L’Occhio irripetibile di Gianni Berengo Gardin

Si è inaugurata al MAXXI di Roma una bellissima mostra dedicata alla carriera di Gianni Berengo Gardin, visitabile fino al prossimo 18 settembre. Il grande Maestro del Bianco e Nero crede alla “vera”fotografia e nel 2022 festeggerà i 92 anni.

Una mostra da non perdere, con un Maestro della Fotografia italiana ed internazionale che nel prossimo mese di Ottobre spengerà 92 candeline. Settant' anni di "vera fotografia", come dice lui: uno spaccato del reale in pellicola, lontano da costruzioni fittizie nelle inquadrature o da risultati visivi frutto di programmi di fotoritocco.

Stiamo parlando di Gianni Berengo Gardin.

Aperta al pubblico dal 4 maggio ed ospitata nello Spazio Extra del MAXXI Museo Nazionale delle arti del XXI secolo - in collaborazione con Contrasto - la exhibition dal titolo GIANNI BERENGO GARDIN. L'OCCHIO COME MESTIERE è a cura di Margherita Guccione e Alessandra Mauro. Si protrarrà fino al prossimo 18 settembre.


Un occhio fotografico come pochi, quello di Berengo Gardin. Ed un cervello ancora così lucido da far invidia ad un quarantenne. Nella preview riservata alla stampa un giorno prima dell'apertura al pubblico, Berengo Gardin si è generosamente offerto a domande, telecamere e flash di numerosi fotografi.

LA VOCE era presente all'incontro, e non ha mancato di approfondire il rapporto che questo grande fotografo - Maestro del Bianco e Nero, della fotografia di reportage e di indagine sociale - ha con la terra di Francia.

Merito di Gianni Berengo Gardin, oltre ad avere raccontato per immagini l'Italia dal dopoguerra ad oggi, è quello di essere sempre rimasto fedele a se stesso e alla sua idea di Fotografia. Il suo archivio contiene un patrimonio visivo unico, con grande uniformità di scelte stilistiche.

"Molti mi dicono che sono un artista, ma non ci tengo a passare per artista, sono un fotografo artigiano" - dichiara questo signore dai capelli bianchi e dal sorriso buono, che di diritto già occupa il posto di rilievo che gli spetta nella storia della Fotografia mondiale.

In mostra al MAXXI possono essere ammirate oltre 200 sue fotografie. Qualcuna è nota, qualcuna meno, qualcuna inedita. Come in un percorso che assomiglia ad un fiume e ai suoi flutti, si possono godere queste immagini al pari di visioni ondivaghe che raccontano straordinariamente l'Italia (il titolo di questa exhibition riprende il titolo del celebre libro del 1970 curato da Cesare Colombo - L'Occhio come mestiere, appunto, che testimoniava quanto fosse prezioso il suo sguardo e la capacità narrativa esemplare di narrare il suo tempo).

L'idea sposata da questa mostra è stata quella di raccontare settant'anni di fotografia in modo prevalentemente geografico con alcuni nuclei tematici. Venezia è ovviamente immancabile per Berengo Gardin: la "sua" città, anche se non di nascita ("I nonni erano veneziani, i bisnonni veneziani, papà venezianissimo"). Questa esposizione riesce davvero ad attraversare il paesaggio fisico, sociale e culturale del nostro Paese. Il tutto, visto da un "osservatore partecipante" (parole chiave: ascolto ed attesa) : Gianni Berengo Garden. Unica ed inimitabile la sua attività documentaria del reale. In questa mostra, L' occhio come mestiere ,troverete uno spaccato considerevole di regioni italiane e di Paese, viste anche negli anni e in molte delle loro trasformazioni sociali, culturali e paesaggistiche dal secondo dopoguerra ad oggi. In esposizione, si possono ammirareperfino molti ritratti di intellettuali (qualche esempio fra i tanti : Ettore Sotsass, Ugo Mulas, Dario Fo). Oltre 250 pubblicazioni in carriera: Berengo Gardin ha collaborato con autori quali Gabriele Basilico, Ferdinando Scianna, Renzo Piano e anche con Touring Club Italiano e con De Agostini. Fondamentale nella sua carriera la collaborazionecon il settimanale Il Mondo di Mario Pannunzio.


Nella conferenza stampa corale del pre-opening, ogni giornalista presente ha potuto fare libere domande.

LA VOCE ha chiesto al Maestro Berengo Gardin quale fosse il suo rapporto personale con la Francia, e quando l’ultima volta che vi si era recato.

La risposta è stata breve, ma esauriente.

Buona lettura.

“Quando ero ragazzo, non avevo voglia di studiare, ma mio papà mi disse che mi avrebbe mantenuto se avessi studiato, altrimenti mi sarei dovuto arrangiare. Sono andato a Parigi per due anni: mi sono arrangiato. Inizialmente, ho fatto il cameriere, poi ho lavorato alla reception di un grande albergo. Avevo il grosso vantaggio di lavorare dalle 5.00/6.00 di mattina fino a mezzogiorno. Avere tutto il pomeriggio libero a Parigi a 23-25 anni è stato meraviglioso.

Ho frequentato molto i fotoamatori francesi, di Parigi. C'era un grande Club che faceva ogni mese un incontro con un grande fotografo, e lì li ho conosciuti tutti. Poi, ho frequentato pochi nomi, come Ubac e Doisneau. Con Doisneau abbiamo litigato quasi subito,quando siamo diventati più in confidenza. Abbiamo discusso perché le sue foto migliori sono completamente costruite. Invitava i suoi amici e poi fotografava. Per me, la fotografia deve essere verità e non costruzione.

Ho frequentato Willy Ronis, che secondo me è un fotografo molto più importante di Doisneau. Ronis è pochissimo conosciuto in Italia,anzi: direi che in Italia è uno sconosciuto. Ha fatto solo una grande mostra a Verona. A Willy Ronis inizialmente io facevo da portaborse e poi siamo diventati amici. Fotografavamo insieme. Devo molto a Willy Ronis, perché ho imparato proprio da lui come fare del reportage. Anche dopo, in seguito, quando Ronis veniva a trovarmi a Venezia, abbiamo avuto un ottimo rapporto.

Di fotografia francese, in questa mostra, ce n'è molta.

Era un altro tipo di fotografia che oggi si usa meno fare. Henri Cartier-Bresson è stato un grande perché ha inventato un genere. Dal 1930, appena uscita la Leica, lui ha rinnovato per tutti il modo di fotografare.

L'ultima volta in Francia mi sembra di esserci stato due anni fa, per una mostra che ho fatto. Poi ci sono stato un paio di altre volte, ma non per fotografare: per trovare alcuni amici. Come ad esempio Renzo Piano. Ho lavorato con lui 20 anni, ed ho fotografato molto di ciò che lo riguardava.

Per concludere, nella mia vita ho avuto un grosso legame con la Francia, e con Parigi in particolare. Ho anche lavorato con il Touring Club Italiano: una decina di volumi italiani ed una decina di volumi anche sull'estero: Francia, Inghilterra Svezia, Spagna... E per Touring ho dovuto fare anche qualche foto a colori, ma solo di paesaggio o di architettura. Nella mia vita, mai ho mai fotografato le persone in un modo che non fosse bianco e nero”.

Ulteriori info a Fondazione MAXXI - Museo Nazionale delle arti del XXI secolo www.maxxi.art

Lisa Bernardini