorno, è la mai dimenticata interprete di “Non Amarmi”. Suo padre era il cantante Filippo Alotta, e la musica Francesca ce l’ha sempre avuta in casa, e soprattutto nel sangue.
Cantante siciliana con un timbro fuori dal comune, aveva già fatto tanta gavetta prima di intraprendere un percorso da solista, quando arrivò improvvisa l'occasione di duettare con Aleandro Baldi al 42esimo Festival di Sanremo nel 1992, e lì si consacrò nella sezione “Novità” con il grande successo di quel pezzo, che ha fatto poi giri immensi. La canzone riscosse infatti un grande successo di pubblico e rimase in classifica per diversi mesi, occupando la prima posizione per ben dodici settimane. Questa meravigliosa canzone verrà poi tradotta in lingua spagnola e cantata da Jennifer Lopez, diventando un successo internazionale.
Francesca tornerà sul palco di Sanremo anche l’anno seguente, tra i “Big” e con il brano “Un anno di noi”. La sua carriera è diventata negli anni internazionale, con l'ingresso della sua voce anche in Giappone e a Cuba dove è molto apprezzata, e non sono mancate nel tempo collaborazioni importanti, come quella con Augusto Enriquez dei Moncada.
Tanto palcoscenico, e una vita intera dedicata alle sette note. Da tempo, Francesca ha affiancato al suo essere musicista e cantautrice anche altri ruoli, allargando il suo mondo artistico e dedicandosi al teatro in qualità di regista, autrice dei testi e scenografa.
È appena uscito il suo romanzo autobiografico, “VASTASA. Storie di donne ribelli (compresa la mia)”, ed è una sorpresa leggere le sue confessioni di donna forte e determinata, al di là dell’artista amata che tutti conoscono.

Vastasa, in siciliano, significa - più o meno - “ribelle”. Ed il racconto di Francesca parte da questa parola, e la contestualizza nella sua famiglia. E così scopriamo che la nonna paterna Francesca Alotta, nata a fine Ottocento ad Altofonte, vicino Palermo, le ha donato non solo il suo nome e cognome, ma soprattutto il coraggio di andare controcorrente. Una figura femminile nata in un contesto storico e sociale arretrato, che riesce a vivere una vita d’amore libera. Bellissima la descrizione della sua vicenda sentimentale al fianco di Antonino Terranova, più giovane di undici anni e che non potrà mai sposarla, poiché già sposato, in un periodo in cui non esisteva il divorzio bensì lo stigma dell’abbandono del tetto coniugale. E che la amerà tutta la vita e con il quale costruirà una bellissima famiglia. Lei che di famiglia ne aveva avuta già una, vedova con una figlia piccola. Un grande amore a dispetto di tutta la morale dei benpensanti. Tra le pagine del libro scopriamo l’esistenza di tante altre donne ribelli, molte delle quali hanno cambiato il corso della storia e delle leggi. La narrazione di Francesca si intreccia infatti con alcuni momenti della storia del Paese: le lotte contadine, le discriminazioni contro le donne, il diritto di voto (riconosciuto alle donne dal 1° febbraio 1945), i cambiamenti legislativi riguardanti matrimonio riparatore e delitto d’onore (aboliti nel 1981), divorzio (legale dal 1970), e il riconoscimento nel 1996 della violenza sessuale come reato contro la persona e non più contro la morale pubblica.

La Sicilia vive dentro le pagine di questo volume, e Francesca lo afferma chiaramente: Malgrado la grande distanza e il lungo tempo trascorso da quando ci vivevo stabilmente, sono legata a doppio filo con la Sicilia!
Al centro di “VASTASA. Storie di donne ribelli (compresa la mia)” vi sono donne forti che sfidano le convenzioni sociali e familiari, e Francesca si rivela a chi la segue come mai fatto prima, raccontandosi con sincerità e verità, tra discriminazioni, episodi dolorosi di vita e ricerca costante della propria indipendenza. Ecco la musica che cura la malattia, che irrompe ad un certo punto nella sua vita, e la difesa della diversità e dell’amore non conforme agli stereotipi sociali. Più volte il tradimento arriva a colpire la schiena, e profonda la delusione che ne deriva. Ma lei si rialza sempre. Francesca che amava essere madre ma che non riesce ad avere il suo bambino; Francesca che lotta contro il bullismo, il body shaming e la violenza sulle donne vissuta in prima persona. Francesca che si interessa al prossimo e ad importanti cause sociali. Francesca ed il valore prezioso dell’amicizia, e che condivide con il lettore tanti e sorprendenti ricordi familiari, inquadrati nella Sicilia degli anni ’70.
Che rivendica il suo essere donna e la sua unicità fuori da ogni schema rigido precostituito da altri.
Tenere le pagine dedicate al padre Filippo, figura genitoriale amata e sempre rimpianta, la cui morte è avvenuta prematuramente a soli 62 anni. Il lutto viene descritto come momento estremamente doloroso, una perdita devastante che segna una intera vita. La scomparsa del genitore, seguita da un periodo di difficili sfide personali, tra chiusure sentimentali e seri problemi di salute, ha allontanato temporaneamente la Alotta dalle scene. Ma lei risorge sempre, lo ha imparato da nonna Francesca.
Nel libro si ripercorrono ovviamente le tappe artistiche della carriera. La ripresa del cammino. La voglia di ricominciare. Tante le foto di vita vera che il volume regala generosamente, e ci sembra a fine lettura di aver davvero visto davanti agli occhi l’ intera esistenza di una amica intima delle nostre giornate e non tanto di una artista nota al grande pubblico.
Tra amori sbagliati, cadute, risalite e note che sanno di libertà, la mia vita è un inno a chi non chiede il permesso di esistere, ma che agisce come sente di fare, senza condizionamenti.
Prefazioni di Eleonora Daniele, Mariella Nava, Maria Rita Parsi.
Il cuore di cui sono intrise le pagine è quello autentico della vastasa Francesca Alotta, e ve ne consigliamo la lettura.
Per saperne di più, contattate il sito web ufficiale www.francescaalottaofficial.it
Lisa Bernardini
PS: Nel 2024, Francesa Alotta è stata ospite d'onore della serata di anniversario che ha celebrato i 18 anni dell'associazione Gli Amici di Gallinaro (creata nella regione parigina dal nostro amico Amerigo Apruzzese). Potete ritrovare questa intervista nell'edizione 136 de LA VOCE pubblicata a gennaio 2025.


