Guglielmo Marconi, il genio che ha dato voce al mondo

Un’invenzione che abbatté le distanze, portò l’italiano nelle case e contribuì a costruire un’identità linguistica nazionale. La straordinaria eredità del padre del wireless al centro di una conferenza a Parigi.
Prima ancora di unire il mondo attraverso le onde radio, Guglielmo Marconi contribuì a unire l’Italia attraverso la lingua. Con l’avvento della radio, milioni di persone, divise da distanze geografiche e differenze dialettali, poterono ascoltare le stesse voci, condividere le stesse parole e riconoscersi in una lingua comune. È questo uno degli aspetti più significativi della sua eredità, al centro della conferenza «Un mondo senza fili - La visione geniale di Guglielmo Marconi», tenutasi giovedì 22 ottobre presso la Rappresentanza Permanente d’Italia presso le Organizzazioni Internazionali a Parigi, nell’ambito della XXVI Settimana della Lingua Italiana nel Mondo. A ripercorrerne l’avventura umana e imprenditoriale è stata Giulia Fortunato, presidente della Fondazione Guglielmo Marconi, mentre l’astrofisico Alessandro De Angelis, consigliere scientifico italiano presso l’OCSE, ne ha approfondito la portata scientifica e culturale.
«Cercherò di ripercorrere quella che è stata l’avventura umana e d’impresa del signore della radio e il padre del wireless», ha esordito Fortunato, sottolineando il significato di parlarne proprio nella sede dell’OCSE. Il giovane inventore rappresenta infatti una figura fondamentale nella rivoluzione tecnologica delle telecomunicazioni e incarna «quel legame perfetto tra ricerca, brevetto e mercato». Un esempio della capacità di trasformare un’intuizione scientifica in un’innovazione destinata a cambiare il mondo. La presidente ha ricordato le origini della Fondazione Guglielmo Marconi, istituita nel 1938 a Villa Griffone, residenza della famiglia alle porte di Bologna, dove lo scienziato condusse i primi esperimenti. Autodidatta, senza una formazione accademica tradizionale, a soli 21 anni riuscì a trasmettere un segnale senza fili oltre una collina, aprendo una nuova era nelle comunicazioni. Il suo talento sperimentale fu riconosciuto nel 1909 con il Nobel per la Fisica.

Come ha osservato De Angelis, questo riconoscimento dimostra come la scienza non sia fatta soltanto di percorsi accademici, ma anche della capacità di interrogare la natura e trasformare le scoperte in nuove applicazioni. La rivoluzione, tuttavia, non si fermò alla trasmissione dei segnali. Con l’avvio delle trasmissioni radiofoniche italiane nel 1924, la radio entrò nelle case, portando notizie, musica, teatro e programmi culturali. Ma soprattutto divenne uno straordinario strumento di diffusione linguistica. In un Paese ancora caratterizzato da una forte frammentazione dialettale, l’ascolto quotidiano delle trasmissioni contribuì a familiarizzare gli italiani con una lingua condivisa, creando un nuovo spazio di incontro tra regioni e generazioni. «Persone che vivono in regioni diverse, che parlano dialetti diversi e che non hanno mai avuto occasione di incontrarsi cominciano ad ascoltare le stesse parole», ha ricordato De Angelis. «La radio contribuisce in modo chiave alla formazione della comunità linguistica nazionale». Un passaggio che evidenzia il profondo legame tra tecnologia e cultura: la radio non fu soltanto un mezzo per trasmettere informazioni e intrattenimento, ma anche uno strumento di unificazione linguistica e di costruzione dell’identità italiana. Un’eredità che si riflette persino nel lessico. Come ha ricordato l’astrofisico, dal nome dello scienziato sono derivati termini quali marconista, l’operatore delle radiocomunicazioni a bordo di navi e aerei; marconigramma, il messaggio radiotelegrafico; marconigrafia, la telegrafia senza fili; e marconiterapia, il trattamento terapeutico mediante onde corte. Parole che testimoniano quanto il suo nome sia entrato nella lingua, oltre che nella storia della scienza e della tecnologia. «Una grande innovazione scientifica può trasformare molto più del settore per il quale era stata concepita», ha concluso De Angelis. È forse questa la lezione più attuale della sua vicenda: un’invenzione nata per superare le distanze ha finito per avvicinare persone, diffondere una lingua e contribuire alla formazione di una cultura condivisa. Un messaggio particolarmente significativo per la Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, che trova proprio nell’incontro tra radio, innovazione e identità culturale una delle sue espressioni più emblematiche.
Michela Secci



