Manuela Chiarottino: “Credo che il modello francese abbia compreso qualcosa di essenziale nell’editoria”
- 22 déc. 2025
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Nel panorama della scrittura contemporanea italiana, Manuela Chiarottino rappresenta una figura poliedrica capace di muoversi con naturalezza tra creazione narrativa, accompagnamento autoriale e ascolto profondo. Accanto alla sua attività di scrittrice, ha costruito negli anni un percorso professionale come editor, writer coach, ghostwriter, counselor e operatrice di scrittura terapeutica, lavorando a stretto contatto con autori esordienti e affermati.
Manuela, il tuo lavoro di editor e writer coach si basa su un equilibrio delicato tra tecnica e ascolto. Quali sono, secondo te, gli errori più frequenti che incontri nei manoscritti oggi e come li colleghi alle trasformazioni recenti del mercato editoriale?
Uno degli errori più frequenti che incontro oggi è una scrittura che cerca di “funzionare” prima ancora di capire cosa vuole dire. Molti manoscritti nascono già orientati al mercato e ai trend, ma risultano deboli sul piano della voce e del tema profondo. Si scrive spesso con l’ansia di essere pubblicabili, più che con il desiderio autentico di scrivere. Questo porta facilmente a trame che partono bene ma poi si perdono, personaggi poco definiti e finali affrettati. Questo accade anche perché il numero di pubblicazioni è cresciuto enormemente e il mercato richiede velocità, continuità, presenza costante. L’urgenza di “uscire”, di tenere il ritmo, porta facilmente a trame che partono bene ma poi si perdono, personaggi poco definiti e finali affrettati. A tutto questo si aggiunge l’uso sempre più diffuso dell’intelligenza artificiale come scorciatoia per fare prima, senza però riuscire a costruire un vero centro emotivo capace di spiegare il perché di quella storia.
In Francia il ruolo dell’editor e del coach letterario è spesso più riconosciuto e integrato nel percorso dell’autore. Cosa pensi che il mercato editoriale italiano potrebbe imparare da quel modello?
Credo che il modello francese abbia compreso qualcosa di essenziale: la scrittura è un processo, e l’editor e il coach letterario dovrebbero lavorare in continuità con l’autore.Il mercato editoriale italiano potrebbe imparare a riconoscere maggiormente il ruolo dell’editor come alleato creativo, e non solo come correttore o filtro. Ancora oggi molti autori ritengono che il suo intervento non sia necessario, o lo guardano con diffidenza, temendo che possa stravolgere il testo o lo stile. In realtà, al di là delle correzioni, il lavoro editoriale ha proprio l’obiettivo di valorizzare le qualità di un romanzo, individuare e migliorare le criticità e accompagnarlo verso una forma solida e pubblicabile.

Come ghostwriter lavori sull’identità narrativa di altre persone. In che modo riesci a restare fedele alla voce dell’autore senza rinunciare alla qualità letteraria e alla struttura del testo?
Per me il ghostwriting è prima di tutto un atto di ascolto. Prima di scrivere, cerco di prestare molta attenzione al lessico dell’autore, alle immagini che usa, a ciò che dice e a ciò che evita di dire. Ma soprattutto cerco di entrare in empatia e di creare un rapporto di fiducia, senza giudizio.La qualità letteraria e la struttura servono a sostenere quella voce, non a sostituirla. Il mio obiettivo non è che il libro sembri scritto da me, ma che l’autore, leggendolo, possa dire: «Sì, lo sento mio».
La tua formazione come counselor e operatrice di scrittura terapeutica influisce sul modo in cui accompagni gli scrittori. Quanto conta oggi, secondo te, la dimensione emotiva nella costruzione di un libro e nella tenuta di una carriera autoriale?
Conta moltissimo, ed è una dimensione spesso sottovalutata. Scrivere un libro significa esporsi, attraversare dubbi, paure e aspettative. Quando lavoro con autori e scrittori come editor o writer coach, è importante considerare anche la parte emotiva: dietro a un blocco possono esserci momenti di fragilità, insicurezza o eccessiva autocritica.
Nel lavoro autobiografico come ghostwriter, invece, la mia formazione come counselor e operatrice di scrittura terapeutica diventa ancora più centrale. Qui entrano in gioco ascolto profondo, empatia e assenza di giudizio, elementi indispensabili per accogliere vissuti personali e passaggi di vita delicati e trasformarli in un testo narrativo che l’autore possa riconoscere come autentico.
Guardando al futuro, quali competenze pensi saranno sempre più richieste a chi lavora con la scrittura — editor, coach o autori — soprattutto in un contesto europeo sempre più interconnesso, come dimostra il dialogo crescente con il mercato francese?
Penso che saranno sempre più richieste competenze complete, a 360 gradi. Non solo una solida tecnica narrativa, ma anche capacità di visione, sensibilità e ascolto.Per l’editor sarà fondamentale accompagnare gli autori nella costruzione di una voce riconoscibile e solida, senza spingerli verso modelli preconfezionati. La differenza la farà la capacità di tenere insieme la qualità del testo e il rispetto profondo per la persona che scrive, e naturalmente per il lettore, senza rincorrere l’omologazione.
Lisa Bernardini


