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Francesco Coppola: «Il Club des Marques Italiennes vuole essere la casa del Made in Italy in Francia»

  • 16 juil.
  • 6 min de lecture

Arrivato a Parigi per un Erasmus, oggi ricopre il ruolo di Directeur Grands Comptes di RX France e presiede il Club des Marques Italiennes (CMI), la prima associazione che riunisce i direttori dei marchi italiani presenti in Francia. Nato ufficialmente il 30 settembre 2025, il Club si propone di creare sinergie tra le aziende, rafforzare il dialogo tra imprese e istituzioni e valorizzare l’eccellenza del Made in Italy attraverso il networking, lo storytelling e lo sviluppo di nuove opportunità di business.


In questa intervista Francesco Coppola ripercorre il suo percorso professionale e racconta la visione di un progetto che ambisce a diventare un punto di riferimento per le aziende italiane presenti sul mercato francese.


Il suo percorso professionale inizia con un Erasmus a Parigi. Quanto ha inciso quell’esperienza sulla sua carriera?


«È stato un momento determinante. Sono arrivato a Parigi il 28 febbraio 2006 per trascorrere il secondo semestre dell’Erasmus all’Università Paris Dauphine, dove stavo preparando una tesi di ricerca in marketing. In realtà Parigi non era la mia prima scelta: avrei voluto andare a Tampere, in Finlandia, mentre Bordeaux era la seconda opzione. Ma la mia professoressa di marketing mi disse: “Tu devi andare a Paris Dauphine, è uno dei migliori centri per il marketing”. Aveva ragione. Durante quei mesi ho svolto anche uno stage, ho conosciuto quella che oggi è mia moglie e ho capito che il mio futuro sarebbe stato qui. Dopo aver concluso gli studi in Italia sono tornato definitivamente a Parigi nel 2008.»


Oggi ricopre il ruolo di Directeur Grands Comptes di RX France. Di cosa si occupa?

«Lavoro nel settore fieristico da molti anni. RX France organizza una quarantina di grandi manifestazioni internazionali, tra cui Paris Photo, EquipHotel Paris e Batimat. In qualità di Directeur Grands Comptes coordino il team commerciale dedicato ai principali clienti dell’azienda, sviluppando relazioni strategiche con grandi gruppi e partner internazionali. È un lavoro che mi permette di osservare da vicino l’evoluzione dei mercati e di comprendere le esigenze delle imprese, un’esperienza che si rivela preziosa anche nell’attività associativa.»



Da dove nasce l’idea del Club des Marques Italiennes?

«L’idea nasce dall’esperienza maturata con IEP - Italian Executives in Paris, l’associazione che ho fondato dieci anni fa e che riunisce dirigenti e professionisti italiani. Grazie a quella rete di relazioni ho capito quanto fosse importante creare uno spazio di confronto anche per le aziende. Da questa intuizione è nato il Club des Marques Italiennes, ufficialmente costituito il 30 settembre 2025. Volevamo creare una casa comune per i marchi italiani presenti in Francia, un luogo in cui conoscersi, condividere esperienze, mettere in comune competenze e sviluppare nuove collaborazioni. In un mercato come quello francese, fare rete rappresenta un valore aggiunto fondamentale.»


Qual è la missione del Club?

«La nostra missione è promuovere il Made in Italy in Francia. Non parliamo soltanto di prodotti, ma di cultura imprenditoriale, innovazione, creatività, qualità e capacità di creare valore. Il Club vuole contribuire a rafforzare l’immagine dell’eccellenza italiana sia nel mondo delle imprese sia presso il pubblico francese, creando occasioni concrete di incontro e collaborazione.»


Quali sono i principali obiettivi strategici del CMI?

«Abbiamo definito cinque assi di sviluppo. Citerò i primi tre. Il primo è il networking. Organizziamo occasioni d’incontro affinché possano nascere collaborazioni concrete tra i dirigenti delle aziende associate. Un esempio è la sinergia sviluppata tra Lamborghini e Technogym, che si sono conosciute durante uno dei nostri primi eventi. Il secondo asse è lo storytelling. Abbiamo creato un ciclo intitolato “Storie del Made in Italy”, attraverso il quale raccontiamo il percorso, i valori, l’innovazione e il successo delle aziende italiane. È un modo per valorizzare il capitale umano e imprenditoriale che si cela dietro ogni marchio. Il terzo pilastro riguarda le relazioni istituzionali e i media. Vogliamo lavorare in sinergia con l’Ambasciata d’Italia, ITA - Italian Trade Agency, Business France e le principali istituzioni economiche affinché il Club diventi un interlocutore di riferimento per le imprese italiane in Francia.»


Quante aziende fanno parte oggi del Club?

«Siamo partiti molto bene. Oggi contiamo 27 aziende associate e diverse altre hanno già manifestato il desiderio di aderire. Raggiungeremo presto quota 30 e il nostro obiettivo è arrivare ad almeno 50 marchi entro il prossimo anno, mantenendo sempre un elevato livello qualitativo dei soci. Tra i nostri principali sostenitori figura De’Longhi, tra i primi marchi ad aver creduto nel progetto, la Piadineria, impegnata nella propria espansione sul mercato francese, partecipa attivamente alle iniziative del Club. Recentemente è entrato anche Armani.»


Quali sono le principali sfide che un marchio italiano incontra entrando nel mercato francese?

«La prima sfida è comprendere il mercato francese. Ogni Paese possiede una propria cultura, un diverso approccio al consumo e modalità specifiche di comunicazione. Occorre adattare la strategia commerciale e, in alcuni casi, persino il prodotto. Inoltre, molti marchi italiani non sono ancora conosciuti in Francia, è quindi necessario costruire la propria notorietà con pazienza, investimenti e una presenza costante sul territorio.»


Il Club vuole essere anche un ponte tra le imprese italiane e il mercato francese?

«Assolutamente sì. Il Club rappresenta per le aziende un punto di riferimento, facilitando i contatti, creando opportunità e accompagnandole nello sviluppo delle relazioni con partner, distributori e istituzioni. Vogliamo semplificare il loro percorso di crescita sul mercato francese.»


Il successo di un’associazione dipende anche dalle persone che la guidano. Chi compone il team del CMI?

«Abbiamo costruito una squadra affiatata, composta da professionisti che condividono gli stessi valori del Made in Italy. Michele Angelini è il Vicepresidente e, dirige gli uffici di Angelini Design a Parigi e Shanghai. Porta al Club una consolidata esperienza nella comunicazione internazionale. Ruggero Dicandia ricopre il ruolo di Segretario Generale. Avvocato in diritto francese e italiano, rappresenta un ponte tra Italia e Francia grazie alla profonda conoscenza dei due sistemi giuridici. Stefano Negrini, fondatore e direttore generale di Amarsi Group, è il Tesoriere del Club. La sua società di catering organizza oltre 400 eventi all’anno promuovendo esclusivamente prodotti italiani di alta qualità. Infine Camilla De Vecchis è responsabile dello sviluppo commerciale. La definiamo con affetto la nostra “cacciatrice di marchi”, perché si occupa di individuare nuove aziende interessate a entrare nel Club. Accanto all’équipe operativa abbiamo istituito un Comitato degli ambasciatori, composto da sei aziende associate, e un Comitato consultivo.»


Come funziona il sistema degli sponsor e quali sono i criteri per entrare a far parte del CMI?

«Abbiamo previsto quattro livelli di partnership: bianco, verde, rosso e tricolore, che corrispondono a differenti modalità di partecipazione e di sostegno economico. Ogni azienda sceglie liberamente il livello più adatto alle proprie esigenze. Essendo un’associazione senza scopo di lucro, tutte le risorse vengono reinvestite nello sviluppo delle attività del Club. Per entrare a far parte del CMI è innanzitutto necessario condividere i valori del Made in Italy. Il nostro obiettivo non è crescere soltanto nei numeri, ma costruire una comunità di aziende capaci di collaborare, creare sinergie e sostenersi reciprocamente.»


Quali saranno le prossime iniziative?

«Nei prossimi mesi investiremo molto nella comunicazione. Durante i nostri eventi realizziamo interviste ai rappresentanti delle aziende che, a partire da settembre, diventeranno contenuti digitali dedicati al racconto del Made in Italy. Vogliamo produrre brevi video, interviste e nuovi format editoriali per mantenere vivo il dialogo durante tutto l’anno. L’Hotel Castille rappresenta oggi la nostra sede di riferimento, ma ci auguriamo di poter organizzare presto iniziative anche presso l’Ambasciata d’Italia. Alle nostre manifestazioni partecipano già rappresentanti dell’Ufficio Economico dell’Ambasciata e di ITA - Italian Trade Agency, segno dell’interesse crescente verso il nostro progetto.»


Quali sono i nuovi progetti per il futuro?

«Uno dei più importanti sarà il Barometro del Made in Italy in Francia. Con il supporto della società di consulenza Bip, che fa parte del Club, realizzeremo un’indagine tra le aziende associate per fotografare la realtà dei marchi italiani presenti sul mercato francese. Analizzeremo opportunità, criticità amministrative, logistiche e commerciali e presenteremo i risultati entro la fine dell’anno nel corso di una conferenza stampa. Sarà uno strumento prezioso sia per le imprese sia per le istituzioni, offrendo una fotografia aggiornata dello stato di salute del Made in Italy in Francia e delle sue prospettive di sviluppo.»


Qual è il sogno che accompagna questo progetto?

«Vorremmo che il Club des Marques Italiennes diventasse sempre più una cassa di risonanza per i marchi italiani. Immagino una piattaforma capace di raccontare le iniziative delle aziende associate, creare sinergie tra i brand e collaborare con le loro agenzie di comunicazione. Tutto questo nasce dall’impegno volontario di professionisti che dedicano tempo, competenze e passione a un progetto in cui credono profondamente. L’ambizione è fare del Club des Marques Italiennes la casa del Made in Italy in Francia, un punto di riferimento autorevole per le imprese, le istituzioni e tutti coloro che credono nell’eccellenza italiana.»

Michela Secci

 
 
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