Salvatore Cascio e Philippe Noiret


«Ci sono stato tante volte, in Francia: al Festival di Cannes, così come a Parigi. Amo moltissimo la Francia!» - esordisce al telefono Salvatore Cascio, soprannominato da tutti Toto’, nella nostra intervista. Chi non ricorda il film Nuovo Cinema Paradiso? Una pellicola italiana, diretta da Giuseppe Tornatore, che ha fatto il giro del mondo ed è rimasta una delle più belle del Cinema internazionale. Toto’, oggi 42enne, è stato il bambino protagonista di quella magia e di quel capolavoro della Settima Arte. Agli inizi il film non fu accolto benissimo, ma poi ottenne tanti premi, tra cui il Grand Prix Speciale della Giuria proprio al Festival di Cannes del 1989, oltre al Golden Globe per il miglior film straniero nel gennaio seguente e poi, soprattutto, il Premio Oscar per il miglior film straniero. Salvatore Toto’ Cascio ha un ricordo indelebiledi quest’ultimo: «Era il 26 Marzo 1990. Data storica, mi trovavo a Roma, dove stavo girando il mio quarto film. E davano la diretta TV degli Oscar a tarda notte. Avevo pure la febbre, quel giorno» – ci confida. «L'indomani la febbre era passata, forse per l'eccitazione della serata precedente. Allora, non sapevo cosa veramente fosse un Oscar, poi crescendo me ne sono reso conto». Per Nuovo Cinema Paradiso, Toto’Cascio nel 1991 vinse addirittura il prestigioso Premio BAFTA. « In Italia lo abbiamo preso solo io e Benigni » - dichiara orgoglioso.

Salvatore ricompare in questo 2022 sulla scena pubblica dopo tanti anni. Lo fa con un libro, uscito lo scorso 17 febbraio: La gloria e la prova. Il mio Nuovo Cinema Paradiso 2.0 (editore Baldini + Castoldi), scritto con l’aiuto di Giorgio De Martino. La prefazione è di Giuseppe Tornatore e la postfazione di Andrea Bocelli. Il volume viene presentato dal comunicato stampa di lancio come insieme memoir cinematografico e racconto di formazione e di rinascita. Cosa è successo a Toto’ in tutti questi anni? Perché è sparito dalle scene improvvisamente? Il Cinema lo ha dimenticato? Assolutamente no. Salvatore racconta in questo libro i reali accadimenti: la scelta di sparire è stata personale, in seguito all’annuncio di unamalattia agli occhi che lo ha reso con gli anni, inesorabilmente, un cieco. Una diagnosi terribile: retinite pigmentosa con edema maculare, di cui soffre pure uno dei suoi due fratelli, Carmelo (sorte familiare davvero infausta). Il destino non ha pero’ piegato Salvatore e la sua famiglia: dopo tanti anni di dolore, è arrivata la rinascita. Prima la psicoterapia, poi la Fede come esperienza di vita quotidiana, ed infine la piena consapevolezza: si puo’ rinascere anche da grandi dolori. La vita continua, ed essere ‘non vedenti’ non è una vergogna, come ha detto Andrea Bocelli a Salvatore, convincendolo definitivamente che esiste una nuova strada per continuare il viaggio, il quale puo’ offrire ancora tante cose belle.



Prima la gloria, dunque. Poi, la prova. Nella prima, sono capaci tutti a starci. E’ nella seconda, pero’, che si gioca la vera partita.

Si parla di tutto questo, nel libro di Salvatore. E di molto altro . E’ un libro che consigliamo di leggere. Di anni ne sono passati tanti, da quel bambino protagonista di un film Premio Oscar indimenticabile, che venne girato a Palazzo Adriano, il comune italiano della città metropolitana di Palermo, in Sicilia. Situato nel cuore della Sicania, alle pendici settentrionali del monte delle Rose, fu lì che Salvatore frequentava la quarta elementare quando fu scelto dalla produzione del film. Clamoroso il successo che arrivo’ nella vita di Salvatore, ed i viaggi in giro per il mondo (la gloria). Poi la malattia, la disperazione, la vergogna ed il silenzio (la prova).

«Ci sono stati non giorni, ma anni in cui le mie ore trascorrevano nell’attesa della notte. Non vedevo l’ora di chiudere i conti con la veglia, desideravo che il giorno terminasse per poter dormire e sognare. Perché quando sognavo, vedevo, vedevo bene...» - confessa Toto’.

Alla domanda di quanti anni ci sono voluti per la consapevolezza di cui il volume parla, Toto’ risponde: «Ne parlavo già da tempo. Poi, la spinta finale me l'hanno data Andrea Bocelli e sua moglie, Veronica Berti. E’ quando ho parlato con loro che ho avuto la motivazione finale per realizzarlo. Adesso sono pronto, con questo libro, a raccontare la mia storia. E vivere così la mia nuova avventura».

Il senso di gratitudine che Salvatore prova passa anche per l’Istituto Cavezza di Bologna, che lo ha accolto la prima volta nel 2018 per tanti mesi continuativi, e che lo accoglie oggi ogni volta che lui vuole (la nostra telefonata avviene quando Salvatore è di nuovo a Bologna, e vi resterà fino al prossimo aprile).

La prefazione del libro non poteva essere che di Giuseppe Tornatore, che Salvatore chiama Peppuccio.

«Tornatore è un genio come regista e nel mio caso una persona di importanza fondamentale. Mi ha dato fiducia sin da piccolo, affidandomi il ruolo cardine di Toto’ in Nuovo Cinema Paradiso, vedendo in me qualità particolari, che sotto la sua guida sono state più facili da esternare. Insieme a mio padre, sono due figure che sono state e sono ancora molto, molto importanti».

Salvatore Cascio, nella sua vita cinematografica, ha lavorato con tanti grandi: tra gli altri, Peter Ustinov, Marcello Mastroianni, Franco Nero, Adriano Celentano, Ranieri. Anche con Bud Spencer (per l’esattezza, è con lui che recita nel suo ultimo lungometraggio prima di abbandonare il Cinema, dal titolo Padre Speranza). E’ dopo aver terminato questa pellicola che Salvatore ha detto addio alle luci della ribalta, nascondendosi dal mondo.

I progetti del ‘nuovo’ Salvatore sono tanti: il libro, gli incontri, le interviste da fare. E poi parlare ai giovani nelle scuole. Aiutare gli altri a rialzarsi e a farcela, come ce l’ha fatta lui.


La tua famiglia come una roccaforte. Tuo fratello Carmelo che condivide con te la malattia, ed un altro fratello invece che non ne è stato colpito. Poi tua madre e tuo padre.

«La mia famiglia e' tutto: comfort, il guscio dove rifugiarsi. Con i miei affetti ho condiviso gloria e prova, in ogni istante».


Il valore della gratitudine per te è importantissimo.

«Sì. Ho imparato a ringraziare sempre. Quando vado a dormire, dico sempre due parole: Grazie, Dio! E così quando mi sveglio. Quando siamo grati e ringraziamo, la vita ci restituisce tanto bene. Mai dare le cose per scontate: del loro valore ci accorgiamo purtroppo quando le perdiamo».


Cosa significa per te diventare adulti?

«Crescere, in tutti i sensi. Personalmente, ha voluto dire affrontare la malattia, ma sempre conservando la spontaneità di Toto’, che grazie a Dio oggi ho ritrovato”.


Philippe Noiret: cosa ti è rimasto nella memoria di questo fantastico attore francese? Nel libro dici di avere un rimpianto.

«Dopo il nostro film, l'ho rivisto nuovamente nel 2004. Una persona molto affettuosae gentile. Un uomo umile e simpaticissimo. Sì, ho il rimpianto di non avergli mai confessato quale grande privilegio di vita sia stato per me averlo incontrato».


Tra i tanti personaggi dell'inizio della tua carriera, c'è stato pure Ennio Morricone.

«Morricone era l'emblema della serietà. Una persona umile, ma serissima. Una fonte di prestigio per l'Italia. Lui, Tornatore, Bocelli, la Pausini: tutti personaggi straordinari. Un vero orgoglio italico».



Tra tuoi tanti viaggi, sei stato anche in Giappone

«Sì. Bello. Là ho sempre avuto tanto successo e fan. Ci ho pure girato due pubblicità. In Giappone amano del resto tutto cio' che è made in Italy. Mi accolsero con gioia e rispetto. Tanti di loro vennero pure in Sicilia a visitare i luoghi dove fu girato il film. Un popolo educatissimo e rispettoso, quello dei giapponesi».


Quanto è durata la lavorazione del film Nuovo Cinema Paradiso?

“Se non ricordo male, undici/dodici settimane”.


Nel tuo libro parli anche del tuo rapporto con Napoli.

«Sì. Per il mio problema agli occhi, sono stato seguito a Napoli, dove ci ho pure girato due film. E' simile a Palermo, come due sorelle: due città amiche e familiari».


E che ci racconti di Cinecittà, con i tuoi primi baci?

«Quando ho fatto il film con Adriano Celentano, con cui ho recitato nel film di Mario Orfini, Jackpot, ero già più grandicello. Anno 1992. C'erano tante ragazzine, il tempo delle prime cotte e dei primi baci, è vero. Lavorare a Cinecittà e con un mostro sacro come Celentano...beh…ancora oggi, ho i brividi a parlarne».


C'è un episodio nel tuo libro, nel quale narri come una volta sei andato ad aprire la porta e ti sei trovato davanti Alberto Sordi.

«Sordi era un mio eroe! Il film che ho visto più volte, dopo Nuovo Cinema Paradiso,è stato Il Marchese del Grillo. Avevo 12 anni. Stavo a Roma a casa di Michela Prodan. Fu lei a farmi questa sorpresa graditissima. Michela è stata mia agente, ma soprattutto amica carissima. Quando è arrivata la malattia e mi sono allontanato da tutti, abbiamo perso i contatti. Poi lei, purtroppo, nel frattempo è morta. Ed ho perso una persona a me molto cara».



Nella tua carriera, hai conosciuto tanti altri personaggi importanti: Mastroianni, Frizzi… perfino Berlusconi.

«Ed uno incontrato da poco: Fiorello!» (sorridiamo entrambi).


Sei amico anche di Leonardo Pieraccioni, che ti ha fatto conoscere Andrea Bocelli.

«Pieraccioni è un amico carissimo. Andrea ha frequentato l’Istituto Cavazza qui a Bologna: un mito, un uomo forte, una persona che ha trasformato il suo dolore in forza ed opportunità».


Un'ultima domanda. Per rassicurare i tuoi fans: dal punto di vista economico, sei tranquillo? Adesso che hai tanti progetti e cose da fare.

«Sì, grazie a Dio. L’aspetto economico non è per me un problema. Mio padre mi ha aiutato, investendo saggiamente i miei guadagni. Pensa che abbiamo pure aperto un supermercato! Ecco perché sono sereno nella volontà di affrontare nuovi progetti».

Salvatore ci saluta così: con un sorriso ritrovato, una speranza forte nella Fede e tanta serenità riconquistata attraversando il dolore. Un nuovo mondo da conoscere e trasmettere a chi soffre: eccolo il suo Nuovo Cinema Paradiso 2.0.




Lisa Bernardini