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Paolo Conti: “Il mio incontro con François Hollande”

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Un grande onore ricevere alla sede di Palazzo Grazioli - in una chiacchierata in  confidenza per la nostra testata - Paolo Conti, firma storica del Corriere della Sera, che ha sapientemente gestito a Roma, lo scorso 17 aprile, una intervista pubblica all'ex Presidente francese François Hollande. Abbiamo ragionato insieme su alcune calme riflessioni scaturite da questo importante incontro, ricordando come Hollande, Presidente della Repubblica francese dal 2012 al 2017, è figura chiave del Partito Socialista, che ha guidato come primo segretario (1997-2008) con un programma riformista che risentiva dell’esperienza del New Labour inglese, ed abbiamo rammentato che ha gestito il Paese in un periodo difficile, durante gli attacchi terroristici del 2015-2016 e l'accordo di Parigi sul clima.

La cornice di accoglienza ad Hollande è stata quella del Tempio di Vibia Sabina e Adriano a Piazza di Pietra, all'interno di un evento alla terza edizione, “IDEE PER IL FUTURO, nel cuore di Roma”, promosso e organizzato dalla Camera di Commercio di Roma per l’Associazione Futuro delle Idee: una iniziativa dal respiro internazionale che intreccia visioni e linguaggi per leggere la complessità del presente.

Iniziamo la nostra analisi sottolineando il contrasto tra l’attualità geopolitica e la suggestiva cornice romana di Piazza di Pietra. 

 

Come possiamo definire questo incontro, Paolo? 

 

Dal mio punto di vista sicuramente memorabile. Hollande si è presentato ben disposto verso me come intervistatore e verso la platea in ascolto, parlando con grande libertà.  Il risultato finale ha superato le mie aspettative. La nostra conversazione ha contrapposto la cornice storica e i temi contemporanei trattati. L'evento si è svolto in una sede antica, collegata ai patti fondanti europei, percepita come carica di storia e autorevolezza. Ritengo che la scelta di siffatta location sia stata perfetta allo scopo ed abbia rafforzato la rilevanza delle osservazioni su Europa e democrazia, valorizzando i riferimenti ai Patti di Roma. Una scenografia assolutamente adatta, intendo, a facilitare un'atmosfera solenne, che ha accentuato l'immagine di Hollande come statista.

 

Proviamo ad analizzare la diplomazia dello sguardo. Intervistare uno statista internazionale “dal vivo” a Roma, davanti ad una folta platea, impone ritmi diversi rispetto ad un colloquio in uno studio tv o ad una chiacchierata su un quotidiano. Qual è stato il dettaglio non verbale di Hollande - un silenzio, un sorriso o un'esitazione - che ti ha rivelato più delle sue parole?

 

Probabilmente quello che mi ha colpito di lui è il fatto che, al di là del tempo necessario alla traduzione, prima di rispondermi ha sempre riflettuto. Mai risposte d’impatto, sempre pause prima di parlare, evitando parole impulsive. Sicuramente l'esperienza presidenziale è elemento che modera semplificazioni ed improvvisazioni tipiche della politica-spettacolo. Ho interpretato questo suo atteggiamento come indice di grande professionalità ed autocontrollo, contribuendo alla mia percezione di lui non come un semplice politico, ma come autentico leader a disposizione del popolo.



Hollande ha guidato la Francia durante una drammatica stagione. Nel suo modo di analizzare i conflitti odierni e le minacce di Putin, hai avvertito il peso psicologico tipico di chi ha già dovuto prendere decisioni di vita o di morte?

 

Sicuramente. Sto al Corriere della Sera da 46 anni, e per esperienza posso affermare che la differenza sostanziale tra chi aspira ad un posto di potere e chi l’ha vissuto è enorme. La consapevolezza della gestione del potere è completamente diversa, e i secondi hanno grande consapevolezza sulle decisioni da prendere.

 

In passato Hollande è stato criticato per una postura ritenuta a tratti troppo prudente o debole. Sul palco di Idee per il Futuro, parlando di leadership, ti è sembrato un leader fiero delle proprie sintesi politiche o un uomo nostalgico di una sinistra europea che oggi fatica a trovare un centro di gravità?

 

La parola nostalgia non è esatta usarla nel contesto: sarebbe un errore. Ho trovato l’ex Presidente essere un politico consapevole degli accadimenti, e molto acuto su analisi relative ad esempio ai cambiamenti del mercato del lavoro. La base della vecchia sinistra si è dissolta, con l’incapacità della attuale sinistra di intercettare alcuni nuovi bisogni. Lucido e consapevole del momento che stiamo vivendo, ma non nostalgico.

 

Dal palco romano, il politico ha definito le prossime presidenziali francesi del 2027 come “cruciali per la democrazia dell'intera Europa”. Hai avvertito in lui il timore reale di un punto di non ritorno o una lucida scommessa sulla tenuta delle istituzioni repubblicane?


 

Le questioni europee e le Elezioni presidenziali 2027 sono stati tra i temi centrali dell'incontro, e non poteva che essere così. Hollande ha evidenziato l'importanza delle prossime presidenziali francesi per la tenuta democratica in Europa sostenendole, come hai sottolineato, “cruciali”. Ho percepito in lui la fiducia, e lo penso anche io, nelle capacità delle democrazie di attivare contrappesi e meccanismi di autotutela. Direi che è prevalsa una lettura prudente, seppur fiduciosa, nella resilienza istituzionale europea. E la posta in gioco del 2027 è sicuramente considerata alta.

 

L'ex presidente ha commentato con fermezza il rapporto tra Giorgia Meloni e Donald Trump, sottolineando che le illusioni della premier italiana sono state smentite dai fatti. Secondo te, l'affondo è stato dettato da puro calcolo politico o da reale preoccupazione per la subalternità dell'Europa nei confronti di Washington?

 

Sicuramente preoccupazione per la possibile subalternità dell'Europa rispetto agli Stati Uniti e per i legami politici che avvicinano alcuni governi a potenze esterne. Il tono del mio interlocutore era motivato da preoccupazione reale per questa subalternità, e assolutamente non da un calcolo tattico. Preoccupato anche del quadro italiano. In questo incontro romano abbiamo visto il passo dello statista dotato della capacità di sguardo.

 

A proposito di statisti francesi, sono noti per la loro retorica cartesiana, impeccabile e formalmente impenetrabile. Quale strategia di intervista hai dovuto adottare per scardinare il “muro” istituzionale dell'ex inquilino dell'Eliseo e portarlo su un terreno di maggiore spontaneità? 

 

Ha aiutato molto, ti confesso, la reazione della platea, che è stata partecipante, e che ha influenzato il ritmo e la spontaneità dell'ospite. Applausi, consensi, empatia…la reazione degli spettatori ha aiutato a rilassare subito Hollande e a generare tanti momenti di naturalezza.

 

Per concludere: quale domanda non hai fatto ed è rimasta nella tua penna?

 

Con personaggi di questo calibro, esiste in genere una scaletta concordata per la maggior parte delle domande. È stato anche questo il caso. Mi sono però trovato di fronte ad un uomo intellettualmente libero, devo sottolinearlo. Alcune questioni più incisive sono state evitate per rispetto del protocollo, ma nonostante limiti di tempo, l'evento ha permesso osservazioni significative e numerosi scambi anche a braccio. Con un servizio di sicurezza non ossessivo e il protagonista disponibile a foto e contatti con il pubblico. Mi viene da dire: statista e gentiluomo.

 

Lisa Bernardini

 

 

Per chi volesse ripercorrere l’intero incontro:

 

 


 
 
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